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Lodovico Sergardi

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Lodovico Sergardi

Lodovico Sergardi, noto con lo pseudonimo di Quinto Settano (1660 – 1726), poeta italiano.

Citazioni su Lodovico Sergardi

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  • Amò gli studi di sacra erudizione; ruppe più di una lancia contro gli scolastici e i casisti del tempo, come prova il suo scritto sul retto uso della ragione nelle materie di fede (tèma caro a' giansenisti); propugnò il rigorismo morale in teorica ma, come avviene, ben altrimenti operò nella pratica. Però, lo dissi or ora, non si distinse veramente che per l'umor caustico e la finezza del gusto, che ebbe nella satira; più ancora, per la conoscenza grande in cui venne del latino, talché pareva che questa lingua, come dicevano i contemporanei, fosse stata creata apposta per lui. (Isidoro Carini)
  • Quinto Settano, sotto il qual nome vuolsi intendere Monsignor Lodovico Sergardi, è un di quegli uomini, che nella repubblica delle lettere ha fatto più parlar di se per l'eleganza delle sue satire Latine, e per la celebrità di quelli, contro cui esse furono principalmente dirette. Dopo i tre gran satirici Orazio, Giuvenale e Persio, niuno ha trattato questo genere di poesia con maggior felicità, é lungi dal potersi dire servile imitatore d'alcun di essi, sembra anzi che tutti e tre abbiano amichevolmente cospirato a formarlo uno scrittore di un nuovo carattere, e affatto originale, tanto più mirabile per avere adoperato una lingua del tutto morta. (Angelo Fabroni)
  • Settano seppe sì bene far servire la lingua Latina alla sua immaginazione, che dominando quella sempre come signora, par che quella sia creata per lui, ed è una gloria tutta sua, che non divide con altri Latini scrittori, di non esser mai stato né languido, né minuto, né inelegante nel dipingere i suoi quadri. Pien di bile verso i cattivi, e di entusiasmo verso i buoni, dalle invettive le più fulminanti passa alle lodi le più lusinghiere, e quelle veramente magnifiche del Sommo Pontefice Innocenzio XII nato per la felicità di Roma, e per la gloria della prima Sede, mostrano la grandezza dell'anima di chi l'adopra. Sono esse tanto più pregevoli, perché sembrano dettate dalla voce pubblica, e non essere che l'espressione viva e sincera del trasporto, che Roma nutriva pel suo Padre e Sovrano. (Angelo Fabroni)

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