Museo nazionale Collezione Salce
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Citazioni sul Museo nazionale Collezione Salce di Treviso.
- Così in Salce la «forma» manifesto (stampato), il mezzo in quanto tale, prevale sui contenuti espressi: il «ragioniere» accumula anche le opere che non valuta belle. Alla «coazione a ripetere» del desiderio si aggiunge la sistematicità dell'esperto, al feticista l'archivista. Grazie a questo la sua raccolta non solo è in grado di mostrare il percorso di una tradizione artistica che si massifica e socializza al servizio del mercato, con l'intento di conservare la propria radice e «decorare», «abbellire» le funzioni della tecnica o la trivialità dei prodotti, ma, acquisendo anche ciò che non rientra in quel percorso «auratico», è pure in grado di documentare la nascita della pubblicità contemporanea, il formarsi di una nuova estetica del prodotto, di nuove strategie persuasive e discorsive, di nuovi ritmi narrativi, di nuove sostanze, nuovi vissuti, nuovi soggetti dell'immaginario (che, tra catastrofe e rigenerazione, nascono come negazione, «dissoluzione», «compimento», all'interno dell'arte della pubblicità urbana, potremmo dire come suo «destino»). (Alberto Abruzzese)
- Se ad esempio il trevigiano Nando Salce (1877-1962), facilitato da una condizione economica familiare favorevole, non si fosse accanito per vari decenni della sua esistenza a collezionare manifesti pubblicitari d'ogni tipo, facendone ad un certo momento donazione alla sua città, oggi non sarebbe consentito a Treviso di evocare per tematiche, attraverso le genuine espressioni grafiche di autentici talenti del settore, gusti e passioni e tendenze delle generazioni che ci hanno preceduto. A partire dal 1895. (Piero Zanotto)
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