Mario Baratta
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Mario Baratta (1868 – 1935), geografo, sismologo e docente universitario italiano.
Citazioni di Mario Baratta
[modifica]- Durante il giorno 20 [marzo 1731] in Foggia si avvertirono tre bruschi movimenti del suolo che fecero rovinare la maggior parte degli edifici sì pubblici che privati: la prima scossa durò 5m, indi, nello spazio di un'ave maria, si ebbe una nuova replica di identica forza.
Per effetto del terremoto l'acqua traboccò dal parapetto dei pozzi, sebbene questi avessero una profondità di 30-40 palmi.
Gli immani scuotimenti determinarono la caduta di circa la terza parte degli edifici: i pochi rimasti in piedi furono lesionati in modo tale da rendere vana ogni opera di ristauro; anzi, per le frequenti scosse susseguenti, che si sentirono dopo il parossismo del giorno 20, parecchie case vennero posteriormente a diroccare. Scamparono da tanta distruzione il convento dei Cappuccini e quello delle MM. Pentite, il palazzo vescovile, alcune poche case ed i fondaci della piazza maggiore.
Furono demoliti tutti i casini situati nelle vigne e le masserie poste nella pianura foggese.
I morti ascesero a 500 circa.
Nel territorio circostante alla città i danni, quantunque assai notevoli, furono tuttavia molto minori: ciò appunto m'induce a ritenere che presso a Foggia debba collocarsi il centro del terremoto.[1]
- L'anima di Leonardo quando contempla un paesaggio non solo ne concepisce la bellezza dell'assieme, ma, analizzandone i particolari, ricerca nel terreno stesso il fattore della speciale sua movimentazione; ne scopre la natura e mette in evidenza il risultato finale delle forze naturali che ànno cospirato ad abbozzare da prima, ed a cesellarne di poi l'aspetto esteriore.[2]
- Lo schizzo cartografico è per Leonardo il disegno di uno scultore: è una annotazione figurativa per mezzo della quale vengono fissate, con speciale tecnicismo, le linee fondamentali del rilievo; ma in esso manca ciò che rende parlante, anzi eloquente la rappresentazione. Nelle carte propriamente dette invece, oltre alla esattezza dei particolari, brilla la concezione artistica della rappresentazione stessa del terreno prima di lui non ottenuta.
Leonardo accoppiava in sé due doti ben difficili a trovarsi congiunte in una sola persona, e che pure sono necessarie, anzi indispensabili al cartografo per ottenere una esatta e parlante immagine del terreno: la profonda cultura scientifica e l'eccellenza nel disegno veramente insuperabile.[3]
Note
[modifica]- ↑ Da Sulla attività sismica nella Capitanata, Tipografa dell'Unione cooperativa editrice, Roma, 1906, p. 11.
- ↑ Da Leonardo da Vinci e la cartografia, Officina d'arti grafiche, Verona, 1912, p. 14.
- ↑ Da Leonardo da Vinci e la cartografia, Officina d'arti grafiche, Verona, 1912, p. 14.
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