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Lelio Bonsi

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Lelio Bonsi

Lelio Bonsi (1532 circa – seconda metà del XVI secolo), letterato e giurista italiano.

Cinque lezzioni di m. Lelio Bonsi lette da lui publicamente nella Accademia Fiorentina

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Come nessuno degl'animali irragioneuoli non conosce, Mag. e Dottissimo Consolo, Nobiliss. e Giudiziosiss. Accademici, e voi tutti Prestantiss. e Cortesiss. Vditori, e per consequenza no[n] appetisce la gloria, cosi, se non tutti, certamente la maggior parte di quegli, che sono di ragione dotati, la desiderano grandissimamente; e nel vero, come disse leggiadramente, con no[n] minore verità, che dottrina in nome della fama medesima il Petrarca stesso.

Citazioni

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Cinque lezzioni lette da lui publicamente nella Accademia Fiorentina, 1560
  • Come egli non è dubbio nessuno, che tutte le cose, che operano ad alcun fine, cosi è cosa certissima Magnifico, & Eccellentissimo Consolo, nobilissimi Accademici, e voi tutti honoratissimi, e benignissimi Ascoltatori, non pure che tutte, essendo il fine, & il bene vna medesima cosa, appetiscono, e desiderano alcun bene; ma ancora, che tutte, eccetto l'huomo, il conseguono sempre, solo l'huomo per l'hauere egli il libero arbitrio, maggior dono, e piu prezioso, che concedesse Dio alla natura razionale, non solo può, ma suole bene spesso ingannarsi. (foglio 15r)
  • Se bene l'intelletto humano, il quale è la più nobile parte, ò piu tosto virtu dell'anima nostra, può (secondo la sentenza de' piu celebrati Filosofi) per l'imperfezzione sua, rispetto all'anime de' cieli, e à quelle menti diuine, intendere tutte quante le cose cosi sempiterne, come mortali; furono però anticamente, & ancora hoggi sono di quelli, Magn. e Nobilissimo Consolo, Dottissimi, & Humanissimi Accademici, e Voi tutti ingegnosissimi, e benignissimi Ascoltatori, i quali credettero, e credeno, che di niuna si possa la verità dubitatamente sapere, mossi per auuentura prima dal conoscere, che niuna oppenione può ne tanto strana immaginarsi, ne cosi lontana dal vero, la quale non sia stata da alcuno de' Filosofanti, ò trouata come bella, ò approuata p[er] vera. (fogli 36r-36v)
  • E che altro potemo noi credere, ò deuemo, che volessero i Poeti significare cosi i Greci, come i Latini, quando con ta[n]to studio Enea celebrauano, Achille, Vlisse, e gl'altri Semidei? Ma per tacere al presente d'infiniti altri Heroi, e venire à quello, che piu al p[r]oponimento nostro si confa: da quanti scrittori, in quante lingue, per quanti modi, e finalmente con quante, e quali lodi fu innalzato Giansonne, per lo essere egli il primo stato, il quale colla naue chiamata Argo, osò di solcare il mare? (foglio 55v)

Bibliografia

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