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Mauro Baldi

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Mauro Baldi nel 1982

Mauro Baldi (1954 – vivente), ex pilota automobilistico italiano.

Citazioni di Mauro Baldi

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  • È una delle migliori vetture che abbia mai guidato, Formula 1 comprese. La C11 è un capolavoro dell'ingegneria meccanica, una biposto che si avvicina alla perfezione. Con questo modello i tecnici della Mercedes hanno vinto una scommessa, sono riusciti a realizzare una macchina con un motore di grossa cilindrata ma dai consumi eccellenti e dalle prestazioni eccezionali. [...] è come se [...] fossero riusciti nella quadratura del cerchio.[1]
  • La ricerca della prestazione pura, del giro più veloce, è certamente il momento più eccitante di ogni weekend da corsa, forse lo è ancora più della vittoria. Rincorrere il primato, cercare il giro perfetto, sfidare le leggi della cinematica, riuscire a dominare la vettura in assetto da qualifica mi galvanizza. Sei nella situazione di essere da solo contro il cronometro, a volte ti sembra di avere come unico avversario te stesso. Un giro, niente più, ma quanta soddisfazione quando hai ottenuto ciò che ti eri imposto, il primato. Sono sensazioni che si bruciano in una manciata di secondi ma che ti restano sulla pelle. In gara è diverso, hai delle consegne da rispettare, dei conti da far quadrare. La situazione cambia quando sei costretto a rimontare. Allora ti senti pervaso dallo stesso entusiasmo delle qualifiche, il tuo avversario è ritornato ad essere il cronometro. E quando la rincorsa è coronata dal successo è come uscire da una vasca nella quale eri immerso in apnea.[1]

Intervista di Matteo Valenti, automoto.it, 11 novembre 2014.

  • [Sulla Arrows A4] [...] un catorcio. Era un'auto progettata in maniera sbagliata, nata male, tanto che al debutto in Sud Africa il mio compagno Surer andava a muro perché aveva ceduto una sospensione e si ruppe le gambe. Per sostituirlo chiamarono Patrick Tambay che dopo qualche giro di prova si rifiutò di guidarla. Diceva: "Siete matti se pensate che mi metterò alla guida di questa macchina!". Con la Arrows pensavo di non essere pronto alla F1 perché dopo un'ora di guida ero sfinito. Mi allenai tantissimo per potenziare i muscoli del collo e delle braccia, volevo dominare quella maledetta monoposto.
  • Con l'Alfa Romeo mi ritrovo un telaio eccezionale, ma avevo il problema delle turbine Avio che si rompevano continuamente. A Monza e in Germania stavo per fare podio, ma poi il motore puntualmente ci mollava e dovevo dire addio alla gara.
  • Dicevo agli ingegneri che avrei voluto un volante più morbido, più guidabile. Mi risposero con rigida mentalità teutonica che la 962 era un'auto per uomini veri, che andava dominata. Era un'auto davvero difficile da guidare, ma mi sono preso grandi soddisfazioni.
  • La 24 Ore conta vincerla, il secondo o terzo posto ti rimane pure di trasverso. Un pizzico di fortuna ci vuole sempre [...]. Non ho mai amato [...] correre qui perché l'ho sempre ritenuta una gara inutilmente pericolosa. Poi salivi in macchina e non ci pensavi, ma sentivo un forte rischio. Era una gara che non si poteva saltare se eri un pilota di vertice del Mondiale prototipi e avvertivo il pericolo. Allo stesso tempo adoravo correre su questa pista. Le Mans mi regalava soddisfazioni enormi, specialmente di notte. Adoravo correre nel buio. È un rapporto di amore e odio il mio.
  • Mi piacciono i circuiti come Spa dove ancora oggi ci vuole del gran pelo sullo stomaco per fare la differenza. Dove l'Eau Rouge è sempre la stessa e dove devi sentire ogni singola curva per riuscire a percorrerla in maniera perfetta.
  • Ho sempre adorato Montecarlo [...]. Una pista stretta, strettissima. È vero ci sono delle curve lente, ma a Monaco mi appassionavo perché non si può fare il minimo errore, era meraviglioso sfiorare i guard rail. A Montecarlo guidi. E guidi davvero.

Note

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  1. a b Dall'intervista di Maurizio Ravaglia, Baldi giovane, Autosprint nº 42, 16-22 ottobre 1990, pp. 12-17.

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