Marcello Siboni
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Marcello Siboni (1965 – vivente), ex ciclista su strada italiano.
Citazioni di Marcello Siboni
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Citazioni in ordine temporale.
- L'aneddoto più bello è dei tempi alla Carrera, quando partì senza aver fatto colazione e poi come al solito decise di allungare. Fece il Carpegna e quando finì la discesa si rese conto di essere svuotato e di non avere in tasca neanche una lira. Allora entrò in un negozio. "Sono Marco Pantani, non ho un soldo e ho una fame nera. Mi date un paio di barrette di cioccolata per arrivare a casa?". Ovviamente gli diedero quello che chiedeva e lui ripartì. Mi disse che quando arrivò all'incrocio di Savignano [...] era talmente sfinito che non ricordava nemmeno di essersi fermato al semaforo. Il giorno dopo ovviamente tornò su e gli portò i soldi per pagare quel che aveva mangiato.[1]
sportrefer.blogspot.com, 4 luglio 2014.
- Parla la gente... Marco in pochi anni ha lasciato un segno indelebile. Da quando se n'è andato, senza lui manca qualcosa al ciclismo. Oltre al fatto che era un fenomeno e che era esaltante vederlo correre, era un personaggio genuino anche fuori dal contesto di gara. Con lui avevo un'amicizia non indifferente, era una brava persona nonostante tutto quello che è successo [...]
- Nei grandi giri è fondamentale l'unione e il gruppo, mentre nelle corse in linea ce la si può cavare anche da soli. In una grande corsa a tappe non servono gregari fortissimi, ma è necessaria una squadra unita sia durante le tappe che nei momenti di riposo, ci vuole armonia, come accadeva a noi quando correvamo nella Mercatone Uno con Pantani: ci fidavamo ciecamente uno dell'altro, ci capivamo al volo anche fra noi gregari, e lavoravamo tutti per uno scopo, quello della vittoria di Marco. [...] abbiamo ripreso vecchi metodi, come quelli di avere una squadra unita e che lavora per il successo del capitano, e da quel periodo in molti ci hanno emulato.
- Quando fai il gregario sai che le tue doti sono quelle che sono, un po' limitate, e non è una vita facile, ma quando c'è un grande campione nella tua squadra che vince, la corsa che ha vinto la senti un po' anche tua, in tutte le vittorie c'è un tuo contributo importante. Spesso poi vieni riconosciuto come grande gregario dalla squadra e dall'ambiente, quindi hai la soddisfazione di essere ricercato da altre squadre. Il ciclismo è uno sport in cui vince solo un atleta, ma in alcuni periodi il gruppo è così forte che ti sembra di vincere pure a te, e in tutto questo il lavoro dei gregari è fondamentale: per il capitano è fondamentale non essere lasciato solo, perché affrontare tappe dure con un compagno vicino è meglio, anche se c'è chi è così forte da riuscire a vincere anche da solo.
Intervista di Cristiano Riciputi, corriereromagna.it, 20 maggio 2021.
- Allenarsi con Marco Pantani era una soddisfazione e un supplizio in quanto non sapevi mai cosa aspettarti. Nel luglio del 1999, dopo la batosta di Madonna di Campiglio, ricordo che con Fontanelli, Conti, Coppolillo e Pantani abbiamo inforcato le bici per raggiungere San Marino. In fondo alla discesa di Acquaviva ci siamo fermati in un alimentari per mangiare qualcosa. L'idea iniziale era un allenamento da tre ore e mezzo. A quel punto se ne esce Marco che dice, "ragazzi, andiamo a fare il Fumaiolo". Noi rimaniamo un po' basiti, ci guardiamo l'un l'altro e, dopo un attimo di smarrimento, ripartiamo. Marco in quel periodo aveva di questi lampi, che ci facevano ben sperare, rimasti purtroppo episodi isolati.
- Pantani è sempre stato puntiglioso specialmente in allenamento. In tasca aveva sempre le chiavi necessarie per regolarsi sella e manubrio e poi armeggiava con i tacchetti. Nel 1995, eravamo ancora alla Carrera, in allenamento a Mercatino Conca decide di fermarsi per modificare il manubrio, forse di un millimetro... Fatto sta che nell'armeggiare gli si rompe la vite di bloccaggio. Sarebbe stato impossibile tornare a casa. Allora vado in avanscoperta e trovo un benzinaio tuttofare che, in un modo o nell'altro, riesce a darci un surrogato del pezzo rotto così da permetterci di arrivare a casa.
- [Sulla tempesta del Gavia al Giro d'Italia, 5 giugno 1988] Ero al mio secondo anno da professionista e lì davvero ebbi il dubbio se continuare o meno. Fu un trauma per tanti. L'arrivo era a Bormio, ma sul Gavia ci fu una tempesta di neve con temperature sottozero. Io persi 47 minuti in discesa perché diversi tratti li feci a piedi per paura di cadere. Però sono arrivato in fondo e ho concluso il Giro. Al giorno d'oggi la tappa sarebbe stata sospesa, allora si andava avanti.
Note
[modifica]- ↑ Dall'intervista di Enzo Vicennati, Domani il Carpegna, luogo di fatica e ricordi: parla Siboni, bici.pro, 11 marzo 2022.
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