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Marin Cureau de La Chambre

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Marin Cureau de La Chambre

Marin Cureau de La Chambre (1594 – 1669), medico e filosofo francese.

Li caratteri delle passioni

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  • Li CARATTERI delle passioni, e degl'habiti essendo li contrasegni dei moti, e dei disegni dell'Anima, ne son'anche gl'effetti come habbiamo detto; ma perche vi sono due sorti di questi effetti, quelli cioè, che si fanno nell'Anima, e quelli, che si fanno su'l corpo; Vi son'anche due sorti di CARATTERI, gl'vni de quali sono MORALI, e gl'altri CORPORALI. Imperoche se si considera vn'huomo, che sia in colera, in tutte le sue attioni appare la violenza; le sue parole sono ripiene d'ingiurie, e di minaccie, ei grida, corre, batte; la ragione, e le rimostranze l'offendono, e non conosce altri amici, che quelli, che fauoriscono la sua passione. (pp. 4-5)
  • Per saper dunque quale sia quest'ARIA marauigliosa, in cui appariscono il sereno, ò le tempeste dell'Anima; bisogna primieramente osseruare, che l'aria delle persone si riconosce nei loro Ritratti; che la gratia d'vn bel volto si lascia esprimere con li colori; e che bisogna per consequenza, che ciò sia qualche cosa, che si fermi, e che non fugga, non essendoui altro, che le cose stabili, e permanenti sopra le quali la Pittura habbia potere, e di tutti gl'oggetti visibili, non v'essendo se non il moto, che non s'assoggettisca al pennello. (p. 11)
  • Non sarebbe forse inutile esaminar quì, se ciascheduna passione habbia vn particolar moto de' spiriti; e se la colera li moua altrimenti, che la vergogna, l'Amore, l'allegrezza, e l'altre, che li portano al di fuori: Se la paura li faccia ritirar al di dentro d'vn'altro modo, che l'odio, l'auuersione, & il dolore. (p. 22)
  • Ancorche sembri, che la Natura sia auara del piacere, e della voluttà, e che mescolandoli sempre col dolore, essa faccia credere di darli con rincrescimento, e per forza, conuien ad ognimodo confessare, non esserui cosa nel Mondo, oue la sua liberalità, e la sua magnifice[n]za compariscano maggiormente; e si può dire, che tutti li suoi altri regali siano debiti, ch'ella paga, ma che questa sia vna gratia, & vn fauor tutto puro. (pp. 179-180)

Bibliografia

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