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Nisargadatta Maharaj

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Nisargadatta Maharaj

Nisargadatta Maharaj (1897 – 1981), maestro spirituale indiano.

Io sono quello

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  • Il desiderio è il ricordo del piacere, la paura il ricordo del dolore. (§ 3)
  • La persona è solo il risultato di un equivoco. In realtà non esiste. Sentimenti, pensieri e azioni corrono davanti all'osservatore in successione senza fine, lasciando delle tracce nel cervello e creando un'illusione di continuità. Un barlume dell'osservatore riflesso nella mente, crea il senso dell'"io", e la persona acquista un'esistenza apparentemente indipendente. In realtà non c'è alcuna persona, c'è solo l'osservatore che si identifica con l'"io" e il "mio". Il maestro dice all'osservatore: tu non sei questo, non c'è nulla di tuo in ciò, tranne l'"io sono": il puntolino che fa da ponte tra l'osservatore e il suo sogno. "Io sono questo", "io sono quello", è sogno, mentre l'"io sono", puro e semplice, ha impresso su di sé il marchio della realtà. (§ 7)
  • Io vivo in un mondo di realtà, non di immaginazioni come il tuo. Il tuo mondo è strettamente privato, non puoi parteciparlo a nessuno, nessuno può varcarlo, vede come tu vedi, ode come tu odi, vibra alle tue emozioni e pensa i tuoi pensieri. Sei solo, murato nel sogno cangiante, che scambi per la vita. Il mio è un mondo aperto e accessibile. In esso c'è comunione, intuito, amore, vera qualità; l'individuale coincide con l'universale, e viceversa. Tutti sono uno, e l'Uno è tutti. (§ 7)
  • Il mio mondo è come il tuo. Vedo, odo, sento, penso, parlo e agisco in un mondo che percepisco come te. Per te è tutto, per me è quasi niente. Sapendo che il mondo è una parte di me, non gli bado più di quanto tu badi al cibo che hai mangiato. Mentre lo prepari e lo mastichi, è ancora separato da te, e l'hai presente; ma una volta ingoiato, non ci pensi più. Io ho ingoiato il mondo, e non ci penso più. (§ 8)
  • Praticare ogni giorno e deliberatamente la discriminazione tra il vero e il falso, e rinunciare al falso, è meditazione. (§ 16)
  • I desideri che distruggono i loro soggetti o i loro oggetti, o che non si estinguono una volta appagati, si contraddicono da sé, e non possono trovare soddisfazione. Solo i desideri motivati dall'amore, dalla buona volontà e compassione, giovano sia al soggetto che all'oggetto, e possono essere pienamente appagati. (§ 20)
  • Se vuoi peccare, pecca con tutto il cuore e apertamente. Anche i peccati hanno da insegnare al peccatore serio; come le virtù, al santo serio. È la loro mescolanza che è disastrosa. Niente ti blocca più del compromesso, perché mostra una mancanza di serietà senza la quale non puoi far nulla. (§ 31)
  • Dèdicati totalmente al compito del momento: che è morire adesso a ciò che è adesso. Infatti, vivere è morire. Senza la morte, non c'è vita. Convinciti della cosa essenziale, che il mondo e il sé sono tutt'uno. (§ 33)
  • Convinciti della cosa essenziale, che il mondo e il sé sono tutt'uno. (§ 33)
  • M.[1]: Il desiderio di trovare il sé sarà colmato purché non desideri altro. Devi essere molto onesto con te stesso, e disinteressarti di tutto il resto. Se continui ad alimentare i desideri, e ti impegni per appagarli, il tuo scopo principale subirà un ritardo. Va' dentro, non deviare, non volgerti mai all'esterno.
    I.[2]: Ma i desideri e le paure sono ancora qui.
    M.: Appena scoprirai che la loro radice è nell'attesa nata dalla memoria, cesseranno di ossessionarti. (§ 34)
  • Sei debole perché sei convinto di essere nato nel mondo. In realtà è il mondo che è continuamente creato e ricreato da te. (§ 43)
  • L'ignoranza non ha inizio, ma può finire. Indaga chi è che ignora e l'ignoranza, come un sogno, dileguerà. (§ 45)
  • Ognuno crea un mondo per sé e ci vive, prigioniero della sua ignoranza. Dobbiamo inderogabilmente negare realtà alla nostra prigione. (§ 45)
  • La tua natura ha una capacità sconfinata di trarre gioia. È piena di ardore e affetto. Si irradia su tutto ciò che rientra nel fuoco della consapevolezza, e niente ne è escluso. Non conosce il male o la bruttezza: spera, confida, ama. Voi tutti non sapete quanto perdete ignorando voi stessi. Non siete né il corpo né la mente, né il combustibile né il fuoco. Essi appaiono e scompaiono secondo leggi loro. Ciò che sei, lo ami, e qualunque cosa tu faccia, la fai per la tua felicità. Trovarla, conoscerla, vezzeggiarla è il tuo bisogno fondamentale. Da tempo immemorabile ami te stesso, ma mai in modo sapiente. Poni il corpo e la mente accortamente al servizio del sé, che è tutto. Sii schietto con lui, amalo incondizionatamente. Non fingere di amare gli altri come te stesso. A meno che non li abbia resi tutt'uno con te, non puoi amarli. Il tuo amore per gli altri è il frutto, non la causa, dell'autoconoscenza. Quando ti sarai pienamente convinto che un'unica vita pervade ciò che è, e che tu sei quella vita, amerai tutto naturalmente e con spontaneità. Quando avrai afferrato la profondità e la pienezza del tuo amore per te, saprai che ogni essere vivente e l'universo intero sono inclusi nel tuo affetto. Se invece guardi qualsiasi cosa come fosse separata da te, non potrai amarla perché la temerai. L'alienazione produce la paura, e la paura approfondisce l'alienazione. È un circolo vizioso che solo l'autorealizzazione può infrangere. Cercala risolutamente. (§ 46)
  • Un principe che si creda un mendicante, si può convincere fondatamente in un solo modo: comportarsi da principe e stare a vedere. (§ 54)
  • Il corpo e la mente sono sintomi di ignoranza e di fraintendimento. Compòrtati come se fossi pura consapevolezza, senza corpo e senza mente, senza spazio e senza tempo, oltre il "dove", il "quando", il "come". Instàllatici, pensaci sù, impara ad accettare la sua realtà. Non opporti, non continuare a negarla. Abbi almeno la mente aperta. Lo yoga fa inclinare l'esterno verso l'interno. Fa' che il corpo e la mente esprimano il reale, che è il tutto e al di là di tutto. Ottieni se fai, non già discutendo. (§ 54)
  • I.: Quando muore un uomo comune, che cosa gli accade?
    M.: Dipende da ciò in cui ha creduto. La vita è immaginazione, prima e dopo. Il sogno continua.
    I.: E che cosa accade al realizzato?
    M.: Non muore perché non è mai nato. (§ 56)
  • Prima che incontrassi il mio maestro, sapevo molte cose. Ora non so nulla, perché ogni conoscenza appartiene al sogno, e non è valida. (§ 56)
  • Il mio pollice tocca l'indice, ambedue toccano e sono toccati. Se pongo mente al pollice, il soggetto della percezione è lui, e l'indice è il sé. Basta spostare il fuoco dell'attenzione e il rapporto è invertito. Diciamo che via via che dirigo l'attenzione, divento quello che guardo, e ne assumo la coscienza. Divento l'interno testimone di ciò che guardo. Questa capacità di penetrare punti focali di coscienza diversi dal mio, la chiamo "amore", ma puoi definirla come ti piace. L'amore dice: "Sono tutto". La saggezza dice: "Non sono niente". La mia vita scorre tra l'uno e l'altra. Poiché in ogni punto dello spazio e del tempo posso essere il soggetto e l'oggetto dell'esperienza, lo esprimo dicendo che io sono l'uno e l'altro, né l'uno né l'altro, e al di là di entrambi. (§ 57)
  • Per cambiare dimensione di coscienza, hai bisogno di aiuto. Talvolta può non essere nella forma di una persona concreta, basta una presenza sottile o un lampo dell'intuizione, ma l'aiuto ci vuole. Il sé interno scruta e attende che il figlio torni al padre. Al momento giusto, dispone tutto con affetto e efficienza. Se occorre un messaggero o una guida, manda il maestro a espletare il necessario. (§ 58)
  • C'è il corpo e c'è il Sé. In mezzo c'è la mente, in cui il Sé si riflette come "Io sono". Ma la mente esclude di essere il Sé, e si scambia per il corpo, per molte ragioni: perché è imperfetta, rozza, irrequieta, scriteriata e ottusa. Però basta purificarla per farle scorgere la sua identità con il Sé. Quando la mente s'immerge nel Sé, il corpo non presenta problemi. Rimane ciò che è, un mezzo per conoscere e agire, ed esprimere il fuoco creativo che è dentro. Il suo valore ultimo è far scoprire il corpo cosmico, che è l'universo nella sua interezza. (§ 58)
  • M.: Il piacere si accoglie subito, mentre il sé con tutte le sue forze rifiuta il dolore. Poiché l'accettazione del dolore è la negazione del sé, e il sé è sulla via della vera felicità, la piena accettazione del dolore libera le sorgenti della gioia.
    I.: L'accettazione della sofferenza funziona allo stesso modo?
    M.: Il dolore è subito messo a fuoco dalla consapevolezza, per la sofferenza non è così semplice. La vita mentale che conosciamo è un flusso ininterrotto di sofferenza, sicché la messa a fuoco non basta. Per raggiungere gli strati più profondi della sofferenza, devi andare alle sue radici e scoprire la vasta rete sotterranea dove paura e desiderio sono avvinti, e le correnti dell'energia vitale si contrappongono e distruggono l'un l'altra.
    I.: Come posso dipanare questa matassa subliminale?
    M.: Aderendo a te stesso, all'"io sono", osservandoti con attenzione nella vita di ogni giorno, pronto a capire più che a giudicare. Se accogli senza riserve qualunque sviluppo degli eventi interiori, faciliti l'emersione in superficie dei contenuti profondi, arricchisci la tua vita e liberi le energie latenti. Questa è la grande opera della consapevolezza: rimuove gli ostacoli e svincola le energie, grazie alla comprensione della natura della vita e della mente. L'intelligenza è il varco alla libertà e l'attenzione vigile è la madre dell'intelligenza. (§ 59)
  • Quando ti accosti agli altri con i tuoi desideri e le tue paure, non fai che accrescere l'angustia generale. Liberati tu prima dalla sofferenza, e potrai sperare di aiutare gli altri. Non c'è nemmeno bisogno di sperare: la tua stessa esistenza sarà il massimo aiuto che un uomo possa dare ai suoi compagni di via. (§ 59)
  • L'utile è bene e l'inutile è male. (§ 60)
  • I.: Un bambino cresce naturalmente. Non fa piani in proposito, né segue un modello; e nemmeno cresce come capita, una mano qui e una gamba là; il suo sviluppo è integrale e automatico.
    M.: Perché non immagina. Anche tu puoi crescere così, ma non devi indulgere in previsioni e programmi, nati dalla memoria e dall'anticipazione. Una delle caratteristiche del saggio è che il futuro non lo tocca. Il tuo interesse per il futuro deriva dalla paura del dolore e dal desiderio del piacere; per il saggio tutto è beatitudine, l'accadere in sé e per sé lo rende felice. (§ 61)
  • L'intelligenza e il potere sono tutti consumati dalla tua immaginazione. Essa ti ha assorbito al punto da non accorgerti di quanto ti sei allontanato dalla realtà. Senza dubbio l'immaginazione è molto creativa. Produce mondi su mondi; ma sono tutti nello spazio e nel tempo, nel passato e nel futuro, i quali non esistono. (§ 61)
  • Nulla si può fare senza amore, e senza la volontà ispirata dall'amore. Limitarsi a parlare della Realtà in astratto è autopunitivo. Deve esserci amore nel rapporto tra l'"io sono" e il suo osservatore. Finché l'osservatore – il sé interno e "superiore" – si ritiene diverso dall'osservato – il sé "inferiore" – e lo disprezza e condanna, la situazione è disperata. Solo quando l'osservatore (vyakta) accetta la persona (vyakti) come una proiezione o manifestazione di sé e, per così dire, ingloba se stesso nel Sé, la dualità "io-questo" scompare, e la Realtà si manifesta nell'identità di esterioreinteriore. Questa unione dell'osservatore e dell'osservato si ha quando l'osservatore diviene consapevole di sé come osservatore: non solo gl'interessa l'osservato, che è comunque lui stesso, ma l'interesse in sé e per sé, l'attenzione all'attenzione, la coscienza della consapevolezza. Questa consapevolezza amorevole è il fattore cruciale che mette a fuoco la Realtà. (§ 62)
  • L'intero universo è il tuo corpo e perciò non devi temerlo. Puoi dire di avere due corpi: quello personale e quello universale. Il primo va e viene, il secondo è sempre con te. L'intera creazione è il tuo corpo. (§ 65)
  • I.: Perdonate una strana domanda. Se qualcuno, con una spada affilatissima, vi tagliasse improvvisamente la testa, che differenza farebbe per voi?
    M.: Nessuna. Il corpo perderebbe la testa, certe linee di comunicazione verrebbero interrotte, questo è tutto. Due si parlano al telefono e il filo è reciso. Non è successo loro nulla, devono solo cercare un altro mezzo di comunicazione. Dice la Bhagavad Gita: "La spada non lo taglia". È letteralmente così. La coscienza per sua natura sopravvive ai suoi veicoli. È come il fuoco. Brucia il combustibile, ma non se stesso. Come il fuoco dura più di una montagna di combustibile, così la coscienza sopravvive a innumerevoli corpi. (§ 68)
  • [Detto di desideri e paure] Alla loro radice, c'è la sensazione di non essere se stessi. Come un arto slogato duole finché è fuori posto, ma non ci pensi più non appena è assestato, così ogni interesse per se stessi è un sintomo di stortura mentale che sparisce non appena ritorni alla tua vera natura. (§ 69)
  • La persona è solo il risultato di un equivoco. In realtà non esiste. Sentimenti, pensieri e azioni corrono davanti all'osservatore in successione senza fine, lasciando delle tracce nel cervello e creando un'illusione di continuità. Un barlume dell'osservatore riflesso nella mente, crea il senso dell'"io", e la persona acquista un'esistenza apparentemente indipendente. In realtà non c'è alcuna persona, c'è solo l'osservatore che si identifica con l'"io" e il "mio". Il maestro dice all'osservatore: tu non sei questo, non c'è nulla di tuo in ciò, tranne l'"io sono": il puntolino che fa da ponte tra l'osservatore e il suo sogno. "Io sono questo", "io sono quello", è sogno, mentre l'"io sono", puro e semplice, ha impresso su di sé il marchio della realtà. (§ 71)
  • La maturità spirituale consiste nella prontezza a cedere tutto. L'abbandono è il primo passo. Ma il vero abbandono sta nel comprendere che non c'è nulla da lasciare, perché nulla è tuo. È come il sonno profondo: non rinunci al letto quando ti addormenti; semplicemente lo dimentichi. (§ 73)
  • La scienza lo definisce approccio sperimentale. Per dimostrare una teoria si proseguono esperimenti già convalidati. Nella ricerca spirituale la catena degli esperimenti previsti si chiama yoga. (§ 74)
  • Il corpo è fatto di cibo come la mente di pensieri. Vedili come sono. La non-identificazione, quando è naturale e spontanea, è una liberazione. Non ti occorre sapere chi sei. Ti basti sapere che cosa non sei. Ciò che sei non lo saprai mai, perché ogni scoperta rivela nuove dimensioni da conquistare. L'ignoto non ha limiti. (§ 74)
  • L'ignoranza non è mai esistita. La verità sta nello scoprire, non in ciò che si scopre. E allo scoprire non c'è inizio né fine. Discuti i limiti, va' oltre, poniti dei fini apparentemente impossibili: questa è la via. (§ 74)
  • Quando riconoscerai l'"io" per quello che è, un grappolo di desideri e paure, e il "mio", come il ricettacolo di tutto l'occorrente, in cose e persone, per evitare il dolore e assicurare il piacere, vedrai che l'"io" e il "mio" sono falsi e infondati. Creati dalla mente, la dominano finché sono presi per veri; non appena se ne dubita, dileguano. Poiché sono di per sé insussistenti, hanno bisogno di un supporto che trovano nel corpo, il quale diventa il loro punto di riferimento. Quando dici "mio" marito, i "miei" bambini, intendi il marito e i figli del corpo. Abbandona l'idea di essere il corpo e affronta la domanda: chi sono? Immediatamente si mette in moto un processo che ripristina la realtà o che, piuttosto, riconduce la mente alla realtà. Basta non avere paura. (§ 77)
  • Il karma è solo una riserva di energie non liberate, di desideri insoddisfatti e paure fraintese, costantemente rifornita di nuovi desideri e paure. Ma può non essere sempre così. Scopri la vera causa della paura – l'estraniamento da te – e dei desideri – la nostalgia per te stesso –, e il tuo karma si dissolverà come un sogno. La vita scorre tra la terra e il cielo. Nulla cambia, solo i corpi crescono e decadono. (§ 81)
  • Siamo tutti creatori e creature l'uno dell'altro, infliggiamo e portiamo il fardello reciproco. (§ 82)
    In reality, we are all creators and creatures of each other, causing and bearing each other’s burden.
  • Il tempo abbatte le montagne; a maggior ragione puoi farlo tu, che sei l'origine intemporale del tempo. (§ 87)
  • Per la felicità non c'è spazio. Vuota la tazza e lavala, se vuoi riempirla ancora. Gli altri possono darti il piacere, mai la felicità. [...] Che cos'è lo yoga, dopotutto, se non il cercare una stabile felicità all'interno? (§ 91)
  • La consapevolezza e la materia sono gli aspetti attivo e passivo del puro essere, che è tanto in esse quanto al di là. (§ 93)
  • Finché crederemo che ci occorrano delle cose per renderci felici, crederemo anche di dover essere infelici in loro assenza. (§ 94)
  • La coscienza è un prodotto di condizioni e circostanze, ne dipende e muta con esse. Ciò che è indipendente, increato, estraneo al tempo e al cambiamento, e tuttavia sempre nuovo e fresco, è al di là della mente. Quando la mente lo pensa, si dissolve da sé, e resta la felicità. (§ 94)
  • Quando ti convinci che non puoi essere nulla di percepibile o concepibile, sei libero dalle fantasticherie. Vedere ogni cosa come un'immaginazione nata dal desiderio, è necessario per l'autorealizzazione. Perdiamo la realtà per mancanza di attenzione, e creiamo l'irrealtà per eccesso di immaginazione. A queste cose devi consacrarti con la mente e il cuore, e meditarle a lungo. È come cucinare. Il cibo deve stare sul fuoco per un po', prima che sia cotto. (§ 94)
  • L'ignoranza è come una febbre: ti fa vedere cose inesistenti. Il karma è la cura prescritta dal divino. Se l'accogli di buon animo e segui le istruzioni fedelmente, starai meglio. Un paziente lascia l'ospedale dopo essere guarito. Insistere sulla libertà immediata di scelta e di azione non farà che posporre la guarigione. Accetta il tuo destino e colmalo: questa è la via più breve alla libertà dal destino, che non è tuttavia libertà dall'amore e dalle sue imposizioni. Agire sotto l'impulso del desiderio è paura e schiavitù; spinti dall'amore, è libertà. (§ 94)
  • Rifiuta l'attenzione, lascia che le cose vadano e vengano. Anche i desideri e i pensieri sono cose. Disprezzali. Da tempo immemorabile la polvere dei fatti appanna lo specchio della mente al punto che puoi vedere solo i ricordi. Spazza via la polvere prima che si posi; così i vecchi strati emergeranno e la vera natura della mente verrà alla luce. È tutto molto semplice; lìmitati a essere serio e paziente. L'imperturbabilità, il distacco, la libertà dal desiderio, dalla paura e da ogni egoismo, la consapevolezza pura, immemore e senza attese: è questo lo stato della mente al quale la scoperta talora accade. Dopotutto la liberazione non è che libertà di scoprire. (§ 95)
  • In ogni momento, tutto ciò che d'inatteso ti capita, viene da Dio, e certamente ti gioverà, se lo usi al meglio. (§ 95)
  • La mente è ossessionata dall'idea di causalità, perciò inventa una creazione e poi domanda: "Chi è il creatore?". Ma è la mente stessa; e anche questo non è del tutto vero, perché creato e creatore sono tutt'uno. La mente e il mondo non sono separati. Come non ti accorgi che, ciò che pensi essere il mondo, è la tua mente? (§ 97)
  • Non conosco il peccato o il peccatore: è una distinzione e una valutazione che non mi lega. Ciascuno si comporta secondo la sua natura. È inevitabile, né occorre rammaricarsene. [...] La vita vive della vita. In natura il processo è coercitivo, nella società dovrebbe essere volontario. Una vita senza sacrificio non può esistere. Il peccatore rifiuta il sacrificio, e attira la morte. È così, e non c'è motivo di condanna o di pietà. (§ 97)
  • L'indagine intensa e metodica della propria mente è yoga. (§ 97)
  • [Il mondo] Per sua natura è doloroso e fugace. Vedilo com'è, e distogliti da ogni desiderio e paura. Quando il mondo non ha più presa su di te e non ti vincola, diventa una dimora di gioia e bellezza. Puoi essere felice nel mondo solo se te ne liberi. (§ 97)
  • Finché ti identifichi col corpo-mente, non puoi non soffrire; realizza la tua indipendenza e conservati felice. Dopotutto, è questo il segreto della felicità. Non ti conosci se presumi che la felicità dipenda dalle cose e dalle persone; sapere che non ti occorre nulla per essere felice eccetto la conoscenza di te, è saggezza. (§ 97)
  • Con l'arresto dell'immaginazione e del desiderio, il divenire cessa, e l'essere "questo" o "quello" si amalgama nell'essere indifferenziato, che non è descrivibile, solo sperimentabile. (§ 97)
  • Solo l'"io sono" si riferisce alla realtà; il "chi" e il "come sono" sono illusioni imposte dal destino o ​dall'evenienza. (§ 97)
  • Il male è l'ombra della disattenzione. Alla luce dell'autoconsapevolezza impallidisce e scompare. (§ 98)
  • Perché ti preoccupi? Sii e basta. Non cercare la quiete; non trasformare l'"essere quieto" in un dovere. Non essere in ansia per la quiete, o angosciato per la felicità. Lìmitati alla consapevolezza di essere: non dire: "Sono, e poi?". Nell'"io sono" non c'è un poi, perché è fuori del tempo. (§ 98)
  • Niente di ciò che percepisci, ti appartiene. Nulla che abbia valore può venirti dall'esterno; ma solo ciò che senti e comprendi da te. (§ 98)
  • Le parole hanno un'utilità limitata, ma noi non vi poniamo limiti, e rasentiamo il disastro. Le nostre nobili idee sono magnificamente bilanciate da azioni ignobili. Parliamo di Dio, della Verità e dell'Amore: invece di esperienza diretta abbiamo definizioni. Invece di allargare e approfondire l'azione, ceselliamo le parole. E ciò che possiamo definire, immaginiamo di conoscerlo! (§ 98)
  • Hai appreso tante parole, ne hai dette altrettante. Conosci tutto ma non te stesso, poiché il sé non si conosce a parole: solo l'intuizione diretta lo rivela. Guarda, cerca dentro. (§ 98)
  • Quando avrai capito che non sei nulla di percepibile o concepibile, e che tutto ciò che appare nel campo della coscienza non può essere te, ti dedicherai a sradicare ogni auto-identificazione, perché questa è la sola via per incontrare te stesso. Letteralmente è la spinta all'indietro che ti fa andare avanti: lo stesso principio del motore a reazione. Sapere che non sei né nel corpo né nella mente anche se consapevole di ambedue, è già l'autoconoscenza. (§ 99)
  • Finché non hai fatto degli sforzi tremendi, non ti convinci che ogni sforzo è inutile. Il sé è tanto sicuro di se stesso che cede solo se viene irreversibilmente scoraggiato. Un mero convincimento verbale non basta. Solo i duri fatti possono mostrare l'assoluta inanità dell'immagine che ci si fa di se stessi. (§ 99)
  • La distruzione del falso non è una violenza. (§ 100)
  • [Domandato che cosa sia l'avidità] Ricordare, immaginare, anticipare. È una faccenda sensoriale e verbale. Una specie di intossicazione. (§ 100)
  • Una vita di costrizione e repressione non è yoga. I desideri devono essere liberi, la mente rilassata. La continenza viene con la comprensione, non con la determinazione, che è un'altra forma di memoria. Una mente che comprende, è libera da desideri e paure. (§ 100)
  • Tutto ciò che si può dire della persona non è il sé, né si può dire nulla del sé che non riguardi la persona, com'è, come sarebbe, come dovrebbe essere. Tutti gli attributi sono personali. Il reale è al di là di qualunque attributo. (§ 101)
  • Per me, io sono l'espansione infinita della coscienza in cui emergono e svaniscono innumerevoli persone, in una serie senza fine. (§ 101)
  • Il vero te stesso, che è alla radice dell'essere-coscienza-beatitudine, rende reale qualunque cosa tu percepisca. Quest'attribuzione di realtà accade invariabilmente ora, né al passato né al futuro, che sono mentali. L'"Essere" è solo al presente. (§ 101)
  • M.: Infinito è il tempo, anche se è limitato, l'eternità è in quest'attimo, ora. Ci sfugge, perché la mente fa la spola tra il passato e il futuro. Non si arresta per inchiodarsi sull'ora. Il che si può fare con relativa facilità, se si desta l'interesse.
    I.: Che cosa lo desta?
    M.: La serietà, il segno della maturità.
    I.: Come si diventa maturi?
    M.: Mantenendo la mente chiara e tersa, vivendo consapevoli di ogni momento come viene, scrutinando e dissolvendo i desideri e le paure, via via che sorgono. (§ 101)
  • Una volta che tu ti sia ben assestato nell'ora, non c'è dove altro andare. Ciò che sei fuori del tempo, eternamente lo esprimi. (§ 101)
  • La mente non può capire, perché è allenata ad afferrare e a trattenere, mentre il realizzato non fa né l'uno né l'altro. (§ 101)
  • Grazie alla disciplina (sadhana), il testimone ruota dal piano della coscienza a quello della consapevolezza. La consapevolezza di sé è yoga. (§ 101)
  • Un realizzato sviluppa un sistema di percezione che non dipende dai sensi, e che gli fa apprendere le cose direttamente. Egli è oltre la percezione e il concetto, le categorie di tempo, spazio, nome e forma. Egli non è né il percepito né il percettore, ma il fattore semplice e universale che rende possibile la percezione. La realtà non è la coscienza né alcuno dei suoi contenuti, ma è dentro la coscienza. (§ 101)
  • La meraviglia è l'alba della sapienza. Lo stupore stabile e reiterato è la disciplina (sadhana). (§ 101)

I.: Che cos'è il peccato?
M.: Tutto ciò che ti lega. (§ 101)

Note

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  1. M. sta per: Maharaj.
  2. I. sta per: interrogante.

Bibliografia

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  • Nisargadatta Maharaj, Io sono quello. Dialoghi di un "sapiente di villaggio", traduzione di Grazia Marchianò, Rizzoli, Milano 1981-1982 (2 volumi).

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