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Michelino da Besozzo

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Michelino da Besozzo, Sposalizio mistico di santa Caterina (Pinacoteca nazionale di Siena)

Michele de' Molinari, detto Michelino da Besozzo (1370 circa – 1455 circa), pittore e miniatore italiano.

Citazioni su Michelino da Besozzo

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  • Contemporaneo a Franco e a Filippolo de Veris, portato anch'egli della nuova corrente stilistica, fu un maestro che nei primi decenni del Quattrocento ebbe fama altissima, e molto lavorò per il duomo di Milano.
    Michelino de Mulinari da Besozzo è menzionato la prima volta negli atti della Fabbrica del duomo il 13 luglio 1404, quando si deliberò di chiamarlo a eseguire vetrate e altri lavori, perché era maestro sommo nella Pittura e nel disegno. Egli dimorava allora a Pavia ove, già nel 1388, aveva eseguito degli affreschi nel chiostro di S. Pietro in ciel d'oro, e nel 1394 un'ancona per la chiesa di S. Mustiola.
    Queste date, e le notizie degli Atti del duomo, fanno supporre un lungo e abituale soggiorno del pittore a Pavia, si che è probabile che certo Michele pavese ricordato dall'umanista Uberto Decembrio come abilissimo, sin da fanciullo, nel ritrarre animali, e poi maestro eccellente sopra ogni altro, fosse appunto lo stesso Michelino da Besozzo.
  • Nella Pinacoteca comunale di Siena si trova una tavola inscritta: "Michelinus fecit", la quale non ha nessun rapporto di stile con dipinti di maestri senesi, e dimostra invece tante affinità con pitture eseguite nella Lombardia da poter affermare ch'essa è opera di artista lombardo, e da render del tutto verisimile l'opinione che in quella scritta sia indicato il celebre pittore milanese [Michelino da Besozzo]. Sopra uno sfondo d'oro, seduta in trono ornato di cuspidi e di fogliami gotici, la Vergine tiene in grembo il Bambino tutto ignudo, e in atto di porgere l'anello a S. Caterina: il Battista e S. Antonio eremita si curvano intenti presso il suo seggio.
  • Si diffondeva [...] sempre più ampiamente lo stile che aveva trovato così nitida espressione nell'arte di Michelino da Besozzo; in breve esso doveva predominar tanto su ogni altra tendenza da informare, in vario grado, quasi tutti i dipinti lombardi che ci sono rimasti della prima metà del Quattrocento. E forse ciò avvenne non senza diretta azione di Michelino stesso, del maestro che i contemporanei esaltarono sopra ogni altro, il quale nella sua diuturna attività nei maggiori centri di Lombardia, a Milano, a Pavia, aveva potuto spiegare una vasta e profonda influenza sugli altri pittori lombardi.

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