Matali Crasset
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Matali Crasset, pseudonimo di Nathalie Crasset (1965 – vivente), architetta e designer francese.
Citazioni di Matali Crasset
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Citazioni in ordine temporale.
- Ho sempre lavorato secondo una nozione di funzione allargata. Penso che una sola funzione per un oggetto non sia sufficiente e anche la multifunzionalità non è più la soluzione. Invece di produrre oggetti che "hanno senso", preferisco reinventare la funzione.[1]
- Di solito considero i miei progetti da un punto di vista maieutico, non si tratta solo di dare una forma alla materia – l'estetica – ma piuttosto di fare emergere e di organizzare intorno a valori e intenzioni condivise, legami e reti di competenza, connivenza e socialità.[1]
- [Sull'Audi A2] È innanzitutto un'auto leggera [...]; l'uso dell'alluminio ha permesso di ottenere un veicolo di meno di 900 kg. Questo modo di pensare un'automobile contrasta con la moda dei SUV e con "l'autobesità" dei veicoli attuali. La forma compatta dell'auto, un design non statutario, che non afferma i codici virilisti e maschilisti del mondo automobilistico sono gli aspetti formali e progettuali che trovo più interessanti.[2]
- [Sull'Audi A2] Senza esagerare, posso solo dire che è un'auto da cui faccio fatica a separarmi. Il design attuale dei veicoli non mi interessa: le automobili sono troppo grandi, pesanti, alte, "statutarie", piene di gadget, e stanno diventando oggetti sempre più pericolosi per pedoni e ciclisti. Abbiamo bisogno di oggetti leggeri, durevoli, sostenibili, agili. Si può dire che il suo più grande pregio sta proprio in queste caratteristiche ormai sparite dal mercato automobilistico.[2]
donnamoderna.com, 24 aprile 2009.
- [...] le donne sono più flessibili e più pratiche, riconoscono meglio i valori essenziali della vita.
- Less is more, more is less, less is boring: ogni slogan contiene in sé il proprio limite e si parla sempre di un approccio formale. Non penso che il design sia basato sulle forme, bensì sui modi di vivere, di comunicare...
- Come prima cosa mi chiedo "che cosa voglio dare alle persone?" e poi creo la forma. Il materiale arriva di conseguenza.
Intervista di Luca Molinari, platformarchitecture.it, 8 gennaio 2020.
- [...] non inizio mai un progetto pensando alla materia, sia che si tratti di architettura che di un oggetto, penso prima alla funzione che voglio attribuirgli. L'importante non è la produzione finale, ma il regalare qualcosa di profondo all'essere umano [...]. È per questo che alla fine la materialità dipende dagli attori ai quali è destinato il progetto, per questo motivo è molto libera. C'è il pensiero che poi diventa materia, ma con infinite possibilità di materializzazione specifica. È come avere un corpus unico, e in ogni momento prenderne un pezzo per realizzare un progetto, con una materialità sempre diversa per altrettanti contesti diversi.
- Non si può lavorare pensando che non c'è evoluzione. Dappertutto c'è evoluzione e il mio compito è invitare all'evoluzione.
- Ero molto affascinata da Denis Santachiara, lui è un eclettico, un autodidatta, un artista, un designer, il suo lavoro mi ha sempre colpito. [...] Per lui non è importante la grandezza del progetto, ma l'idea che esso racchiude.
- [«[...] che cos'è per te la meraviglia, lo stupore nel progetto? Cosa li genera?»] Lo stupore c'è quando hai trovato la forma finale, quando non c'è più niente da modificare perché hai passato tanto tempo a studiare e riflettere su quella forma. Poi con il progetto diventa evidente e viene comunicato agli altri: lì c'è la meraviglia, il piacere. Quest'emozione, con il tempo, avvicina le persone e la scintilla, che provo, viene trasferita a tutti.
caleidodiary.eu, 3 giugno 2021.
- Cambiare il proprio punto di vista, vedendo le cose dall'esterno e avere un'altra prospettiva, non è questa la forza delle donne nel design?
- Non ho sogni, mi lascio trasportare da quelli dei miei clienti [...]
- [...] gli oggetti non sono né il centro né la fine del processo creativo: essi sono una possibile attualizzazione, tra le altre possibili in un preciso momento (un'architettura, una scenografia, una mostra...) di un sistema di pensiero più allargato.
- Un disegno [...] ti può bloccare. Per disegnare infatti bisogna scegliere a priori che cosa abbozzare, mentre io preferisco lasciar vagare liberi i pensieri e magari ritornare sulle cose in un secondo momento. Il disegno non svanisce, è difficile strapparlo e andare nella direzione opposta. Un disegno diventa spesso un vicolo cieco.
Note
[modifica]- 1 2 Dall'intervista Ways of Designing: Matali Crasset, wow-webmagazine.com, 5 marzo 2013.
- 1 2 Citato in Davide Gallina, Audi A2, un'auto da designer per il ventunesimo secolo, domusweb.it, 23 ottobre 2025.
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