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Marija Pevčich

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Marija Pevčich nel 2022

Marija Konstantinovna Pevčich (1987 − vivente), giornalista, editorialista e politica russa con cittadinanza britannica.

Citazioni di Marija Pevčich

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Citazioni in ordine temporale.

Citato in cdt.ch, 26 febbraio 2024.

  • Alexei Navalny potrebbe essere seduto al mio posto in questo momento, oggi. Non è un modo di dire. Navalny doveva essere liberato nei prossimi giorni perché avevamo raggiunto una decisione sul suo scambio. All'inizio di febbraio, a Putin è stato offerto di scambiare il killer dell'FSB, Vadim Krasikov, che sta scontando una pena per omicidio a Berlino, per due cittadini americani e Alexei Navalny [...]. La sera del 15 febbraio ho ricevuto la conferma che i negoziati erano nella fase finale. Il 16 febbraio Alexei è stato ucciso.
  • Dopo l'inizio della guerra, è diventato ovvio che Navalny doveva uscire di prigione ad ogni costo, con urgenza. Noi, come sua squadra, non potevamo che lavorare a questo scopo, e lo abbiamo fatto. Era chiaro che Putin non si sarebbe fermato davanti a nulla: uccide persone a decine di migliaia. Uno scambio era uno dei modi più ovvi per salvarlo, ma il compito sembrava inizialmente impossibile. Alexei è un cittadino russo, un politico russo, non ha diritto ad alcuno scambio, gli Stati stranieri non sono obbligati a tutelare i suoi diritti.
  • I funzionari, americani e tedeschi, hanno annuito con comprensione, hanno parlato dell'importanza di aiutare Navalny e i prigionieri politici, si sono stretti la mano, hanno promesso e... non hanno fatto nulla. Ci abbiamo riprovato. Nei modi più disperati e folli. Attraverso conoscenti di politici, attraverso le persone più ricche del pianeta che influenzano questi politici. Attraverso gli amici di Putin, come Henry Kissinger (lo cito, dopotutto è morto e non è servito a nulla). Ma c'è stato chi ha aiutato, e molto [...]. Alcuni di loro hanno rischiato la carriera e altri hanno letteralmente rischiato la vita, conducendo negoziati non ufficiali con gli sgherri di Putin. Abbiamo provato davvero di tutto. Abbiamo fatto molta strada e nella primavera dello scorso anno il nostro piano è stato approvato. Tutto sarebbe potuto accadere allora, un anno fa. Ma non è successo. Era una partita infinita al "telefono senza fili".
  • Dopo l'omicidio di Alexei, mi è stato detto che è stato Roman Abramovich a consegnare a Putin la proposta di scambio di Navalny. Come negoziatore informale che comunica con i funzionari americani ed europei e, allo stesso tempo, rappresenta Putin, un canale di comunicazione non ufficiale con il Cremlino. Ho chiesto a Roman Abramovich, tramite conoscenze comuni, come, quando e in quali circostanze lo ha fatto, cosa ha risposto Putin. Purtroppo non ha risposto a queste domande, ma non ha nemmeno negato nulla. Racconto questa storia perché possiate avere una risposta alla domanda "perché Navalny è stato ucciso ora?".
  • A Putin è stato chiaramente detto che l'unico modo per ottenere Krasikov era scambiarlo con Navalny. Ma Putin deve aver pensato qualcosa del genere: "Non posso tollerare che Navalny sia libero. E dato che, di principio, hanno dimostrato di essere disposti a scambiare Krasikov, devo solo sbarazzarmi della merce di scambio. Poi offrirò qualcun altro quando sarà il momento".

Intervista di Rosalba Castelletti, repubblica.it, 23 luglio 2025.

  • Gergiev si è rifiutato di smarcarsi da Vladimir Putin e dalla sua guerra in Ucraina benché avesse tutti i mezzi per continuare la sua carriera in Occidente. In questi tre anni e mezzo, migliaia di persone sono state uccise, altrettante sono state imprigionate, tutte le libertà residue in Russia sono state annullate, mentre Gergiev per il suo silenzio e per la sua fedeltà è stato persino promosso: oltre alla direzione artistica del Mariinskij di San Pietroburgo che già aveva, ha ottenuto quella del Bolshoj di Mosca.
  • Gergiev non è soltanto un direttore d'orchestra, ma è un funzionario governativo di altissimo livello, una sorta di ambasciatore di Putin nel mondo della cultura. Il concerto a Caserta avrebbe mandato il messaggio sbagliato che si può continuare a promuovere un'arte ultra-patriottica, accettare promozioni e titoli da Putin in persona, e riavere indietro il proprio pubblico straniero. Il messaggio invece dev'essere solido e coerente: chi sostiene Putin, non è benvenuto in Europa. Senza eccezioni. A prescindere dal suo talento.
  • Gergiev in Italia gestisce un patrimonio da oltre 100 milioni di euro. Una somma anomala che supera il budget di qualsiasi ambasciata russa. Non sappiamo come usi questi soldi, a chi li trasferisca e per quale scopo, ma ci può fare di tutto: promuovere eventi culturali o pagare piccole tangenti. Anzi, siamo certi che li usi per altro che scopi personali.
  • Oggi in Russia non basta neppure più stare in silenzio. Bisogna drappeggiare il proprio teatro con un'enorme "Z" coi colori nero-arancioni del nastro di San Giorgio. Chi non lo fa, viene perseguito o costretto a esiliare. Chi resta, deve mostrare dedizione somma nei confronti del regime.
  • Insieme al regista Sergej Novikov, Gergiev è riuscito a distorcere un'opera di Sergej Prokofiev sulla Prima guerra mondiale e a trasformarla in un'opera sulla Seconda guerra mondiale e sulla guerra in Ucraina. Molti si sono sorpresi. Ma è quello che tocca fare in Russia se si vuole mantenere la propria posizione e anzi ottenerne di nuove. Ed è quello che Gergiev ha sempre fatto, solo che noi non prestavamo attenzione. Ha sempre promosso una sfacciata propaganda, come col concerto a Palmira in Siria dopo i raid dell'aviazione russa.

Voci correlate

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