Maura Gancitano
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Maura Gancitano (1985 – vivente), scrittrice e opinionista italiana.
Caterina Bonetti, glistatigenerali.com, 20 maggio 2022.
- Quando parliamo di bellezza ci troviamo spesso a pensare che si tratti di qualcosa di oggettivo e immutabile, ma l'attuale idea di "bello", il canone estetico in cui viviamo immersi, ha in realtà origine in tempi molto più recenti. Fra fine Settecento e inizio Ottocento cambia il ruolo sociale della donna. L'avvento della borghesia implica un cambio radicale di approccio al genere: vengono meno alcune limitazioni, se ne creano altre, in larga parte connesse proprio alla definizione del bello oggettivo, canonico. Gli studi scientifici in merito incominciano sul finire degli anni Novanta del secolo scorso: storia, sociologia, storia della medicina, psicologia concorrono a delineare, con un approccio multidisciplinare, i confini entro i quali la bellezza ha "ingabbiato" la nostra quotidianità. Questo riguarda in particolare il genere femminile, più soggetto, per questioni di potere (economico, politico, culturale) alle pressioni imposte dal canone estetico.
- [Eppure, anche nel movimento femminista ad esempio, c'è chi sostiene che oggi sempre di più gli uomini siano soggetti alle pressioni di un modello estetico imposto dall'alto...] Le ricerche dimostrano anche questo: l'impatto della bellezza sulla vita e le scelte degli uomini è sempre maggiore negli ultimi decenni. I primi studi in merito risalgono al 2014. Anche il genere maschile subisce le pressioni date dal giudizio estetico, la vergogna per una forma fisica non corrispondente al modello. Anche sul mercato vediamo che vengono immessi molti più prodotti di cosmesi maschile rispetto a un tempo e vengono investite, da parte degli uomini, maggiori risorse economiche in questo settore. Non possiamo però ancora parlare di una "parità" in questo senso e sarebbe anzi auspicabile che questo tipo di parità non arrivi. Le donne subiscono una pressione sociale più forte rispetto alla bellezza e questo è frutto di una storia millenaria, che da una parte le ha relegate al ruolo di maschi mancati, dall'altra le ha definite come qualcosa di mostruoso. Oddone di Cluny definiva le donne un sacco di sterco nascosto da belle fattezze. Questo ha influenzato in modo profondo il modo nel quale la società si è rapportata al genere femminile. Nell'Ottocento poi la società ha iniziato a cambiare: si sono imposte le nuove regole della borghesia, la moda confezionata e, sul finire del secolo, l'avvento prepotente dell'immagine fotografica, poi delle riviste a inizio Novecento. La donna ideale è stata sempre più definita secondo un modello costruito sulla carta, universalizzando le caratteristiche di bellezza, omologando i corpi. L'industrializzazione dell'abbigliamento ha fatto il resto: occorre definire una taglia e, dal punto di vista del canone, la taglia ideale di una donna, il corpo "normale". Ciò che non è conforme non può essere bello.
- [Eppure oggi la body positivity sembra segnare un passo diverso anche nel settore della moda, della cura del corpo, anche se, a onor del vero, molte donne vedono in questa "positiva accettazione" a tutti i costi, un'altra imposizione, un altro vincolo sui loro corpi, che devono essere amati per quello che sono, pena la colpevolizzazione di chi non si ama, in tutto o in parte...] Il problema della body positivity è che, da movimento in difesa della diversità, finalizzato a promuovere il rispetto di tutti i corpi, si è trasformato in un ottimismo da campagna pubblicitaria, in uno strumento, ancora una volta, di mercato. "Amati" hanno iniziato a dire alcuni spot negli anni Novanta, "perché tu vali". Questo ha snaturato in parte il messaggio, che non ha portato quindi a un vero cambiamento di canone. In questo senso il tentativo non ha funzionato. Non basta infatti ragionare in senso lato di passaggio culturale. Siamo stati educati e cresciuti secondo schemi ben definiti: l'occhio è abituato a percepire "quel" bello. Le campagne commerciali basate sulla body positivity rischiano a questo punto di peggiorare la situazione, rendendo l'accettazione di sé, del proprio corpo, l'ennesimo obbligo sociale. Quello che dovrebbe cambiare invece è il rapporto individuale col corpo, che dovrebbe tornare a essere più un fatto privato che pubblico. Il punto da smantellare è il dovere.
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