Maurizio Bettini
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Maurizio Bettini (1947 – vivente), filologo classico, latinista e antropologo italiano.
Le orecchie di Hermes
[modifica]- Si può essere costretti a imparare il latino a quattro anni, per di più a bacchettate, e poi sviluppare un grande amore per i classici? Normalmente no, e Samuel Butler non fece eccezione alla regola. Sottoposto a questo precoce trattamento, i classici li detestò per sempre. Naturalmente non era questo lo scopo che suo padre, il reverendo Thomas Butler, si era prefisso quando decise di insegnargli così per tempo la lingua di Cicerone e di Virgilio. Né a questo risultato aspiravano le lezioni che il ragazzo Samuel ricevette in seguito dal dr. Kennedy, celebre professore di lingue classiche a Shrewsbury: la scuola in cui il reverendo Thomas aveva mandato il figlio con tanta fiducia («un luogo in cui da ogni parte ti senti circondato dalla menzogna», annoterà lo scolaro). Ma le cose andarono proprio così. Samuel Butler imparò per sempre a odiare i classici – con l'esclusione di Omero – tanto quanto imparò a detestare Tennyson: che suo nonno, l'autorevole vescovo Butler, ovviamente venerava. (prefazione)
- Non c'è dubbio che Butler, parlando di «linguaggio ipotetico», intendesse in realtà riferirsi al latino, la lingua che suo padre gli aveva insegnato a quattro anni con l'aiuto di una bacchetta. Il tono è ironico, e sicuramente Butler avrebbe preferito che «gli abitanti di Erewhon» dedicassero gli anni migliori dei loro ragazzi non al «linguaggio ipotetico» ma a qualcosa di più consistente. Facile immaginare infine quale fosse l'opinione dell'autore riguardo all'opportunità di «pagare stipendi», e per tutta la vita, a coloro che «che abbiano raggiunto un considerevole livello» nello studio del linguaggio ipotetico: come nel caso del dr. Kennedy di Shrewsbury. A volte, però, l'odio è miglior consigliere dell'amore. Ecco perché invitiamo il lettore a non prendere sotto gamba questa invenzione metaforica di Butler: i classici come «hypothetics», i classici come un modo per aprire gli occhi del ragazzo su tutte le possibilità che si possono incontrare nell'universo, anche quelle che non si vedono qui e ora. A nostro parere, infatti, Butler, odiando, ci aveva indovinato. (prefazione)
- In quanto dio della comunicazione, a Hermes era poi specificamente consacrata una parte del corpo molto significativa da questo punto di vista, la lingua. Come diceva il filosofo Cornuto, Hermes «viene chiamato diáktoros («messaggero») poiché [...] conduce (diágein) i nostri pensieri alle anime (psychaí) di coloro che ci sono vicini: per questo motivo usano consacrare a lui la lingua». Questo esplicito legame religioso fra Hermes e l'organo della fonazione sposta decisamente il dio dalla parte di uno degli aspetti fondamentali della comunicazione umana, quello linguistico. (parte I, capitolo I)
Bibliografia
[modifica]- Maurizio Bettini, Le orecchie di Hermes: Studi di antropologia e letterature classiche, Einaudi, 2015. ISBN 8858418859
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