Mahsa Mohebali
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Mahsa Mohebali (1972 – vivente), scrittrice, sceneggiatrice e critica letteraria iraniana.
Intervista di Gabriella Colarusso, repubblica.it, 11 gennaio 2026.
[Sulle proteste in Iran del 2025-2026]
- Lo stop alle comunicazioni non permette di avere un quadro completo degli eventi: l’obiettivo del governo è impedire che le immagini escano e nascondere la violenza contro i manifestanti che sembra sia davvero estrema.
- La scintilla è partita dai bazaari, i commercianti, che si sono trovati a fare i conti con il crollo del rial, ma poi si sono unite tutte le altre istanze portate in piazza dagli iraniani in diversi movimenti di protesta, nel 2009, nel 2019, nel 2022. È lo sparo finale, la goccia che fa traboccare il vaso. La repubblica islamica ha impedito e criminalizzato qualsiasi organizzazione alternativa che mettesse in discussione il sistema, perciò i manifestanti non sono organizzati. Quello che li unisce è la richiesta di pane, un dolore condiviso, la sicurezza che non c’è e la voglia di libertà. Cercano una via di uscita dal vicolo cieco.
- [«La domanda politica delle piazze è la fine della Repubblica islamica?»] Assolutamente sì, al 100%. Per i manifestanti non c’è più né il tempo né lo spazio per un dialogo con questo sistema, anche il linguaggio usato nelle caricature, negli slogan, è molto violento nei confronti del clero e di Khamenei perché si è diffuso una sorta di odio contro di loro. Nelle strade ci sono i lavoratori e la classe media, ma anche i religiosi. Guardate Qom, la città dei seminari, o Mashhad, dov’è nato Khamenei e dove ora bruciano la sua immagine.
- Noi iraniani diventiamo rivoluzionari di colpo. Può finire in due modi: o si arriverà a un superamento totale della repubblica islamica, o l’Iran si trasformerà in una prigione oscura e noi entreremo nel luogo più buio della nostra storia. Questa protesta, la sua diffusione e la sua trasversalità non hanno eguali rispetto a quello che ho visto finora. Per molto tempo ha prevalso la paura di un’altra rivoluzione perché dopo quella del ’79 il Paese fu sequestrato da Khomeini e nessuno vuole un nuovo autoritarismo, ma adesso gli iraniani sono arrivati alla conclusione che non hanno più niente da perdere, sono disposti a fare una transizione anche cedendo il potere temporaneamente a una figura come Pahlavi. Facendo attenzione che non diventi un potere assoluto.
- [Su Reza Pahlavi] [...] ha unito una parte significativa del popolo iraniano, è l’unico che sta provando a esercitare una leadership e si è assunto la responsabilità di guidare una transizione, anche per il fatto che non c’è concordia nelle varie anime dell’opposizione. Non esiste al momento un’altra alternativa.
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