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Massimiliano Vado

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Massimiliano Vado (1970 – vivente), attore, regista teatrale, personaggio televisivo e sceneggiatore italiano.

Citazioni di Massimiliano Vado

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  • Credo che la mia sensibilità sia più femminile che maschile, e che io mi trovi meglio nel realizzare un pensiero scenico applicato più ad un ruolo da attrice. Non per progetto, quanto per vocazione. Sicuramente per emotività esposta. Non decifro però, mi fido dell'istinto e applico la prima legge che qualsiasi attore e regista dovrebbe far sua nella vita: ascoltare! La soddisfazione che spesso ne ricavo mitiga abbondantemente la fatica che questo mestiere richiede, nell'esercitare soprattutto l'antica arte italica della "pazienza".[1]
  • Credo che ogni regista debba fare, o aver fatto, obbligatoriamente l'attore, perché così capisce fino in fondo la sensibilità di chi dirige. Ci sono degli attori che quando lavorano si espongono molto, e danno molto non solo del loro fisico ma anche della propria emotività. Un attore che si fida e che decide di mettere a disposizione il proprio bagaglio sentimentale per un regista, deve essere protetto e tutelato. È una merce rara. Non è un mestiere che si fa solo con la tecnica.[2]
  • [A proposito del Teatro Valle di Roma] È tardi ormai. Viene glorificata l'apertura di un teatro, dopo più di dieci anni di chiusura e nessuno fa cenno al perché è stato chiuso per così tanto tempo, al perché il restauro sia costato il quadruplo rispetto al progetto iniziale e soprattutto che fine ha fatto il custode. Viene criticato, su commissione, un ministro, (anche giustamente per carità) ma nessuno si chiede come mai non ci siano più le tournée teatrali che durano tre anni e che fine abbiano fatto i finanziamenti milionari dei decenni scorsi. Così come in che modo venivano erogati. Dal secondo dopoguerra, soltanto ora le prime attrici riescono a svincolarsi dall'ombra di un uomo, padre, marito, amante o monsignore che sia, eppure nessuno si interessa delle dinamiche che hanno schiacciato centinaia di aspiranti artiste, tra ricatti e scambi di favori. Ho personalmente testimoniato l'impiego di una pletora di neo diplomati alle infinite scuole di recitazione, tenuti immobili in scena dai capocomici ego riferiti, per poi scaricarli senza preavviso e metterne, incoscientemente, altri, altrettanto inutili. Ho visto registi copiare spettacoli a cui avevo assistito pochi mesi prima a Londra o a New York, e diventare ugualmente direttori di Teatri Stabili. Ho inventato, per me e per altri colleghi, mille modi per sopravvivere con una paga al di sotto della dignità, corrompendo idealmente me stesso, facendo dall'attrezzista all'elettricista, all'autista della star di turno, fino al direttore artistico, ma soltanto per sollevare i primi attori dalle loro futili responsabilità. Sono stato uno di quegli assistenti che suggeriva idee che poi i registi smerciavano per proprie, e curava le traduzioni dei testi per cui gli autori incassavano la Siae, quello che teneva in ordine la compagnia se uno degli attori esagerava con droga o alcol prima dello spettacolo, e uno dei pochi che si ribellava alle multe e ai tagli delle battute che facevano ridere, contrapponendosi per principio al dominio unico di protagonisti che volevano per se stessi ogni effetto. Ho assistito a centinaia di spettacoli brutti e senza senso, frutto di compromessi, accordi, necessità di giustificare finanziamenti, novità italiane scritte da emeriti sconosciuti spacciati al Ministero come intellettuali di riferimento, letture nel foyer pubblicizzate come se fossero delle messe in scena costosissime, provini finti in cui il regista non smetteva di leggere la gazzetta dello Sport.. Ho aiutato così tante persone che neanche me le ricordo più, ma di certo molti di loro si sono dimenticati di me; qualcuno mi saluta a stento. La dignità è perduta, resta l'industria: campiamo almeno di quella Distruggo e ricreo tutto in continuazione.[1]
  • Ho avuto insegnanti come Patrick Rossi Gastaldi e Dario Fo che mi hanno segnato, così come i registi che mi hanno accompagnato. Continuo, ad oggi, a rielaborare ciò che mi hanno trasmesso e che, al contempo, ho rubato alla loro arte. Distruggo e ricreo tutto in continuazione.[3]
  • Ho studiato negli Stati Uniti dove mi hanno insegnato come prima cosa a fare una script analysis e cioè a scrivere un'analisi del testo, cosa violentissima che può durare anche un mese. Quindi io leggo, leggo, rileggo, sottolineo, studio a memoria, scompongo, trovo gli obiettivi, il viaggio dell'eroe, distruggo il copione a forza di tenerlo tra le mani; tutte cose che ora da insegnante ripropongo ai miei studenti. Quando quella roba è dentro di me la lascio andare e francamente non so più cosa succeda. Organizzo delle musiche, delle improvvisazioni e, insieme a quelli che lavorano con me, realizziamo lo spettacolo da proporre al regista o a me stesso se sarò io a dirigerlo.[4]
  • Il teatro deve spostare il punto di vista dello spettatore. Se non lascia un dubbio, forse ha solo intrattenuto[5]
  • [Su Il calcio è roba da femmine] L'argomento non è il centro di questo spettacolo ma il modo in cui l'argomento viene trattato. Se qualcuno ancora si scandalizza nel sentir parlare di sesso è decisamente un problema suo. Più che un problema una grave insipienza.[6]
  • L'arte è un bisogno; è necessaria in modo ecumenico. Se pensi che con l'arte non si mangi vuol dire che non hai mai respirato. Nel Medioevo, come oggi.[7]
  • L'uomo credo che abbia la percezione più reale del mondo femminile e meno legata alle sensazioni. Questo non significa che non capisca le emozioni, vuol dire che non le condivide, è diverso.[8]
  • La mia carriera è poliedrica per necessità, più che per gusto. Adorerei vivere in un paese in cui l'arte viene così finanziata e corteggiata da poter adagiarsi solo su una sola forma e con questa poter sopravvivere senza scendere a compromessi. Ma da quando ho cominciato, il secolo scorso ormai, l'inserimento della politica, sempre più opprimente, nel mondo di cinema, teatro, televisione e poesia, ha danneggiato la credibilità di questo mestiere e la possibilità di eleggerlo come lavoro unico, per molti di noi. Ho visto le menti migliori della mia generazione svendersi per un quarto d'ora di popolarità in un salotto borghese. Quello che faccio – o che tento di fare – è spaziare, tenendo ovviamente conto dei miei gusti, anche con l'esigenza di non affogare. La mia fortuna è che posso ancora scegliere e che posso fare le cose che mi scatenano ancora l'adrenalina; il pubblico è una conseguenza, un mezzo. Non l'obiettivo.[9]
  • La risposta è l'amore.[10]
  • Non ci credo al teatro sociale, a quello che mi insegna, perché il pubblico non ha bisogno di una lezione. Ha bisogno di ricordare la storia che si porta in scena, quello sicuramente.[11]
  • Non ho mai creduto e mai crederò nel teatro sociale, in quello che vuole per forza dare una lezione, in quello che vuole con insistenza affermare un pensiero unico. Non credo nemmeno nei giornalisti o negli psicologi che fanno serate uniche nei grandi teatri e chiamano tutto questo 'spettacolo'. Il teatro anticipa sempre la realtà, non insegna. Chi pretende di dare insegnamenti manifesta platealmente solo il proprio egocentrismo. Ogni sera mi sembra che l'unico a dover imparare qualcosa sia io. Che il teatro sia necessario lo mette in evidenza palese l'evoluzione dell'intelligenza artificiale, che sta cancellando tutte le altre forme d'arte tranne quelle più antiche. Una vittoria sull'orlo del postumo.[9]
  • Non mi piacciono i registi che guidano gli attori, mi piacciono quelli che propongono una strada e che lavorano insieme agli attori per la creazione di qualcosa che nasca da entrambi. Uno scambio necessario. Le macchiette per fortuna non esistono più nel teatro professionale da molti anni e le lasciamo agli amatoriali che tanto ci si divertono; noi proponiamo un messaggio abbastanza forte e per questo dobbiamo stare attenti a fornire gli elementi necessari perché il pubblico si identifichi e riconosca la violenza, anche la più nascosta. La cosa migliore che possiamo fare è interrogarci anche sulle esperienze personali, su quando abbiamo visto le persone essere corrotte, allontanate, comprate, ricattate, totalmente influenzate, anche costrette e plagiate. Maschi o femmine che fossero. Parto comunque da un'esperienza personale, da quello che ho visto succedere attorno a me: ho messo dentro questo spettacolo anche i dolori personali che sono diventati esponenziali.[9]
  • Non mi sono mai immedesimato in nessun personaggio; vengo pagato per creare e rappresentare persone diverse da me. l'esperienza è nel pensiero, nello studio. Quando lavoro apro dei canali emozionali ma non sempre li condivido con la vita reale; lascio che questo lavoro non sia la mia vita pur facendo parte in maniera determinante della mia vita.[12]
  • Non racconto volentieri della mia vita privata perché è stata messa anche troppo in mezzo, sui giornali e nei pettegolezzi. Spesso in modo completamente sbagliato. Si è detto troppo e io non ho mai detto la mia a proposito. Continuo a non farlo, a non dare una mia versione dei fatti. La cosa mi sta abbastanza bene così. Non ho nulla di cui mi pento.. Tutto quello che ho passato, e quello che sto vivendo adesso, viene poi applicato nel lavoro. Ovvero la felicità, le malinconie, la frustrazione, l'amore e la delusione nelle amicizie (una cosa che ho patito moltissimo). Tutto ciò lo giro utilizzandolo nel lavoro, nella scrittura, nelle proposte che faccio. Diventa tutto "qualcosa". Diventa un testo che magari non faccio nemmeno io ma fanno altri, diventano appunti di regia per qualche spettacolo che dirigo, diventa una parte dentro quello che faccio. È il mio modo di elaborare. Ma è una cosa che ho imparato a fare d'accordo con un percorso di psicanalisi. Se facciamo questo mestiere credo sia perché abbiamo qualcosa da elaborare. Non so se in più o in meno rispetto al resto mondo. Credo in meno. Ma non si sa mai. Comunque da elaborare. Chi vede i miei spettacoli, o i film che interpreto, e mi conosce coglie degli attimi in cui vengono rivelate delle cose infinitamente personali. Easter eggs per pochi..[13]
  • Un attore non finisce mai di studiare. La formazione non è un periodo della vita: è la vita stessa.»[14]
  • Un regista non deve imporre una strada: deve creare le condizioni perché qualcosa accada. [...] La regia è ascolto. Prima di guidare un attore devi capire cosa quell'attore porta dentro. [...] Il lavoro più bello nasce quando gli artisti smettono di difendere se stessi e iniziano a costruire qualcosa insieme.[15]
  • Vince la modernità, composta di algoritmo e indifferenza. Purtroppo. Siamo in un momento di passaggio culturale: il vecchio teatro fatto da grandi nomi, testi vetusti e regie laboriose, sta esalando gli ultimi sospiri. Credo ci si diriga, non senza patemi, verso qualcosa che debba avere a che fare con i cali di attenzione, le esigenze lecite del politicamente corretto, la struttura vitale di un professionismo che non può essere obbligato a ristagnare nove ore al giorno in una sala prove, in cui si accontentato i capricci di un regista o si assecondano le prove di memoria del protagonista di turno. Non è più tempo di farneticazioni interpretative, giustificate da chilometri di chiacchiere psicanalitiche, ne di egocentrismi vocali spacciati per talento. Ha ragione chi si annoia, per ora. Ma un'altra via è possibile. Vincerebbero le dinamiche di gruppo, le idee originali, i tentativi anche non perfettamente riusciti. Vincerebbe un diverso punto di partenza. Bisognerebbe destrutturare i classici, capire che gli attori non sono dei semplici esecutori senza pensiero ma delle macchine emozionali capaci di accendersi ogni sera, inventare una nuova comicità che non passi per la banalità della stand up, capire che l'arte produce, monetariamente e culturalmente, più di quanto costa. Al momento pretende di vincere chi giudica i film e gli spettacoli in base a quanto siano finanziati, ma è un pensiero frutto di invidie e totale insipienza. Chi pensa in questo modo ritorna ad essere un ominide. Non bisogna essere resilienti, che vorrebbe dire banalizzarsi, ma consapevoli e attivi nel proporre, anche sbagliando, uno stile e una direzione lavorativa fieri della consapevolezza e del valore proposto. Per tornare ad esistere è necessario rinascere. Non è più tempo di raccomandati che fanno le fiction in televisione e poi vengono deportati in un teatro senza idee solo per attirare pubblico pagante; Non è più tempo di giornalisti e recensori che, perennemente dietro compenso, esaltavano l'ennesimo genio con all'attivo sale deserte e poche repliche; Non è più tempo dell'ennesima riproposta del solito Pirlandello, fatto da persone incapaci di guardarsi negli occhi e che impostano banalmente la voce e la dizione; Non è più tempo di centri sociali che non pagano tasse, sia, agibilità e contributi, attribuendosi meriti artistici, per altro inesistenti; Non è più tempo di sindacati e sindacalisti, rei di aver portato paghe e condizioni indietro di secoli; Non è più tempo di condivisione: l'arte di tutti ma non per tutti. Per esprimere un parere bisogna obbligatoriamente aver studiato; Non è più tempo di dipendenze religiose o appartenenze a logge massoniche e circolini: il vero artista deve essere ateo e indipendente. Non è più tempo di sogni ma di obiettivi a breve termine; non è più tempo di libri neri in cui vengono indicati con precisione, quelli che non pagano, quelli che pagano in ritardo e quelli che ti mettono le mani addosso. E che, anche se vengono condannati, concordano che il proprio nome non venga diffuso; Non è più tempo di scarsa igiene corporale per affermare una propria autenticità; Non è più tempo di attori che abbracciano gli alberi, raccontano gli aneddoti, vengono dai reality, fanno solo seminari con i casting, bevono, urlano, sussurrano, fanno sempre lo stesso personaggio perché vengono dalla strada, mentono e si lamentano, fanno le facce, campano di senso di colpa, o si sentono originali quando ruttano. Non sento la mancanza del 900. Il teatro ha ancora delle possibilità per rimontare in classifica, magari davanti agli aperitivi all'aperto in pieno inverno.. Saprei da dove partire. Mi stimo ma non facciamone un dramma.[1]

A che serve essere belli dentro se poi non ci entra nessuno

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  • UNO: Cominciare a scendere le scale col piede destro mi mette ansia, e il pessimismo mi mette ansia
    DUE: I vestiti al contrario, la batteria del cellulare sotto il 23%, il colore arancione e le feste senza tramezzini. sono una professionista di ansie (silenzio) e gli uomini che puzzano.
    TRE: Puzzano dove?
    DUE: Piedi, ascelle, alito e sottopall.. avete capito.
    TRE: Le mani sudate. La trap milanese
    DUE: La che?
    DUE: Non ho capito L'oroscopo. quando parla del mio segno. il lunedì mattina. quando piove.. poi, mi pare, 
 basta. Aspetta.. Si, basta.
    UNO: Le bambole sul letto.
    DUE: La pizzica e la Notte della Taranta.
    TRE: Il milanese proprio, con la E chiusa: sto Bene, va Bene, tutto Bene.. Poi: Il lago, chi non ride mai, i raccomandati..
    DUE: La caducità delle cose, in generale dico. Tipo l'ex che sparisce. E il liceo. E le crisi abbandoniche.
    TRE: Ci sono attimi in cui uno della realtà non sa che farsene.
    UNO: La cicoria tra i denti
    DUE: Il classismo
    UNO: Nannimoretti
    DUE: Le polemiche sterili
    UNO: L'odore di varechina
    DUE: Quelli che calcolano le calorie
    UNO: Quelle con gli occhi troppo vicini tipo Michelleunzicher
    DUE: Quelle con le unghie colorate di mille colori..
    TRE: Posso parlare? Gli scioperi del venerdì, le note vocali più lunghe di 8 secondi, i bagni pubblici dove non 
 sai dove appendere la borsa e pisci in piedi con i manici tra i denti, e la carta igienica in 
 una mano e la maniglia della porta dall'altra; le calze calate a bragarella, le mutande dei 
 giorni no al ginocchio e le gambe incroc.. avete capito. Poi. Le canzoni che ti restano in testa tutto il giorno, l'Africa e mangiare il pesce con ancora la 
 testa attaccata. E le dipendenze..
    DUE: Avevamo detto che non stavamo parlando di uomini.
    UNO: Rughe
    DUE: Cellulite
    TRE: Smagliature
    UNO: Peli
    DUE: Punti neri
    TRE: Doppie punte
    UNO: Occhiaie
    DUE: Borse
    TRE: Alopecia
    UNO: Gambe storte
    DUE: denti gialli
    TRE: tette calate
    UNO: Io ho ancora delle belle tette.
    DUE: Sai che pure io..
    TRE: Non stiamo parlando di uomini! E nemmeno di tette. Gli ospedali di notte, mi mettono ansia.
    UNO: Gli infermieri no. Le competizioni senza merito, le unghie dei piedi lunghe, gli insetti e i ragni
    TRE: Le religioni e le sette. Lo so che avevo detto basta, ma me ne vengono in mente altre.
    UNO: I supermercati piccoli, perché pensano sempre che io stia per rubare.
    DUE: Le confezioni negli scaffali con i colori sbagliati.
    TRE: Le file alla cassa, con le vecchie che ti vogliono passare avanti perché hanno preso solo 
 due cos.. ok, basta, la smetto, avete capito. Comunque 'ste vecchie sono delle merde.
    UNO: Quando non c'è il bidè
    DUE: Gli assembramenti di pompieri, non lo so perché
    TRE: Chi non cambia idea. E si, ora stiamo parlando di uomini.
    UNO: Gli aperitivi, gli stuzzichini, le noccioline che tutti prendono con le mani..
    DUE: Ma davvero? No, io no. I negozianti scorbutici, quelli si.
    TRE: Le armi
    UNO: I pennarelli che stanno per finire
    DUE: La mozzarella scaduta
    UNO: Gli elenchi..
    DUE: I barattoli quasi finiti
    TRE: Le persone basse, tipo i nani
    UNO: Le emozioni interrotte
    DUE: E la pioggia forte..
    TRE: E le bugie.. Quelle più di tutto

I'm blue, dabudi dabudai

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  • "ho il senso di pace di una tempesta" ovvero: Non voglio fare un corso propedeutico alla difesa dei nemici, voglio un corso per difendermi dagli invadenti, da chi ti sta troppo vicino sui mezzi pubblici, da chi ti parla avvicinandosi troppo, da chi non ha un odore che ti piace o che ha mangiato troppo aglio, anche solo da chi non la pensa come me. La mia destinazione d'uso è votata alla solitudine estrema o poco accompagnata. Una volta ho riunito quei pochi individui che la pensavano come me ed ho fondato una setta, poi è arrivato l'ottavo fedele e ha rovinato tutto.
  • "Tre cose che non ho detto alla mia ex moglie" (che comunque nonostante il ricorso continuo alla chirurgia plastica assomiglia impercettibilmente a Winston Churchill):
    • uno) non sono mai riuscito a vedere un film intero senza sentirti parlare, come se distrarmi dalla visione per acculturarmi con un tuo punto di vista potesse migliorarne la fruizione.
    • due) anche allacciarsi le scarpe è complicato se il vento soffia contrario.
    • tre) non si restituiscono i regali.. Senti questo venerdì come sa di birra e gin tonic: tra poco brinderemo alla di lei salute augurandole tutto il bene possibile, ma a Singapore.
  • "Undici frasi d'amore che faranno di voi la persona più amata dalla vostra metà" ovvero vorrei rinascere in un mondo che aspetta chi arriva ultimo:
    • 1) mi manchi come un altro paio di ore di sonno
    • 2) bello parlare con te, hai gli occhi pieni di quei sogni a cui ho smesso di credere
    • 3) all'ombra dei tuoi seni schiacciare noci e pisolini
    • 4) avvicinati che ti abbraccio le allucinazioni
    • 5) non chiedere a me, io ho nostalgia di tutto quello che non ho mai avuto
    • 6) riusciranno i nostri errori?
    • 7) l'erotismo si nutre di impercettibili coincidenze
    • 8) ho il senso di pace di una tempesta
    • 9) tu sei come il mio tormento quando si fa bello
    • 10) ti auguro di diventare meravigliosamente leggera come Saturno, che è molto più bello di Marte e che potrebbe contenere la Terra 764 volte
    • 11) come dice sempre il mio insegnante di mimo:
  • "qual è la durata ideale di una storia d'amore": in un paesino fuori Bordeaux c'è una pasticceria dove ci lavora Sophie; lei si innamora di Antoine, progettista di nani da giardino, che vive nel paese accanto. Anche lui si innamora di lei. Nessuno dei due fa la prima mossa. Fine. Morale: sembra ieri che eravamo divisi in regni e ducati, oggi siamo divisi dalla timidezza.
  • "al posto del profumo ho cominciato a mettere l'acqua santa": avete presente quando vi torna in mente all'improvviso qualcosa che è successo anni prima, e anche se è morta e sepolta non riuscite a non pensarci, con quel misto indelebile di imbarazzo e nostalgia? Quando sentite, nitida, una gran voglia di tamarindo, una vecchia radio che passa Lucio Dalla e la sensazione di aver sbagliato sia i pantaloni per giocare a calcio in mezzo alla strada che il gusto del gelato? E anche volendo questa è proprio la cartella che non riuscirete mai a svuotare? Ecco, questa è la mia vita sempre. Grazie David per averla evocata. Ancora. Io la pelle morta un po' la capisco..
  • "mi viene da piangere è il motto della mia casata", ovvero 11 cose che mi fanno piangere senza se e senza ma:
    • 1) quando muore ET e poi resuscita, tipo..
    • 2) stare lontano dal mio cane Renato (che oggi non è potuto venire ma che vi saluta tanto: bau)
    • 3) le canzoni di Prince
    • 4) quando procrastino come se non ci fosse un domani
    • 5) le persone deluse che non fanno rumore e poi non si fanno più trovare, me compreso
    • 6) Casalpusterlengo, Palermo e Pistoia
    • 7) gli ultimi abbracci anche se non sai che sono gli ultimi (BLU)
    • 8) ogni volta che scopro che il mio elemento naturale è il risentimento
    • 9) le cipolle rosse di Tropea
    • 10) Spirit il cavallo
    • 11) la consapevolezza di vivere a metà; la metà sbagliata.
  • "come quando compri uno sgabello e Amazon ti suggerisce: gli utenti che hanno acquistato questo sgabello, hanno acquistato anche questa corda", ovverosia: basta con questa retorica del dolore e della sofferenza. Forgiano solo chi sarebbe stato educato anche da Gioia e Bellezza. Dolore e sofferenza sono solo lacrime e sangue. Non servono. E chi era stronzo ne esce più stronzo, indelebilmente. Chi era bello ne esce ferito.. sempre.
  • "è la penultima": Io e te, un caffè letterario in provincia di Perpignan, una bottiglia di gin giapponese e un poema ferroviario russo. pioggia leggera sui vetri e scarpe calde. per sottrarsi al perbenismo e alla volgarità del mondo, per parlare di cinema e rivoluzioni, per tornare tra i vivi.
  • ora sapete come possa essere avere la testa distratta dalle nuvole, ma piena divpensieri di cemento armato. vi ho portato nella mio cervello che è una cicatrice fatta da un temporale, e il restovè puro divertissement. tutto per parlare di quadri, sovrapposizioni, storie passate, amori presenti, arte evdisagio. l'ho fatto volentieri.vma le cose belle finiscono presto.vnon bisogna per forza avere un sogno ma obiettivi a breve termine.ve chi sa smettere in tempo è invincibile.vsi fermerà sempre un attimo prima di avere troppe cose da ricordare, troppo davsopportare, troppo da smettere.vultimo consiglio non richiesto:vdefiniamo noi stessi per quel che amiamo e non per ciò che detestiamo.vio - evidentemente - sono un feticista della memoria..ve quindi: buona serata e lunga vita all'aperitivo.[16]

Note

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  1. 1 2 3 Dall'intervista di Jacqueline Diasparro, Vado... Al Massimo, lostrillo.it, 27 maggio 2026.
  2. ↑ Da https://sledet.com/intervista-al-noto-attore-regista-e-sceneggiatore-massimiliano-vado/, Sedete
  3. ↑ Da https://www.lagazzettadellospettacolo.it/teatro/110110-massimiliano-vado-torniamo-a-far-riflettere-in-teatro/#google_vignette, Gazzettadellospettacolo
  4. ↑ Da https://womenlife.it/vis-a-vis-con-massimiliano-vado/?fbclid=IwY2xjawTNfHFleHRuA2FlbQIxMABicmlkETA0NXNNcGJueUZjczBYdHdLc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHr6JbiLl97iCrttWaysthJm9cZoUUQhI_nEMTWjHTr3rdH4AmzH0-Baohr-G_aem_GixjcLWDtHAzNnTpXdXkBg, Womenlife
  5. ↑ Da https://www.tuttoperlei.it/2014/02/05/intervista-a-massimiliano-vado-attore-tv-cinema-teatro-e-regista/?utm_source=chatgpt.com#google_vignette, Tuttoperlei
  6. ↑ Da https://www.thewalkoffame.it/blog/lintervista-massimiliano-vado-al-teatro-belli-tra-ironia-sesso-e-leggerezza/, Thewalkoffame
  7. ↑ Da https://www.brainstormingculturale.it/intervista-a-elio-crifo-e-massimiliano-vado/, Brainstormingculturale
  8. ↑ Da https://www.siciliaedonna.it/interviste/massimiliano-vado-qle-donne-che-mondo-complessoq/, Siciliaedonna
  9. 1 2 3 Dall'intervista di Mary Ferrara, Massimiliano Vado 'Vi spiego perché il calcio è roba da femmine', metrotoday.it, 16 marzo 2026.
  10. ↑ Da https://www.vanityfair.it/article/michela-andreozzi-e-max-vado-la-risposta-amore-teatro-video-intervista?utm_source=chatgpt.com, Vanityfair
  11. ↑ Da https://gufetto.press/il-teatro-che-rompe-gli-schemi-tra-maschile-e-femminile-intervista-a-massimiliano-vado/, Gufetto.press
  12. ↑ Da https://www.unfoldingroma.com/autore/5/massimiliano-vado/, Unfoldingroma
  13. ↑ Thelionking
  14. ↑ Da https://tuttoteatro.blogspot.com/2010/01/intervista-massimiliano-vado-attore.html?utm_source=chatgpt.com, Tuttoteatro
  15. ↑ Da https://www.flaminioboni.it/intervista-a-massimiliano-vado-per-toc-toc/?utm_source=chatgpt.com, Flamionioboni
  16. ↑ Da https://www.palazzoduemondi.com/mostra/, Spoletofestival

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