Vai al contenuto

Paola Pezzo

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Paola Pezzo

Paola Pezzo (1969 – vivente), ex mountain biker italiana.

Citazioni di Paola Pezzo

[modifica]

Citazioni in ordine temporale.

  • [Sulla mountain bike] [...] ho cominciato per caso e ho vinto sin dalle prime gare. Ho costruito il fisico sugli sci di fondo, per questo in salita mi trovavo molto bene. [...] Il mio sogno era andare alle Olimpiadi con gli sci. Per fortuna, una settimana dopo il mondiale del '93, la mountain bike è stata inserita come disciplina olimpica. Vincere le Olimpiadi ti cambia completamente la vita. Subito non te ne rendi conto, ma quando torni a casa capisci di aver fatto una grande impresa. Che rimani nella storia. Ancora oggi la gente per strada mi riconosce. Soprattutto la prima Olimpiade ha lasciato il segno. La mia popolarità è partita da lì: un po' per il body, che sicuramente ha aiutato. Ripetersi è stato molto più difficile: tutti gli occhi puntati addosso.[1]
  • [Sugli inizi in mountain bike] È stato amore fin dalle prime pedalate perché c'era da far fatica, tanta, e io con la fatica mi esalto. Andavo fortissimo, soprattutto in salita. Ho iniziato a gareggiare e sono arrivati subito i risultati. [...] La concorrenza era soprattutto in Canada e in America. Da qui non avevo modo di vedere come si allenassero così lavoravo qualche mese e poi via, a studiarle sul campo. [«La passione per le due ruote le fece rifiutare anche il posto fisso»] Era il 1990 e arrivò la proposta di assunzione a tempo indeterminato alle Poste. Ho ringraziato e detto "No, grazie". Preferivo restare a tempo determinato. Ero più libera. Se avessi accettato non avrei potuto viaggiare così spesso e continuare ad allenarmi. Ho rinunciato al posto sicuro. Mi diedero tutti della pazza.[2]
  • [Sulla vitttoria ai Giochi della XXVI Olimpiade] Era la prima volta della mountain bike alle olimpiadi. In Italia eravamo agli inizi, americane e canadesi erano molto avanti. Sono andata da sola, ho corso da quelle parti per capire e migliorarmi. Avevo 27 anni, l'età giusta, ma non ero tra le favorite anche se avevo vinto il mondiale tre anni prima. Mi ero preparata molto bene. Sapevo dei 40 gradi e del 98 per cento di umidità. Sono andata ad allenarmi nella bassa mantovana, in mezzo alle risaie nelle ore più calde. Avevo anche provato a creare condizioni limite in casa, mettendo a bollire l'acqua nelle pentole per fare un po' di vapore! La favorita era la Furtado, atleta di casa. Ci tenevano da matti, la Coca Cola aveva strappato i giochi ad Atene. Ero tra quelle da tenere d'occhio. Insomma, una soddisfazione enorme.[3]
  • È sempre emozionante vedere questo calore nei miei confronti a distanza di anni dalle mie imprese. Quando ero un'atleta ritenevo più che giusto dedicare la giusta attenzione e il tempo necessario ai tifosi: volevo che ognuno se ne andasse con un bel ricordo, oltre a un autografo o ad una fotografia. Anche se dopo una gara si è molto stanchi, è giusto dedicare spazio a chi è venuto a fare il tifo per te: i campioni si vedono anche da questo. E la gente, col tempo, si ricorda della tua disponibilità nei loro confronti.[4]

Intervista di Antonio D'Avanzo, pinksociety.it, 4 maggio 2021.

  • La mountain bike è uno sport in cui uomo e natura spesso si fondono in una cosa sola [...]
  • [«Grazie anche ai tuoi straordinari trionfi olimpici, la mountain bike in Italia uscì lentamente da un guscio settario che perdurava da troppi anni»] Sì, fu un bel messaggio promozionale per tutto il movimento, all'epoca eravamo in poche a praticare questo sport, soprattutto in ambito femminile. Guardavamo le americane e le canadesi con una certa ammirazione, loro erano sempre state avanti [...] sia per numero di praticanti che per materiali e tecnologia delle bici [...]. Con il tempo, grazie ai miei consigli, siamo riusciti a cambiare anche l'abbigliamento delle donne e la forma del sellino delle mountain bike. Quando le americane, dopo qualche anno, videro il mio nuovo look che trasudava una certa eleganza e italianità, non nascosero una pizzico di ammirazione [ride, ndr].
  • Della gara di Atlanta ricordo il gran caldo, la trepidante attesa degli americani che puntavano dritti a una medaglia d'oro e la loro delusione perché l'oro non arrivò. Non avevo mai visto un dispiegamento simile di telecamere per una gara di mountain bike, mi sembrava di vivere un film. Rispetto a quello che si era abituati a vedere in Europa era un'altra storia e non solo perché stavamo disputando un'Olimpiade. A Sidney fu ugualmente massacrante, a maggior ragione per il problema del fuso orario. In Italia, nelle settimane precedenti, mi allenai ad orari impensabili cercando progressivamente di ricalcare il fuso orario dell'Australia. Vinsi dopo una battaglia, la concorrente spagnola che era una delle favorite cadde in un tratto difficile e da quel momento non mi riprese più.

gravelmagazine.it, 3 febbraio 2023.

  • Un giorno, un dentista del mio paese mi regalò una rampichino: a quei tempi in Italia la usavano i ragazzini, ma lui mi disse che negli Stati Uniti andavano per la maggiore e che avevano un futuro. Era una bici con il manubrio dritto e tre moltipliche: con lei iniziai questo nuovo sport dei boschi, nello stesso paesaggio delle gare di fondo. Pian piano diventai brava, soprattutto grazie a una grande tenacia.
  • La Gravel è una bella via di mezzo tra le varie tipologie di ciclismo, perché consente di assaporare sensazioni diverse. Grazie al fatto che ci si può avventurare su strade sterrate, lungo gli argini dei fiumi, trasmette proprio una grande sensazione di libertà. [...] Quando voglio godermi il viaggio [...] la Gravel è la soluzione ideale.
  • Quando ho iniziato, le donne cicliste erano vestite come "maschiacci": non esistevano capi pensati per la nostra fisicità. Questa è una delle ragioni per la quale ad Atlanta abbassai la zip della maglietta: faceva caldo e l'abbigliamento non consentiva un comfort ottimale. Il clamore creato mi diede fastidio: si parlava più di quello che della mia impresa e della fatica fatta per conquistarla, ma con il senno di poi fu importante per spostare i riflettori su questo tema.

Note

[modifica]
  1. Dall'intervista di Anna Sartea, Quei due ori nel decolleté «ed è cambiata la mia vita», larena.it, 23 febbraio 2011.
  2. Dall'intervista di Serena Marchi, Dalle poste all'oro. L'epopea di Paola, leggenda veronese, larena.it, 24 febbraio 2018.
  3. Dall'intervista Paola Pezzo: «Stare lontano dalle feste, il trucco per vincere», lanuovasardegna.it, 1º agosto 2021.
  4. Dall'intervista Paola Pezzo, blog.trekbikes.com, 10 dicembre 2021.

Altri progetti

[modifica]