Marco Polo

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Marco Polo

Marco Polo (1254 – 1324), mercante ed esploratore italiano.

Milione[modifica]

Incipit[modifica]

Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti d'Erminia, di Persia e di Tarteria, d'India e di molte altre province. E questo vi conterà il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide. Ma ancora v'à di quelle cose le quali elli non vide, ma udille da persone degne di fede, e però le cose vedute dirà di veduta e l'altre per udita, acciò che 'l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna.

Citazioni[modifica]

  • Toris [Tabriz nel nord-ovest dell'Iran] è una grande cittade ch’è in una provincia ch’è chiamata Irac, nella quale è ancora piú cittadi e piú castella. Ma contarò di Toris, perch’è la migliore città de la provincia.
    Gli uomini di Tor(i)s vivoro di mercatantia e d’arti, cioè di lavorare drappi a seta e a oro. E è in luogo sí buono, che d’India, di Baudac e di Mosul e di Cremo vi vengono li mercatanti, e di molti altri luoghi. Li mercatanti latini vanno quivi per le mercatantie strane che vegnono da lunga parte e molto vi guadagnano; quivi si truova molte priete preziose. Gli uomini sono di piccolo afare, e àvi di molte fatte genti. E quivi àe armini, nestarini, iacopetti, giorgiani, i persiani, e di quelli v’à ch’aorano Malcometto, cioè lo popolo de la terra, che si chiamano taurizins. Atorno a la città è belli giardini e dilettevoli di tutte f(r)utte. Li saracini di Toris sono molti malvagi e disleali. (cap 25, Della nobile città di Toris)
  • In Persia è la città ch'è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch'andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co' capegli: l'uno ebbe nome Beltasar, l'altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente. (cap. 30, De la grande provincia di Persia: de' 3 Magi)
  • Iadis è una cittade di Persia molto bella, grande, e di grandi mercatantie. Quivi si lavora drappi d’oro e di seta, che si (chi)ama ias[d]i, e che si portano per molte contrade. Egli adorano Malcometto.
    Quando l’uomo si parte di questa terra per andare inanzi, cavalca 7 giornate tutto piano; e non v’à abita[zione] se no in tre luoghi, ove si possa albergare. Quivi àe begli boschi e piani per cavalcare; quivi àe pernice e cuntornici asai. Quindi si cavalca a grande solazzo, quivi àe asine salvatiche molto belle. (cap. 33, Della città di Iadis)
  • Or avenne che nel 1187 anni li Tartari fecero uno loro re ch'ebbe nome Cinghis Kane. Costui fu uomo di grande valenza e di senno e di prodezza; e sí vi dico, quando costui fue chiamato re, tutti li Tartari, quanti n'era al mondo che per quelle contrade erano, si vennero a lui e tennello per signore; e questo Cinghis Kane tenea la segnoria bene e francamente. E quivi venne tanta moltitudine di Tartari che no si potrebbe credere; quando Cinghi si vide tanta gente, s'aparechiò con sua gente per andare a conquistare altre terre. E sí vi dico ch'egli conquistò bene otto province in poco tempo, né no li face' male a cui egli pigliava né no rubavano, ma menavaglisi drieto per conquistare l'altre contrade, e cosí conquistò molta gente. E tutta gente andavano volontieri dietro a questo signore, veggendo la sua bontà; quando Cinghi si vide tanta gente, disse che volea conquistare tutto 'l mondo. (cap. 64, Come Cinghis fue il primaio Kane)
  • Ancora vi dico che appresso di questo palagio n'à un altro né più né meno fatto, ove istàe lo nipote del Grande Kane che dé regnare dopo lui; e questo è Temur, figliuolo di Cinghi, ch'era lo magiore figliuolo del Grande Kane. E questo Temur che dé regnare, tiene tutta quella maniera che fae lo suo avolo, e àe già bolla d'oro e sugello d'imperio, ma non fa l'uficio infino che l'avolo è vivo. (cap. 84, Ancora d'uno palagio del nipote)
  • E sappiate per vero che in Canbalu viene le piú care cose e di magiore valuta che 'n terra del mondo, e ciò sono tutte le care cose che vegnon d'India – come sono pietre preziose e perle e tutte altre care cose – (che) sono recate a questa villa [...] ché voglio che sappiate che ogni die vi viene in quella terra piú di 1.000 carette caricate di seta, perché vi si lavora molti drappi e ad oro ed a seta. (cap. 94, Come 'l Grande Kane tiene sua corte e festa)
  • Mandegascar si è una isola verso mezzodí, di lungi da Scara intorno da 1.000 miglia. Questi sono saracini ch'adorano Malcometo; questi ànno 4 vescovi – cioè 4 vecchi uomini –, ch'ànno la signoria di tutta l'isola. E sapiate che questa è la migliore isola e la magiore di tutto il mondo, ché si dice ch'ella gira 4.000 miglia. È vivono di mercatantia e d'arti. Qui nasce piú leofanti che in parte del mondo; e per tutto l'altro mondo non si vende né compera tanti denti di leofanti quanto in questa isola ed in quella di Zaghibar. E sapiate che in questa isola non si mangia altra carne che di camelli, e mangiavisene tanti che non si potrebbe credere; e dicono che questa carne di camelli è la piú sana carne e la migliore che sia al mondo. (cap. 186, Dell'isola di Madegascar)
  • E' fa prendere iscorza d'uno albore c'ha nome «gelso», e è l'albore le cui foglie mangiano gli vermini che fanno la seta.[1]

Citazioni sull'opera[modifica]

Marco Polo (Palazzo Doria-Tursi, Genova)
  • Il libro più grandioso del Duecento: leggendolo vi si sente l'uomo felice di aver vissuto una vita così straordinaria: un senso di potente fecondità, di incommensurabile ricchezza, di gigantesca attività sale da queste pagine; e Marco Polo, il protagonista instancabile e imperterrito, sembra un personaggio degno d'esser messo vicino all'Ulisse dantesco. (Attilio Momigliano)
  • Tono fondamentale del Milione non è epico e poetico, ma scientifico. (Luigi Russo)

Citazioni su Marco Polo[modifica]

  • L'inventore e il fondatore di una maniera tutta nuova, scientifica, di racconto. (Luigi Russo)

Note[modifica]

  1. Da Il Milione; Citato in Salvatore Battaglia, Grande Dizionario della Lingua Italiana, VI Vol. , Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1972, p. 636.

Bibliografia[modifica]

  • Marco Polo, Milione, a cura di Antonio Lanza, L'Unità – Editori Riuniti, 1982.

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