Melchiorre Delfico

Melchiorre Dèlfico (1744 – 1835), filosofo, economista, numismatico e politico italiano con cittadinanza sammarinese.
Memorie storiche della Repubblica di San Marino
[modifica]Benché io non sia nell'opinione di coloro i quali riguardano la Storia come maestra della vita e dispensatrice della civile sapienza; e che anzi mi sembri dessa contraria ai felici progressi della Morale, facendoci veder sempre scarsi gli Annali della virtù in confronto dei voluminosi Giornali del vizio e dell'errore; pure potendo essere, se non d'un'essenziale utilità, almeno di qualche piacevolezza apportatrice, non debb'essere del tutto esclusa dal numero delle occupazioni geniali.
Pensieri sulla storia
[modifica]La felice configurazione degli organi della voce, e la segreta corrispondenza di essi coll'interna sensibilità e cogli organi dell'intelletto fecero l'uomo parlante, come l'organizzazione della mano gli diede la possibilità, o la facoltà per essere scrittore: due qualità o condizioni necessarie a poter narrare o far de' racconti, poterli registrare colla penna, e comunicarli ai suoi simili presenti e futuri. L'uomo è dunque formato dalla natura colle disposizioni fisiche ed intellettuali a divenire storico, e direi quasi forzato ad essere tale.
Ricerche sul vero carattere della giurisprudenza romana
[modifica]L'importanza delle leggi, cioè di un vincolo proprio a ritener gli uomini ne' sentimenti d'umanità, ed a confermare i loro diritti, stabilendone i doveri, fu un sentimento che precedé la stessa formazione de' corpi sociali, un sentimento univoco della specie umana, e ripetuto dovunque essa poté formare delle associazioni. Fu dunque dettato dalla natura medesima, e fu necessario, perché ripete la sua origine dall'organizzazione e dalla fisica sensibilità, dalle quali deriva il principio della sociabilità propria dell'uomo.
Citazioni su Melchiorre Delfico
[modifica]- In mezzo alle cure dello stato non aveva egli disvezzato lo spirito dalla coltura delle scienze. Subito andato in Napoli, nel 1806, aveasi fatto inviar dal fratello casse di libri della biblioteca della sua casa, altri molti erane venuto sempre acquistando; e studiava il più che gli veniva fatto. Anzi ad ottenere maggior tempo, inventò di farsi destar tutte le mattine avanti giorno, sorbendo una tazza ricolma di caffè. Abitudine, che gli piacque conservar fino agli estremi giorni, malgrado che in questi abbondanza avesse di tempo, né fosse più dalle sue forze dedicar quell'ora allo studio.
- Non si sa ch'egli abbia scritto per altre accademie, come né si saprebbe ch'egli sia appartenuto alla Truentina d'Ascoli, alla Peloritana di Messina, alla Simezia di Catania, alla Italiana di Livorno, all'Istituto Cosentino, alle Società economiche di Foggia e Campobasso, se non cel dicessero le sue carte; dappoiché non ne tenne mai discorso ad alcuno: né ciò solamente per modestia, ma perché sembra poco aver avuto in credito simili adunanze. E so che a diversi inviti di lasciarsi segnar socio in taluna delle più riputate, come ultimamente nella Corrispondenza archeologica di Roma, formalmente si ricusasse. Onde se il troviamo nel registro delle nominate, diciam che fu compiacenza verso qualche amico che ve lo indusse, piuttosto che propria scelta; eccettuando quella delle Scienze di Napoli, nella quale tanti amici contò quanti soci, sedé replicate volte presidente, e di nove opuscoli importantissimi le rese tributo.
- Or siccome la sua vita fu sempre un misto di sociali piacevolezze, di letterarie occupazioni e di pubblici maneggi, così questo Delfico, il quale in Verona era mandato a cielo per le qualità dell'amena compagnia, desiderato a' simposii, ascritto socio alle filarmoniche adunanze; veniva in Milano accolto dal contegnoso Parini con onor, che non si ricorda mai dal medesimo verso d'altri praticato; dappoiché, vedutolo entrare alla sua scuola, scese dalla cattedra, ed invitollo a sedere ed a dire.
- Assertore convinto dei principî liberali, fu eletto deputato durante l'effimera meteora costituzionale dopo il moto del 1820. Al tramonto della breve giornata di libertà, si ritrasse a vita privata nella quiete degli studi, stringendo relazione cogli scienziati e letterati conterranei che lo riverivano «principe della coltura napoletana». Molti lampi di verità o di ipotesi probabili che la scienza moderna accoglie, risplendono nei suoi libri.
- Attorno al Genovesi si venne formando una bella e numerosa schiera di discepoli. I più seguivano l'economista, ma taluno anche il filosofo come Melchiorre Delfico che lo salutava «padre e creatore dei nostri ingegni». Una fervida simpatia intellettuale legava al Genovesi il Delfico. Questi assai più del suo maestro intellettuale, si atteggia a tipo felicemente rappresentativo della coltura e della filosofia del tempo. Ingegno vario, versatile, percorse con mirabile agilità di mente, diversi campi dello scibile. Né l'uomo d'azione era impacciato dal pensatore, giacché lo troviamo coinvolto nel tentativo d'evasione del Bonaparte dall'Isola d'Elba, sperando dal Côrso la redenzione d'Italia.
- Nelle sue opere si cercherebbe invano un organismo completo di sistema; si sente l'uomo che dopo aver vissuto, nei suoi verdi anni, sotto una disciplina sconfessata dalla ragione, si ribella alla schiavitù che prostra l'energia dello spirito, accettando con entusiasmo che impedisce una serena revisione critica, le idee degli stranieri che per felicità di circostanze, erano andati avanti più di noi.
Bibliografia
[modifica]- Melchiorre Delfico, Memorie storiche della Repubblica di San Marino, dalla Tipografia di Francesco Sonzogno di Gio. Battista librajo e stampatore, Milano, 1804.
- Melchiorre Delfico, Pensieri sulla storia e su la incertezza ed inutilità della medesima, presso Agnello Nobile libraio-stampatore, Napoli, 1814.
- Melchiorre Delfico, Ricerche sul vero carattere della giurisprudenza romana e de' suoi cultori, per Gaetano Cambiagi stamp. granducale con approvazione, Firenze, 1796.
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