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Marie Luise Knott

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Knott nel 2019

Marie Luise Knott (1953 – vivente), saggista, giornalista, scrittrice e traduttrice tedesca.

Citazioni di Marie Luise Knott

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  • Il libro Educazione siberiana viene venduto come un'autobiografia e il linguaggio rafforza questa impressione. È laconico, goffo, pieno di cliché e gergo criminale, come se Lilin avesse registrato le storie vissute in italiano. Ma come resoconto autobiografico, il tutto non funziona. Tutti i riferimenti cronologici sono così vaghi o imprecisi che il lettore non riesce a trovare un filo conduttore. E dove vengono presentati i fatti, sorgono dubbi. Come ha potuto Stalin, come afferma la fascetta pubblicitaria, reinsediare il clan degli Urca dalla Siberia a Bender nel 1938, quando la città faceva ancora parte della Romania? E come è possibile che la polizia della Transnistria rilasci minorenni arrestati dopo aver commesso un crimine senza verificarne l'identità? E perché un residente di questo stato (non riconosciuto) viene arruolato contro la sua volontà nella guerra in Cecenia alla fine degli anni Novanta? È possibile che alcuni degli errori, e in particolare la vaghezza del testo, derivino dal fatto che un editor straniero in Italia abbia trascritto il racconto di Lilin. E la traduzione tedesca potrebbe aver aggravato questa debolezza. In ogni caso, Educazione siberiana è un romanzo di finzione. In modo libero, non sempre convincente, Lilin vi ha intrecciato storie meravigliosamente bizzarre. La forza del romanzo risiede nel suo gergo criminale. Lilin ha persino inserito Benja Krik di Babel' nel suo mondo come se avesse realmente vissuto e combattuto negli anni '40. Si intuisce: proprio come il gossip lo è per i romanzi sociali, il gergo criminale è il materiale di base per i romanzi sulle gang.
Verkauft wird das Buch „Sibirische Erziehung“ als Autobiografie. Die Sprache unterstützt diesen Eindruck. Sie ist lakonisch, unbeholfen, voller Klischees und Verbrecherjargon, als habe Lilin die erlebten Geschichten auf Italienisch aufs Tonband gesprochen. Doch als autobiografischer Bericht geht das Ganze nicht auf. Alle zeitlichen Angaben sind so schief oder vage, dass man als Leser keinen Faden findet. Und dort wo Fakten geboten werden, kommen Zweifel auf. Wie kann Stalin, wie es im Klappentext heißt, den Urki-Clan 1938 von Sibirien nach Bender umgesiedelt haben, wenn diese Stadt damals noch zu Rumänien gehörte? Und wie kann es sein, dass die Polizei in Transnistrien jugendliche Kriminelle, die sie nach einer Straftat aufgriffen hat, freilässt, ohne deren Identität überprüft zu haben? Und warum wird ein Bewohner dieses (nicht anerkannten) Staates gegen seinen Willen Ende der 1990er-Jahre in den Tschetschenienkrieg eingezogen? Möglicherweise rühren einige Fehler und vor allem die Unschärfen des Textes daher, dass in Italien ein fremder Redakteur Lilins Geschichte verschriftet hat. Und möglicherweise verstärkt die deutsche Übersetzung diese Schwäche. In jedem Fall ist „Sibirische Erziehung“ Fiktion. Auf lose, nicht immer überzeugende Weise hat Lilin darin wundersam skurrile Geschichten verwoben. Die Kraft des Romans ist sein Verbrecherlatein. Sogar Babels Benja Krik hat Lilin derart in seine Welt hineingesponnen, als habe dieser in den 1940er-Jahren tatsächlich gelebt und gekämpft. Man ahnt: Wie der Klatsch für den Gesellschaftsroman, ist Verbrecherlatein der Grundstoff des Bandenromans.[1]

Note

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  1. (DE) Da Gute und schlechte Morde, deutschlandfunk.de, 5 luglio 2010.

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