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Michael Wolff

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Michael Wolff nel 2012

Michael Wolff (1953 – vivente), giornalista, scrittore e saggista statunitense.

Citazioni di Michael Wolff

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Citazioni in ordine temporale.

  • [Su Rupert Murdoch] Lasciare la direzione delle sue testate britanniche non modifica affatto l'influenza che Murdoch esercita su queste – che infatti rimangono sotto il controllo di una sussidiaria (NI Group Limited) della società (News Corporation) che Rupert Murdoch controlla interamente. Egli continuerà quindi a essere in grado di far sussultare con una telefonata le redazioni del Times, del Sunday Times e del Sun.[1]
  • È tipico di Murdoch fare in modo che nessuno, nemmeno coloro che più gli sono vicini, riesca a indovinare le sue reali intenzioni. Le sue mosse sorprendenti, sconcertanti e teatrali rappresentano un modo per dire "sono tornato". Dividere la società è stata una mossa difensiva che egli adesso sembra aver accettato come un gesto estremo di contrattacco – mentre gli si presenta in tarda età la possibilità di costruire un secondo impero.[1]
  • Twitter è come una cartolina [...]: Con una cartolina puoi mandare tanti baci o – al contrario – una maledizione. Però resta un mezzo efficace: se non proprio le sfumature, il punto del discorso può venire fuori in pochi scambi.[2]
  • L'obiettivo del giornalismo è: sempre più veloce. E oggi Twitter è il giornalismo più veloce che c'è. Sta cambiando la professione come fecero prima il telegrafo e poi il telefono.[2]
  • [...] mentre la tv va alla grande, le prospettive per la carta stampata sembrano sempre più buie, fosche, almeno negli Stati Uniti. Crollano le tirature e i redditi pubblicitari, mentre gli under 40 hanno perso l'abitudine di leggere o comprare un giornale. Si pensava che la salvezza sarebbe stata il passaggio dalla carta al web, ma i nuovi proventi del business digitale si rivelano ben lontani dalle aspettative dei quotidiani, e non sostituiscono certo quelli si vanno perdendo.[3]
  • La partita è chiusa: il dibattito ha deciso tutto. Hillary Clinton sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti [...] Cento milioni di persone hanno visto Trump in difficoltà, hanno ascoltato le sue risposte incoerenti. Nei prossimi giorni quelle risposte diventeranno clip che invaderanno la Rete, ridicolizzate, ripetute e condivise all'infinito. [«Questo succederà anche ad Hillary...»] Sì, ma la sua performance è stata migliore. Era inequivocabilmente preparata. Mentre anche chi durante la diretta non si è magari reso conto dell'incoerenza di Trump, dovrà farci i conti sui social. Intendiamoci, la base non cambierà idea: ma gli indecisi non dimenticheranno.[4]
  • [Su Donald Trump] Quest'uomo non legge. Non ascolta. È come un flipper [...]. Il 100% delle persone che lo circondano, il genero Jared Kushner, Ivanka, mettono in dubbio la sua capacità di governare. Tutti lo hanno descritto allo stesso modo, dicono che è come un bambino. Intendono dire che ha bisogno di gratificazione immediata. Tutto ruota intorno a lui. Dicono che è un cretino, un idiota.[5]

l'Unità, 4 ottobre 2003.

  • [Su Silvio Berlusconi] Il nostro uomo ha creato l’industria televisiva privata nel suo Paese e ne ha mantenuto il monopolio, accumulando uno dei più grandi patrimoni al mondo. Ma ciò non bastava. Alla fine Berlusconi ha preso il controllo di quel Governo che in qualche maniera avrebbe potuto limitare il campo dei suoi affari (e che non lo avrebbe difeso di fronte alle numerose accuse di corruzione).
  • [...] nonostante il grande potere, l'enorme ricchezza e l'appoggio incondizionato a qualunque avventura intrapresa dagli americani sullo scacchiere internazionale, nessuno fuori dall'Italia lo prende sul serio. C'è chi lo considera uno stereotipo italiano cui, sia in affari che in politica, manca il «senso della misura» tipicamente anglosassone. Non a caso, Berlusconi sembra essere la «bestia nera» del molto anglosassone «Economist» che pare considerarlo il più stupido e perfido uomo in Europa. Altri lo vedono come un aberrante e comico (ma anche imbarazzante e inspiegabile) prodotto della ricchezza e dell'era dei media.
  • Stando alle dichiarazioni del premier italiano, Mussolini non avrebbe mai ucciso nessuno e avrebbe mandato gli oppositori in vacanza.
    In qualche modo, Mussolini sta ai dittatori fascisti come Berlusconi ai magnati dei media. Il primo esagerava la sua figura di despota rendendola al contempo efficace e ridicola, anche se sempre terribile. E il secondo è un prodotto di una simile esagerazione. Forse nessuno lo prenderà sul serio, ma crea comunque un precedente molto particolare.
  • Murdoch era [...] forse l'unica che potesse effettivamente stare alla pari con Berlusconi. I due costituivano un'accoppiata di magnati in grado di sfidare il resto del mondo.
  • Harvey Weinstein [...] è impegnato nel finanziamento di molti film italiani. Per questo ha colto la palla al balzo per mostrare frammenti di film da lui distribuiti e per lodare le capacità politiche di Berlusconi.
  • Il premier italiano non è proprio altissimo (tutti sanno che porta speciali suolette per sembrare più alto). Solitamente è molto abbronzato. La sua persona appare sempre «ritoccata». Di per sé non è particolarmente attraente, né carismatico. È un populista, uno che consapevolmente ama rivolgersi al pubblico (dopotutto è un prodotto dell'era della Tv), ma che non sembra avere un rapporto particolarmente buono con il pubblico stesso. [...] Il suo appeal sembra provenire interamente dal fatto che è un miliardario, un miliardario esibizionista e privo di modestia. Berlusconi è un uomo d'affari mascherato da eroe popolare. È una persona che l'enorme ricchezza ha trasformato in una persona speciale.
  • Berlusconi ha una personalità da promoter. La sua mancanza di ritegno è parte del suo charme, una caratteristica essenziale del prodotto in vendita. È una strategia mediatica. Questa, di sicuro, è una delle ragioni (assieme alle sue stupide dichiarazioni, alla corruzione, alla devozione per Bush) per cui l'Europa non può sopportarlo: è il tipico milionario in stile americano. Berlusconi è uno che grida senza ritegno «Io, Io, Io». «Compra, compra, compra». È la libera impresa lanciata in corsa, forse con tanta libertà quanta non se n'era mai vista.

Intervista di Federico Rampini, repubblica.it, 11 febbraio 2018.

  • Mi aspettavo che il libro [Fuoco e Furia] provocasse reazioni, ma quel che è accaduto in seguito alla sua uscita è inaudito. Evidentemente soddisfa un enorme bisogno di capire questo personaggio. Forse non altera i giudizi che già si erano formati su di lui, però leggendolo si ha l'impressione di essere là dentro.
  • Io non sono il classico giornalista politico. Sono un vecchio scrittore da magazine. Non mi occupo di contenuti, programmi di governo. Mi sono seduto là dentro e sono stato ad ascoltare. Senza un obiettivo preciso, davvero. Non mi interessava scrivere di politica, volevo assorbire gli odori. E a quelli là piaceva parlarmi. Cercavano qualcuno con cui sfogarsi.
  • [Su Steve Bannon] Ora per lui vedo diversi scenari. Potrebbe perfino tornare alla Casa Bianca, perché in realtà è probabile che Trump abbia bisogno di lui. Oppure Bannon può distruggere Trump, in una battaglia per il controllo della destra radicale. O infine potrebbe dedicarsi a costruire una Internazionale Populista, che lui considera un'altra sua missione storica.
  • Che [Donald Trump] fosse inadatto alla presidenza era evidente già prima, la novità del mio libro sta nel dimostrare che lo pensano anche quelli che lavorano con lui, per lui. Quelli da cui lui dipende per governare.
  • [Su Donald Trump] Zero probabilità che venga rieletto per un secondo mandato. La vera battaglia da qui al 2020 è questa: tra chi lo vuole tenere e chi vuol farlo fuori. Sarà sanguinosa.
  • Fin dal primo momento lui ha sfidato le istituzioni, le regole, la giustizia. Ha preso d'assalto quello che lui chiama il governo permanente, ciò che include la magistratura e l'Fbi. Ma questa era la posta in gioco fin dalla campagna elettorale: "noi popolo" contro l'establishment, lo Stato. Lui vuole spezzare le istituzioni. Io credo che le istituzioni spezzeranno lui. Ma di certo questa è una battaglia che avrà un vincitore e uno sconfitto. E il resto del mondo assisterà allo spettacolo, affascinato e attonito.

Intervista di Antonello Guerrera, repubblica.it, 15 febbraio 2018.

  • Trump è infantile, confusionario, uno stupido. Con lui tutto è un delirio, niente è normale.
  • Trump e il giornalismo sono due entità dipendenti. The Donald non può esistere senza i media e i media non potrebbero avere un soggetto migliore di cui parlare.
  • Nessuno sapeva chi fossi o cosa facessi alla White House. Il lunedì chiedevo degli appuntamenti con i vari Bannon eccetera, il giorno dopo ero lì, spesso non mi ricevevano e io aspettavo, passando tutto il giorno alla Casa Bianca. È stato facile: non ho dovuto fare neanche una domanda, mi dicevano tutto i collaboratori del Presidente, lacerati in diverse fazioni. Ognuno parlava male dell'altro, si sfogava con me, e così, a poco a poco, sono diventato il loro confidente. [...] A un certo punto non si sapeva più cosa fosse pubblicabile o meno, si è perso ogni parametro: l'ex capo di gabinetto Priebus, per esempio, mi rivelava cose che dovevano essere riservatissime e poi andava a dirle in tv.
  • [...] Trump è il primo a rivelare informazioni [...], se le lascia sfuggire con tutti, soprattutto con i suoi familiari. E poi ci sono così tante fazioni alla Casa Bianca, ognuna con i suoi responsabili stampa, questo non è mai capitato prima a West Wing. Sì, i "leak" riflettono sicuramente una cattiva luce su Trump ma allo stesso tempo questo caos riflette che cosa sia davvero Trump e il suo modo di vedere le cose. Anzi, che dico, lui non vede niente. E non ha il controllo della struttura di cui dovrebbe essere responsabile.
  • Lui è l'esatto opposto di un uomo politico: non calcola minimamente cause ed effetti delle sue azioni. Prendiamo per esempio la politica estera. La sua dottrina nei confronti degli altri paesi è estremamente semplice: dateci quello che vogliamo e noi vi diamo quello che volete.
  • [...] c'è una grande differenza con Berlusconi: quest'ultimo vuole rimanere attaccato al potere e alle istituzioni politiche a ogni costo, mentre a Trump questo non interessa. Trump non vuole governare, lui vuole solo diventare il più famoso possibile, punto.

Intervista di Federico Rampini, repubblica.it, 5 giugno 2019.

  • Donald Trump è come un disastro ferroviario al rallentatore: la gente non riesce a staccare gli occhi dallo spettacolo. Ma il populismo avrà una vita anche dopo di lui? Questa è la grande domanda.
  • [Su Russiagate] Dall'ufficio del procuratore Mueller è uscita una smentita che non smentisce nulla. Io ho un documento di 56 pagine, redatto con rigore estremo, ed è una bozza d'incriminazione. Dove si parte dal presupposto che il presidente sia stato incriminato, e che dalla Casa Bianca sia partito un ricorso costituzionale, con l'argomento che è impossibile incriminare un presidente nell'esercizio delle sue funzioni. In questo esercizio Mueller si preparava a rintuzzare la difesa della Casa Bianca.
  • Bannon non è un buon organizzatore. In compenso è un ottimo motivatore. È colui che ha la visione più lucida su chi è Trump, e cos'è il mondo attorno a Trump. Forse Bannon è l'unico faro d'intelligenza che illumina quel mondo.
  • Sia chiaro: il nuovo populismo è reale, è una corrente poderosa. Trump ne ha beneficiato, è parte di questo fenomeno; al tempo stesso questo riccastro è un'anomalia. Chi ha visione strategica, cioè Bannon, si sta ponendo il problema di prolungare il populismo oltre Trump.

Intervista di Shendi Veli, iltascabile.com, 25 luglio 2019.

  • Sono sicuro che ci sono stati diversi leader politici pazzi nella storia, ma lui non ha nemmeno le caratteristiche di un leader. Trump è un attore, tutto quello che lui desidera è avere l'attenzione su di sé, non c'è nessuna reale altra agenda che viene perseguita, non è nemmeno veramente attratto dal potere, lui vuole solo essere al centro dell'attenzione. In questo ci vedo dei tratti anomali.
  • Trump non si cura del rapporto di causa-effetto delle cose che fa e dice, è come se vivesse solo l'attimo presente, se decide di fare qualcosa è perchè in quel momento è spinto o motivato o ispirato a farlo. Tutto quello che fa e dice può essere ritrattato in un momento successivo, non c'è coerenza verso un obiettivo, non c'è una direzione o una strategia. Ma per quanto insensate siano le sue azioni, i media continuano a cercare di applicare una logica. È difficile comprendere questo suo personaggio se fai informazione: tu hai la necessità di raccontare i fatti accaduti in un dato arco di tempo, nel caso di Trump sei costretto a inseguire la sua ultima esplosione, il suo ultimo tweet. Quello che ottieni è una sequenza infinita di istantanee.
  • Credo che quella tra Trump e Bannon sia stata una relazione tossica, un matrimonio disfunzionale. Hanno avuto bisogno l'uno dell'altro e allo stesso tempo si sono odiati. Trump è il presidente degli Stati Uniti grazie a Steve Bannon, su questo non c'è alcun dubbio, e Bannon è diventato un personaggio rilevante della politica globale proprio perché Trump è stato eletto. Trump non sopportava il fatto di dovere a Bannon la sua elezione e dall'altra parte Bannon non mancava di battere cassa per il suo credito nei confronti del presidente. Bannon è molto più intelligente di Trump e lo detesta per le sue incapacità e per l'indifferenza verso le questioni politiche a lui più care. Sa bene che Trump ha portato il populismo all'apice negli Stati Uniti ma che può essere anche lo stesso che distrugge questo movimento. In un certo senso anche se dall'esterno lui continua, attraverso i suoi agganci con lo staff presidenziale, a fare pressione per imporre la sua agenda politica, non è un lavoro facile. C'è bisogno dell'impegno costante di un team di persone per ricordare a Trump quello in cui crede, perché se lo dimentica istantaneamente. Da una parte vediamo che Trump segue alcune delle direttrici politiche fondamentali di Bannon, come ad esempio la linea dura con la Cina, ma sono abbastanza convinto che da un momento all'altro potrebbe firmare un accordo di compromesso che modifica le linee essenziali della politica seguita finora.
  • Steve è un opportunista, è sempre in cerca di un progetto nuovo da seguire. Sicuramente lui ha un core filosofico: il populismo, la working class, e persegue con relativa coerenza degli obiettivi, ma la cosa importante per Steve Bannon è che in questo momento si sta divertendo tantissimo. Non avrebbe mai pensato di arrivare dove è oggi, venendo dai margini della scena politica di trovarsi nel centro nevralgico di tutto, e si sta godendo ogni minuto.
  • L'immigrazione è un problema reale, Trump ha fatto suo questo tema sebbene non gliene importasse granché: nei suoi golf club lavorano da sempre immigrati irregolari messicani. Insieme ai suoi consulenti politici ha lanciato questa idea del muro, uno dei suoi ex collaboratori mi ha detto: "È un idiota" e mi ha raccontato che ha reagito con molto entusiasmo a questa idea del muro senza avere la più pallida idea di come farlo.
  • Direi che siamo di fronte a una frattura, che si estende a tanti aspetti, una frattura nell'istruzione, una frattura nel reddito, ma anche una profonda frattura nelle aspirazioni. Trump rappresenta un lato di questa spaccatura, la parte che dice: "Non stiamo ottenendo nulla da tutto questo, siamo lasciati indietro, stiamo morendo, fanculo".
  • Qualcuno ha detto che Trump incarna l'idea che una persona povera ha di un ricco, e in un certo senso è così. Lui era un personaggio televisivo, la caricatura dell'uomo di successo, e in questo c'è l'ironia della sorte. Se qualcuno avesse inventato questa storia non avrebbe mai scelto di farla andare così: sarebbe stata troppo poco credibile.

Serena Danna, open.online, 6 ottobre 2020.

  • Il Coronavirus è diventato l'argomento principale del nostro tempo nonché della campagna elettorale. C'è un consenso generale sull'incapacità dell'amministrazione Trump di rispondere alla pandemia e sulla gestione fallimentare della crisi sanitaria, economica e sociale. Trump ha sempre pensato di poter negare la realtà, ma alla fine la realtà lo ha afferrato.
  • La situazione si è messa malissimo, ma Trump pensa ancora di poter vincere. Ha costruito la sua vita su questa attitudine: fallimento dopo fallimento, continua a ritenersi un vincente e si racconta come tale. Anche se perderà, incolperà qualcun altro e sosterrà di aver vinto.
  • Nessuno è in grado di dire cosa succede alla Casa Bianca, e sa perché? Perché ciò che accade in quelle stanze rispecchia quello che succede nella testa di Trump. Un pensiero apparentemente definitivo potrebbe venire contraddetto da uno opposto che sopraggiunge un momento dopo. Trump viene influenzato da quello che guarda in tv, dagli incontri che fa: un elemento casuale è in grado di fargli cambiare totalmente traiettoria.

Intervista di Mario Platero, repubblica.it, 20 luglio 2021.

  • [...] con il mio primo libro Fire and Fury mi attaccò con violenza: "porterò in tribunale il peggior giornalista del mondo". Poi, quando ha saputo che stavo preparando un nuovo libro non favorevole, mi chiama, invitandomi a passare un giorno con lui al suo club a vedere deputati e senatori che vengono a baciargli l'anello. La sera siamo a cena, con lui e Melania, noi tre al club, tavolo circondato da un cordone rosso. Una cosa surreale. Il suo bisogno di protagonismo supera qualunque inibizione.
  • Trump è unico: non ha bisogno della Casa Bianca per essere Trump. Il potere non gli interessa. Gli interessa essere al centro dell'attenzione, recitare, colpire l'immaginazione con qualcosa di assurdo
  • Ho conosciuto Trump molto da vicino, l'ho visto in azione. Trump non è in grado di pensare in modo razionale a un complotto. Tutto in quello che dice è sconclusionato, improvvisato, motivato in modo istintivo da un effetto spettacolo. Il 6 gennaio non c'era un piano, ma l'isterismo di un pazzo. Lo voglio dire con chiarezza: Trump non è machiavellico, non è razionale. Per essere tutto questo una persona deve avere un contesto di sanità mentale che Trump non ha.
  • Trump non è un pazzo lucido. Nella politica moderna possiamo immaginare che una persona cattiva, corrotta, bigotta, bugiarda possa essere eletta alla presidenza degli Stati Uniti, ma non qualcuno la cui testa è dissociata dalla realtà. Trump è incapace di ascoltare un rapporto o un dibattito fra i suoi e si lascia andare all'improvvisazione spesso inconsulta del momento.

Intervista di Massimo Gaggi, corriere.it, 24 dicembre 2022.

  • Trump non sa governare, ma è molto bravo a demolire.
  • Ivanka e Jared Kushner non lo seguono nella nuova avventura politica. Perfino un fedelissimo come il primogenito Donald Jr. si tiene un po' in disparte. Ed è vero, non ha più un team. Ma non lo vuole nemmeno, non gli serve. Per lui gli assistenti sono un impaccio: vive nella prigione dei suoi monologhi che non tollerano interruzioni o verifiche sulla realtà dei fatti. Meglio evitare pensosi consiglieri: tutto dipende dalla sua testa caotica.
  • Trump commette molti errori, ma non li corregge perché li considera virtù.
  • Trump può anche arrabbiarsi per i nostri giudizi, ma alla fine per lui conta una parola sola: more, di più. Vuole più interesse, anche con giudizi negativi. Dite sempre che vuole assolutamente vincere: in realtà la cosa che gli interessa di più è essere al centro dell'attenzione.

Intervista di Paolo Mastrolilli, repubblica.it, 22 settembre 2023.

  • [...] quando Rupert morirà il controllo della compagnia passerà ai 4 figli, con poteri di voto uguali, e Lachlan non sarà più il leader. A quel punto decideranno il futuro, non ora. Ma non vanno d’accordo su nulla.
  • Murdoch prende la politica seriamente, Trump no. Rupert pensa che il 6 gennaio Donald abbia violato una linea rossa invalicabile. È un uomo d'affari conservatore tradizionale, non un social conservative. È un moderato, non estremista, appoggia l'immigrazione e disprezza chi la usa come arma politica. Poi crede che Trump sia riprovevole come persona
  • La Fox è una macchina incredibile di soldi, più di ogni altro media nella storia Usa. A Murdoch piacciono i soldi ed è stato incapace di barcamenarsi tra questo desiderio e quello di avere l'influenza politica per bloccare Trump.

Intervista di Viviana Mazza, corriere.it, 31 maggio 2024.

  • La difesa di Trump è stata la tradizionale difesa di Trump: negare, negare, negare. Negare anche l'innegabile. Il caso della Procura era molto chiaro, spiegato per filo e per segno. Non c'è alcun dubbio che abbiano falsificato i documenti aziendali: pretestuoso dire il contrario. E lo hanno fatto per influenzare l'elezione. È tutto.
  • [Sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2024] Non riesco a immaginare quale sia la strategia di Biden: direi nessuna, totale passività, incapacità di concepire quello che si trova ad affrontare. Non dico che perderà necessariamente. Ma se vincerà sarà per via di Trump non di Biden.
  • [Sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2024] Se Biden è fortunato, Trump si tirerà la zappa sui piedi al momento appropriato della campagna elettorale, il che di certo è credibile dato che si tira spesso la zappa sui piedi

Intervista di Paolo Mastrolilli, repubblica.it, 20 luglio 2025.

  • L'enorme numero di cause fatte da Trump contro i media è stato in genere archiviato perché non hanno merito legale, tranne alcuni casi recenti in cui certi gruppi hanno scelto di patteggiare per ottenere favori da lui. Murdoch però non cederà, anche perché sa che Trump dovrà testimoniare sul caso Epstein, se vorrà procedere con la causa, ma non lo farà mai.
  • Murdoch odia Trump. È stato costretto a sopportarlo ma lo odia.
  • La Fox ha sostenuto prima DeSantis e poi Haley, chiunque pur di fermare Trump. Poi però Donald ha vinto le elezioni e Rupert è rimasto fregato. È stato costretto ad inginocchiarsi, ma ciò non significa che fosse felice e quando ha avuto l'occasione per vendicarsi l'ha colta.
  • [«[Rupert Murdoch] Odia Trump per motivi personali o politici?»]
    Entrambe le cose. Sul piano personale lo considera un vile e riprovevole truffatore. Murdoch è un conservatore tradizionale e crede che i politici debbano essere persone serie, non barzellette. Sul piano politico poi è un internazionalista, favorevole all'immigrazione, quindi opposto ai pilastri della linea Maga.
  • Rupert è un editore di successo miliardario, ciò che Trump stima e ama.

Intervista di Viviana Mazza, corriere.it, 30 luglio 2025.

  • [«Come ha conosciuto Epstein?»] Con un gruppo di gente ricca cercò di acquistare il New York Magazine nel 2004-2005, ero il principale giornalista della rivista, l'ho conosciuto allora. Finì in prigione nel 2007 o 2008 e non l'ho visto per un po'. Poi nel 2014 mi ha contattato chiedendo se volevo scrivere di lui e io dissi "Probabilmente no". E lui: "Come vuoi, ma sentiti libero di venire a parlarmi. Magari trovi interessanti me e le persone che vengono a casa mia". E le trovai piuttosto avvincenti. Poi nel 2015 Trump è sceso in corsa per la presidenza e ho scoperto che Epstein era stato suo amico per oltre un decennio e sapeva ogni genere di cose su di lui. Poi Steve Bannon è entrato in scena: è diventato amico di Epstein, e all'improvviso questi due uomini che considero il numero uno e due per profondità della loro comprensione di Trump erano insieme e io ero parte delle discussioni.
  • [...] Trump ha avuto un rapporto strettissimo con quello che molti considerano il peggiore individuo sulla faccia della terra: sembra un notevole problema politico. Epstein mi ha descritto la relazione con Trump: rapporti con le donne, affari, una fidanzata che condivisero per un anno nel 1992-93. Erano ricchi playboy, "bad boys", interessati alle donne e ai soldi, ossessionati dalle modelle.
  • [...] quando uscì il mio libro Assedio nel giugno 2019, nel quale racconto della loro rottura, Epstein mi chiamò da Parigi, per dirmi che forse aveva detto troppo e al suo ritorno poche settimane dopo fu arrestato. Mi ha perseguitato l'idea che, se c'era una ragione per cui l'amministrazione Trump voleva zittire Epstein, possa essere questa. Oppure come dicevano Epstein e i suoi avvocati, il procuratore del distretto Sud di New York voleva solo cercare di ottenere informazioni dannose su Trump e per questo è stato arrestato? Non so la risposta.

Intervista di Paolo Mastrolilli, repubblica.it, 21 dicembre 2025.

  • I democratici vogliono incolpare Trump, e i repubblicani chiunque altro. Andremo avanti e indietro così, senza una soluzione attendibile e definitiva.
  • Donald Trump e Jeffrey Epstein sono stati migliori amici per più di 15 anni. Facevano quasi tutto insieme: affari, caccia alle ragazze, arrampicate sociali. Erano in gran parte la stessa persona. Uno dei due è finito nella prigione più cupa degli Stati Uniti con un lenzuolo legato al collo, l’altro alla Casa Bianca. Spiegatemi questa differenza, io non ci riesco.
  • Suppongo che la domanda tecnica resti se Trump abbia avuto o meno rapporti sessuali con ragazze minorenni. Non lo so, ma non erano questi i termini in cui ne parlava lo stesso Epstein. Non ammetteva di avere rapporti con minorenni. [...] entrambi erano ossessionati dalla caccia alle modelle di ogni tipo, o delle aspiranti tali. E quale età hanno queste modelle? Fra 15 e 20 anni? Posso garantirvi che quei due non chiedevano il documento d’identità.
  • Io non ho diffamato la First Lady e non l’ho accusata di aver partecipato a reati. Ho solo detto che era a conoscenza del rapporto di amicizia che suo marito aveva con Epstein.

Note

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  1. a b Da L'addio dello Squalo è soltanto un bluff, repubblica.it, 14 luglio 2012.
  2. a b Citato in Tweet falsi, notizie senza fonti, commenti urlati e in tutto il mondo si fa strada "Slow news", repubblica.it, 12 maggio 2013.
  3. Dall'intervista di Arturo Zampiglione, Michael Wolff: "Giornali in trincea e tv in trasformazione, l'unica contromossa sono le aggregazioni", repubblica.it, 10 aprile 2016.
  4. Dall'intervista di Anna Lombardi, Wolff: "La partita è chiusa, i social affosseranno Trump", repubblica.it, 28 settembre 2016.
  5. Citato in Usa, Trump al contrattacco su Twitter: "Non sono intelligente, sono un genio", repubblica.it, 6 gennaio 2018.

Altri progetti

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