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Mariotto Albertinelli

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Medaglione con il ritratto dell'Albertinelli (via Dante Alighieri, Firenze)

Mariotto Albertinelli (1474 – 1515), pittore italiano.

Citazioni su Mariotto Albertinelli

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  • Il colorito dell'Albertinelli riluce in queste opere più tarde di un tono molle e raddolcito che lega insieme i varii colori in una atmosfera sommessamente vibrante. Egli si serve del contrasto di luce ed ombra come di un nuovo mezzo artistico di grandissima importanza, portandolo alla massima efficacia e soverchiando tutti gli altri elementi della composizione, così da ricavarne nuove possibilità per l'effetto delle figure nella struttura del quadro. Mentre la tonalità aveva già guadagnato preponderanza sopra l'ininterrotto dominio del colore, nelle sue opere che risalgono alla metà del decennio, egli immerge ora le figure in un velo d'ombra mollemente fluttuante, che, rischiarato da riflessi, toglie ogni asprezza e precisione di disegno.
  • La capacità creatrice dell'Albertinelli, potentemente eccitata dal quotidiano contatto con Fra Bartolomeo, raggiunge il suo culmine intorno al 1510, l'anno della grande Annunciazione ora nell'Accademia di Firenze. Qui egli abbandona ogni freno e spiega tutta la ricchezza della sua fantasia in una stragrande abbondanza di figure, che avvivano anche la regione celeste con le loro danze. Nessun dubbio che egli volesse imitare Fra Bartolomeo anche nell'architettura. Ma l'effetto spaziale, che è ottenuto per mezzo della nicchia monumentale con volta a botte, estesa anche troppo risolutamente in profondità, è così veemente, che ne rischia di andar perduta la connessione col gruppo dell'Annunciazione, sviluppato in una stretta zona sull'orlo anteriore del quadro.
  • Se si riprende ad osservare a ritroso la lunga serie di tutte le opere di questo artista, non si scorge mai alcun rilassamento di energia, e non alcun argomento per confermare la narrazione aneddotica divulgata dal Vasari secondo la quale il maestro, indispettito dalle difficoltà del suo mestiere, avrebbe gettato il pennello per mettersi a far l'oste. L'artista Mariotto, per quello che lo conosciamo dalle sue opere, non reca in sé alcuna traccia di pigrizia interiore o di negligenza; e se anche il racconto del Vasari avesse qualche fondamento in fatti che si possano attribuire al temperamento gaudente del maestro, non v'è ragione che questo aneddoto debba influire sul giudizio dei posteri. La personalità artistica dell'Albertinelli, il suo sviluppo ascendente che solo indirettamente subì l'influsso di Fra Bartolomeo e non giunse mai a una dipendenza servile, gli assegnano un posto d'onore nella storia dell'arte fiorentina di transizione dal Quattrocento al Cinquecento.
  • L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella Visitazione della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto tenta, sulle orme di Baccio della Porta, d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal Perugino.
  • Socio ed aiuto di Fra' Bartolommeo, Mariotto Albertinelli esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di Piero di Cosimo e di Filippino. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una Sacra Famiglia: originalissima composizione. [...]
    Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse.
  • Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto in proporzioni minime: la Madonna col Bambino nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di Filippino, e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della Visitazione, un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima Sacra Famiglia Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri.

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