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Oriella Dorella

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Oriella Dorella nel 1967

Oriella Dorella (1952 – vivente), direttrice artistica ed ex ballerina italiana.

Citazioni di Oriella Dorella

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Citazioni in ordine temporale.

  • Una ragazza che vuol fare la ballerina deve avere un fisico idoneo così come un giocatore di basket non può essere alto un metro e 10. Quindi una danzatrice deve essere longilinea. Ma bisogna conoscere la propria struttura: se una ragazza è più robusta non può digiunare per trasformarsi in un grissino. [...] [«Ma i coreografi escludono chi non è in linea?»] Ovvio che un autore sceglie il ballerino più adatto. Ed uno sovrappeso difficilmente lo è.[1]

La farfalla sulle punte

Intervista di Franco Cardillo, Guerin Sportivo nº 2 (420), 12-18 gennaio 1983, pp. 103-104.

  • La danza potrebbe fagocitare, assorbire tutta la vita, ma io cerco un equilibrio, di avere la mia vita di donna, coltivare degli interessi che a mio avviso sono utilissimi anche per aumentare la capacità di ricezione e d'interpretazione dei lavori teatrali. Come si può fare una Giulietta viva e vera, se non si sono vissute quelle emozioni? Come puoi calarti in una determinata epoca e in un certo contesto, se non hai un minimo di preparazione?
  • I ballerini possono essere paragonati per certi aspetti agli atleti; infatti come loro hanno problemi di muscoli, di alimentazione, di resistenza, di fiato, un ballerino come un calciatore ha una resistenza non inesauribile.
  • Non credo proprio che io abbia dissacrato la danza, come hanno pensato alcuni, i quali non sanno che la danza comprende molte diramazioni, e che il balletto è una branca di essa. Nella danza ci sono infatti: Martha Graham, Béjart, danza afro-cubana, e danza jazz...
  • In discoteca io mi arrabbio! Non riesco a ballare come gli altri: sono troppo condizionata dall'educazione rigorosa; se muovo il braccio sinistro mi si alza la gamba destra; ma ho risolto il problema [...]; se ci vado, mi siedo, prendo una Coca-Cola con whisky, che è il massimo del mio tasso di alcolismo, e guardo i ragazzi che si scatenano a questa musica frenetica.

sipario.it, 22 marzo 2018.

  • Oggi molti allievi sono bravi ma spesso manca loro l'anima, il sentimento. La televisione ci propone solo delle copie identiche uno all'altro. Mentre la Signora Vittoria Ottolenghi ha avuto il grande merito di promuovere e divulgare l'arte della danza, soprattutto sotto il profilo puramente culturale. Nella sua celebre e seguitissima trasmissione televisiva "Maratona d'estate" aveva saputo dimostrare, con grande intelligenza, di possedere forte determinazione.
  • Il pubblico è qualcosa di straordinario, soprattutto in quelle serate dove si crea l'empatia, che non vuole dire generosità di applausi ma che è qualcosa che va oltre. Lo si percepisce, e poi naturalmente il piacere di poter esternare agli spettatori tutto quello che provi dentro, perché ci sono dei momenti che diventa quasi liberatorio poterlo donare!
  • La danza è un'arte in cui vige l'ausilio importantissimo del corpo, che deve raggiungere una forma atletica, ma solo per essere lo strumento da tramite nel cogliere la sua vera essenza ricca di emozioni e di interpretazione. L'aspetto ginnico, fine a se stesso, non deve esistere! Possediamo un corpo che va usato esattamente come le lettere dell'alfabeto, ma poi abbiamo bisogno della danza per ricamare sopra ad esso la "poesia"!
  • Falco definiva la sua danza come un'eterna onda, un moto che non termina mai...
  • [...] per essere idonei all'arte della danza occorrono delle specifiche caratteristiche fisiche, ed una determinata struttura, ma in effetti questo fa parte solo della tecnica e sottolinea l'aspetto atletico. In teatro, sul palcoscenico, davanti al pubblico bisogna portare le proprie esperienze, la propria vita... bisogna mettersi a nudo per far affiorare vivide le emozioni! [...] La tecnica non deve mai sovrastare l'espressività!
  • Al di là della sua straordinarietà architettonica, la Scala è il più bel teatro del mondo perché possiede [...] le esatte proporzioni. [...] tutto è perfettamente calibrato, a partire dallo spazio tra la buca e la sala, la prospettiva del palcoscenico è perfetta. Ho danzato in tanti teatri in giro per il mondo, ma la Scala, possiede una straordinaria filosofia applicata agli spazi. Quando andavo in tournée, ogni qualvolta veniva nominata la Scala ero sempre pronta a rispondere "il mio teatro", non certamente per presunzione o per possesso ma semplicemente perché è la mia seconda famiglia, la mia scuola di professione e di vita, la mia istruzione, la mia cultura, la mia educazione, la mia gioia, le mie prime lacrime...
  • Certamente Nureyev non era una figura facile, pretendeva sempre il massimo ma fondamentalmente perché lo esigeva anche da sé stesso. In scena non si è mai fatto sconti, non si è mai tolto mezzo passo, provava per ore finché raggiungeva ciò che desiderava, e di conseguenza tutto questo rigore lo pretendeva anche dagli altri, senza regalare nulla a nessuno.

Francesco Borelli, dancehallnews.it, 10 giugno 2021.

  • Io sono nata per ballare. Non avrei potuto fare altro. Vengo da una famiglia contadina e ho trascorso parte della mia infanzia in campagna, tra le mucche, le galline e i porcellini d'India. Ricordo una grandissima aia. In essa mi rifugiavo e indossavo gli abiti di seta delle mie zie e gli zoccoli di legno dello zio Battista che dato l'alto spessore mi consentivano di andare sulle punte. Così agghindata, danzavo. Il mio corpo era nato per questo. La mia intelligenza, fin da bimba, era destinata a essere applicata alla danza. [...] Non avevo mai visto un balletto né sapevo cosa fosse un teatro. Ma sapevo che volevo fare quello.
  • [...] un giorno accadde una cosa. Col mio papà avevamo un rito. Ogni volta che tornava a casa la sera metteva il giornale sotto il braccio. Io gli consegnavo le pantofole e contemporaneamente sfilavo il giornale. Poi mi rifugiavo in bagno. [...] Stendevo il giornale sul pavimento e lo leggevo tutto. Poi lo ricomponevo alla bene e meglio e lo riconsegnavo al mio papà. Fu lì che lessi dell'audizione per la scuola di ballo della Scala. Insistetti talmente tanto che i miei genitori alla fine cedettero e mi portarono in Via dei Filodrammatici per l'iscrizione. Era l'ultima sera disponibile. [...] Non avevo neppure i documenti. Il portiere mi vide talmente incaponita che mi permise di portare i documenti nei giorni successivi. Rividi quel portiere tutti gli anni della scuola e poi nei momenti importanti della carriera. Ogni volta che entravo in teatro, si alzava in piedi e mi diceva: "Un po' è anche merito mio". E aveva ragione.
  • Molte cose nascono per l'ambizione, che se sana è un motore magnifico.
  • [...] un altro grande colpo di fortuna che ebbi. [...] Una mattina feci tardi [...] e non arrivai in tempo alla lezione. Quel giorno il coreografo George Skibin cercava i protagonisti per "Daphnis e Chloé" [...]. Arrivai in Scala di corsa e mi fiondai in camerino. Misi un body color pervinca, tirai su i capelli in maniera non precisissima e avvolsi intorno al capo una fascia dello stesso colore del body. Corsi in sala. Dopo la lezione, il corpo di ballo era già tutto schierato in ordine di categoria o di statura. Nel momento in cui arrivai, il coreografo era girato dalla parte opposta e mi piazzai velocemente al mio posto in una quinta posizione perfetta. Alzò la testa e guardò proprio me. Pensai di essermi giocata tutto. [...] Nel pomeriggio mi chiamò il direttore del ballo e mi chiese se ero io che quella mattina indossavo un body blu e una fascia in testa. Il coreografo mi aveva scelto per il ruolo principale. E non ero ancora prima ballerina.
  • [...] ritengo che le pirouettes, i salti, siano lo strumento non il fine. Il fine è il ruolo. [...] anche il più piccolo gesto ha un senso. La tecnica è uno strumento su cui si dipana tutto il percorso artistico. Oggi, temo, si stia dando molta più importanza allo strumento piuttosto che al fine. Tanta tecnica, poca anima. Tutto si somiglia.

Note

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  1. Dall'intervista di Laura Magnetti, Oriella Dorella: "La cosa più importante è star bene con se stessi", milano.repubblica.it, 5 settembre 2015.

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