Margherita Pieracci Harwell
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Margherita Pieracci Harwell (1930 – vivente), scrittrice, critica letteraria e storica della letteratura italiana.
Citazioni di Margherita Pieracci Harwell
[modifica]- [Su Cristina Campo] Da sempre era stata considerata fragilissima, per l'originario difetto cardiaco complicato poi dalla sensibilità «troppo» acuta con cui avvertiva ogni ferita inferta a lei o agli altri – il che allargava paurosamente la sfera delle sofferenze, che si ripercuotevano poi sulle condizioni fisiche. Ma l'intensa e vibrante forza vitale era stata pari alla vulnerabilità fino a quell'ultimo o penultimo anno, in cui improvvisamente cedette.[1]
- In una poesia di Passo d'addio (1954-1955) la Campo aveva scritto: «il mio palmo segnato da tutte le mie morti». Certo ogni vita umana è un susseguirsi di morti e rinascite, ma se riandiamo alla storia della Campo questa successione appare più del solito nitidamente scandita. Vittoria Guerrini, oggi più nota col nom de plume di Cristina Campo che adottò dagli anni Cinquanta, era nata dal matrimonio di due persone non ordinarie, il musicista Guido Guerrini (che dirigerà il Conservatorio di Firenze e quindi quello romano), a cui la figlia fu legata da una profonda intesa intellettuale, e Emilia Putti (di una famiglia bolognese illustrata da artisti come Panzacchi e Respighi), che resterà per la nostra scrittrice il più puro modello femminile, figura di grazia ed eleganza irradiate dall'interno [...].[2]
- La rivedo allora magra e pallidissima, avvolta da un velo la piccola testa dai capelli corti e forti in cui sembrava raccogliersi ormai tutta la sua ostinazione a resistere: in una vecchia farmacia di via Margutta parlava concitata con un signore russo della sua angoscia per i rischi che correva il Vescovo del Russicum, infiltratosi nell'URSS dove accanitamente lo ricercavano. L'altra immagine è di Nervi: Cristina era a letto, il letto coperto come sempre di libri e di carte (mi diede allora le Poesie di Yeats), la voce come sempre vibrante, ma l'energia nervosa non bastava più a far dimenticare magrezza e pallore, mentre lei parlava con aria leggera di sangue nel lavandino e del cucchiaio di riso a pasto che ormai le bastava.[1]
Note
[modifica]- ↑ a b Da Cristina Campo e i due mondi, in Cristina Campo, Lettere a Mita, Adelphi, Milano, 1999, pp. 393-404. ISBN 88-459-1494-1
- ↑ Da Perseveranza oltre la speranza, in Cristina Campo, Caro Bul, Adelphi, Milano, 2007, p. 206. ISBN 978-88-459-2177-3
Voci correlate
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