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Nuova Antologia

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Citazioni sulla Nuova Antologia, periodico trimestrale di lettere, scienze e arti.

Citazioni in ordine temporale.

  • Nasce il 1° gennaio 1866, la Nuova Antologia, direttore il Protonotari, editore Le Monnier: una testata che sarà il simbolo delle speranze e delle certezze della nuova borghesia liberale, della borghesia che si rispecchierà nelle conquiste del Risorgimento e che – fiorentina per poco – non ammainerà più la sua bandiera per i cento anni che ci dividono da noi. Estranea ad ogni municipalismo e ad ogni particolarismo, se fin dal primo numero poteva ospitare un vibrante e commosso articolo di Terenzio Mamiani – uno dei grandi reduci dai naufragi neoguelfi del '48 – in favore di Roma «per legge di natura e necessità delle cose venerando capo d'Italia».
  • Nuova Antologia. Il vecchio e il nuovo si univano intimamente in quella bandiera di italianità e di umanesimo, al servizio della causa, sempre inseparabile, della patria e della libertà. Il tronco della vecchia Antologia e quindi l'esempio altissimo e incomparabile, di Giampietro Vieusseux: esempio di apertura a tutte le culture, di dialogo col mondo, di rottura con le superstiti paratie di un provincialismo duro a morire.
  • Antologia, discorso, dialogo: ma «nuovo», improntato cioè ai tempi nuovi, al clima nuovo di un'Italia assurta a indipendenza e dignità di nazione. Non più le strutture chiuse e un po' soffocanti della «Toscanina» granducale[1] in cui la rivista del Capponi e del Leopardi si era chiusa e quasi intisichita, prima dei brutali divieti dell'Austria; non più le evasioni letterarie o i complici ripari nella mitologia in vista di nascondere l'impossibile o mutilata adesione ad un presente di lotte civili e di impegno politico.

Note

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  1. Allusione alla precedente Antologia del Vieusseux del 1821-1831.

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