Mary L. Trump
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Mary Lea Trump (1965 – vivente), psicologa e scrittrice statunitense.
Intervista di Anna Lombardi, repubblica.it, 12 febbraio 2026.
- [Sulla seconda presidenza di Donald Trump] Se siamo a questo punto della Storia, in cui legge e alleanze contano sempre meno, è perché mio zio, Donald Trump, è stato un ragazzino viziato cui pochi hanno detto di no. Una cosa per me sconcertante: perché, in realtà, è un uomo debole, incapace di gestire le situazioni ostili. Lo stiamo vedendo proprio ora che i leader europei, così come la gente di Minneapolis, hanno iniziato a resistergli. Funziona. Metterlo all'angolo non è difficile. Mentre dargli fiducia è inutile: per lui non esiste il peggio, può sempre peggiorare. Mi stupisce che nel mondo non ci sia uno sforzo coordinato per contrastarlo.
- [Su Fred Trump] Un sociopatico senza scrupoli, razzista, misogino e omofobo che aveva fatto fortuna costruendo palazzi grazie alle sue tante connessioni politiche. Insensibile e manipolatore, non provava nessun attaccamento verso gli altri. Era anaffettivo, freddo e considerava tutti, figli compresi, in termini utilitaristici. Se non poteva usarti o, in alternativa, abusarti, non ti vedeva. Per lui contavano solo i soldi. Il denaro, d'altronde, è sempre stato la merce di scambio della mia famiglia: ci compravi tutto, compresi amore e rispetto.
- [Su Fred Trump] Dall'esterno sembrava una persona relativamente normale, perfino allegra. L'ho visto infuriato solo un paio di volte. Ma era ossessionato dal controllo. Viveva in un mondo piccolo, fatto della sua azienda e della sua casa nel Queens, che dominava totalmente. Era raro che le cose non andassero come voleva. Mia nonna Mary, spesso malata, non aveva invece alcuna influenza e soffriva per i suoi tradimenti.
- [Su Donald Trump] Aveva un rapporto complesso con suo padre, ne agognava costantemente l'approvazione. Quello, d'altronde, gli diceva costantemente: "Devi essere un killer per diventare re". Insegnandogli ad esagerare e barare. Mio nonno, per dire, diffondeva comunicati stampa falsi per ingigantire il suo valore finanziario: e quella lezione Donald l'ha imparata bene. Dobbiamo forse compatirlo per il ragazzino che fu: ma arriva un momento nella vita in cui si cresce e ci si migliora. Lui no. È stato incoraggiato a dare sempre il peggio di sé, senza mai guardarsi dentro: e questo ne ha fatto una persona corrotta e crudele.
- [«Accanto all'ascesa di Donald c'è la tragica fine di suo padre Freddy.»] Mio nonno pressò inizialmente lui che era il più grande: lo voleva "invulnerabile", un duro in grado di prendersi cura degli affari di famiglia. Ma papà non era così. Ci provò, non funzionò e mollò tutto per inseguire il sogno di diventare pilota, tanto che venne assunto dalla compagnia aerea Twa. Ma quella decisione lo trasformò in un paria: disprezzato dal padre e dal fratello. Alla lunga lo distrussero. Lo resero insicuro e finì per rovinare tutto.
- Temo che Donald non provi empatia per nessuno, nemmeno per i suoi figli. Non è mai stato veramente amato, quindi non sa amare.
- Al contrario di Fred, Donald non crede nella legacy ereditaria. È un nichilista. Non pensa a ciò che verrà dopo di lui. E non vede i suoi figli come eredi né come persone che avranno particolare successo. Se avesse ambizioni dinastiche, ne sosterrebbe almeno uno: non sta accadendo.
- Gli autocrati lo affascinano. E forse ritrova in loro qualcosa di mio nonno, che era un autocrate patriarcale. Ma c'è una differenza. Donald non era affatto sottomesso al padre: che, anzi, lo aveva messo su un piedistallo, cedendogli ogni potere. Infatti, quando il nonno si ammalò di Alzheimer, dimenticando le cose e diventando docile e infantile, lo zio, evidentemente a disagio, espresse più volte disprezzo nei suoi confronti. Quando ora lo vedo sottomesso davanti a figure come Xi Jinping o Vladimir Putin, penso dunque che dipenda proprio dal fatto che in quelle relazioni non è lui il più forte.
- Il nonno gli aveva insegnato a non assumersi mai la responsabilità di nulla. Cohn aggiunse un livello di aggressività che forse prima non c'era.
- [Sulla seconda presidenza di Donald Trump] Personalmente, vedo similarità con mio nonno quando già soffriva di Alzheimer: soprattutto in quei discorsi in cui divaga incoerentemente e non riesce a ritrovare il filo. Come psicologa clinica, posso aggiungere che ha sicuramente sofferto di seri disturbi della personalità, mai diagnosticati e dunque mai trattati. Lo vedo nell'incapacità di controllare gli impulsi e nell'essere sempre più vendicativo. Quest'ultimo potrebbe dipendere dal fatto che sta perdendo il controllo della narrazione. Lo abbiamo visto su Minneapolis. Dopo le terribili uccisioni di cittadini americani da parte degli agenti dell'Ice, nessuno crede più a ciò che dice: ci sono prove che lo contraddicono. Così come nessuno crede più che l'economia vola, come dice lui: i prezzi stanno salendo. Penso se ne renda conto e ne sia spaventato.
- [Sulla seconda presidenza di Donald Trump] Joe Biden è stato perseguitato e ha perso le elezioni perché mostrava la sua età. Ma anche Donald compirà presto 80 anni e si addormenta in pubblico in un modo che Biden, che sempre chiama sleepy, sonnacchioso, non ha mai fatto. E poi mio zio, appunto, straparla dicendo cose insensate: penso alle sue dichiarazioni a Davos e alle pretese sulla Groenlandia perché "non gli hanno dato il Nobel". Non capisco perché il suo declino mentale, emotivo, psicologico e cognitivo, non sia quotidianamente sui giornali. A questo punto, la definirei negligenza.
- È [...] un uomo molto patetico: no, non riesco a temerlo. Certo, molte persone che lo idolatrano sono pazze e pericolose. Ma se pure molti di loro mi odiano, mi considerano pur sempre una Trump. Sono sua nipote e questo rappresenta per loro un limite mentale che non supereranno.
Intervista di Nina Verdelli, vanityfair.it, 12 marzo 2026.
- [Sugli Epstein files] Durante la sua ultima campagna elettorale Donald ha promesso che se fosse stato rieletto li avrebbe divulgati, così avremmo scoperto che tanti esponenti di spicco del Partito democratico erano coinvolti. Ma, da quando è al potere, si comporta come uno che ha qualcosa da nascondere. Non so se questo significhi che è colpevole...
- [...] finalmente la gente sta imparando a credere di più alle proprie tasche che alle sue parole. Anche se lui fa di tutto per confondere: ha sguinzagliato l’Ice che ha ammazzato dei cittadini americani, ha rapito un capo di Stato, sta provando a smantellare la Nato e ha pure attaccato l'Iran. È la strategia del caos.
- Da psicologa clinica mi permetto di ipotizzare che lui soffra di enormi disagi psichiatrici mai diagnosticati, a cui si aggiunge ora un declino fisico e cognitivo che è sotto gli occhi di tutti: si addormenta in pubblico, confonde i nomi, non riesce a camminare dritto, ha dei lividi sulle mani e gli arti gonfi.
- [«Che ne sarà del movimento Maga dopo Trump?»] Sopravviverà, ma avrà un problema di leadership. Donald non ha cresciuto eredi. [«Nemmeno J.D. Vance?»] Ma no, nessuno lo ama.
- [Su Mary Anne MacLeod Trump] Veniva da un'infanzia povera e dura, probabilmente aveva dei traumi irrisolti. E poi era molto cagionevole di salute. Quando Donald aveva due anni e mezzo, è stata a lungo ricoverata in ospedale, ha patito grandi dolori e, una volta tornata a casa, era debilitata fisicamente e psicologicamente. Credo che mio zio si sia sentito abbandonato, e si sia difeso diventando insensibile. Morale: non so se lei gli volesse bene, di sicuro lui non ne voleva a lei.
- Quando avevo 22 anni [Donald Trump] mi ha chiesto di fargli da ghostwriter per il suo secondo libro. Ho passato mesi accanto a lui e un giorno, di punto in bianco, mi ha chiesto: "Come sta tua madre?". Mi ha molto colpito che rivolgesse un pensiero a lei, visto che è sempre stata invisa alla famiglia, ancor prima che i miei si separassero. La premura, comunque, è durata poco. Ha subito aggiunto: "In ogni caso, abbiamo sbagliato a darle un assegno di mantenimento dopo il divorzio: in questo modo non è stata incentivata a diventare autosufficiente".
- [...] si è sempre scelto compagne che potessero servirgli in qualche modo, tipo fargli fare bella figura. Lui vive le relazioni come fossero transazioni: io ti do, tu mi dai. E le sue mogli fanno lo stesso calcolo.
- [Su Ivana Trump] L'ho incontrata che avevo 12 anni. Era piuttosto fredda: non ho mai visto un gesto affettuoso tra lei e mio zio, ma i due si comportavano "da coppia". Lei era anche abbastanza coinvolta negli affari di famiglia e a lui non pareva dare fastidio. Da un certo punto di vista, sembrano fatti l'uno per l'altra. Finché non lo sono stati più.
- [Su Marla Maples] Lei mi piaceva. Era giovanissima quando si è messa con mio zio, e molto naif. Non sapeva in che cosa si fosse cacciata.
- Da quello che ho visto io, l'unica [donna] di cui gli sia mai importato è Ivanka. Ho questo ricordo dei due figli maschi, Donald Jr. ed Eric, che fanno la lotta per terra e lui li ignora. Mentre lei ce l'aveva sempre in braccio.
- Donald Jr. ed Eric hanno bisogno di lui: non sopravviverebbero senza il suo potere e la sua ricchezza. Ivanka invece l'ha scaricato: forse dopo i fatti del 6 gennaio ha capito che se vuole frequentare l'alta società deve prendere le distanze dal padre. Non c'è traccia d'amore nella vita di mio zio.
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