Omer Bartov
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Omer Bartov (1954 – vivente), storico israeliano.
Intervista di Francesca Caferri, repubblica.it, 3 ottobre 2025.
- Dopo il 7 ottobre [2023], come molti, sapevo bene che la risposta sarebbe stata durissima: ma pensavamo si trattasse di un mese, di qualche settimana in più. Credevamo che poi la comunità internazionale sarebbe intervenuta: così non è stato. […] Questa cosiddetta guerra si sarebbe potuta fermare prima che diventasse un genocidio.
- Ho molti amici che vivono in uno stato di totale negazione, su quello che il Paese sta facendo e sulle reali ragioni della rabbia di tanta parte del mondo. […] Molti di loro non vogliono affrontare il vero problema: se qualcuno dicesse loro che i palestinesi sono spariti tutti in 48 ore, sarebbero felici. Non si porrebbero il problema del come, di cosa potrebbe essergli successo. La negazione e il non voler vedere sono due fenomeni tipici delle società coinvolte in genocidi.
- Il genocidio è commesso da uno Stato, quindi da tutta la società: dove sono i medici israeliani? Gli avvocati? I professori universitari? Chi non parla è complice, e questo è molto diverso da un crimine di guerra, che viene compiuto da una persona o da un gruppo. Il marchio del genocidio resterà a lungo sulla società israeliana.
- La realtà è che la società israeliana sta cambiando: Netanyahu, Smotrich e Ben Gvir stanno portando avanti il loro golpe giudiziario sotto la coperta di Gaza. Comunque vada a finire questa guerra, questa nazione sarà sempre più religiosa e estremista.
- C’è poca differenza fra quello che dice Hamas e quello che dicono Smotrich e Ben Gvir.
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