Papa Leone XIV
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Leone XIV, nato Robert Francis Prevost (1955 – vivente), papa della Chiesa cattolica.
Citazioni di Papa Leone XIV
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Citazioni in ordine temporale.
- [Sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022] Dal mio punto di vista si tratta di una vera e propria invasione imperialista in cui la Russia vuole conquistare un territorio per questioni di potere a causa dell'ubicazione strategica dell'Ucraina [...]. È provato che si stanno commettendo crimini contro l'umanità [...] dobbiamo essere chiari su questo punto: ci sono politici del nostro Paese [Perù] che non vogliono riconoscere gli orrori di questa guerra che stanno commettendo i russi.[1]
- [Sulla guerra Iran-Israele] Cari fratelli e sorelle, si susseguono notizie allarmanti dal Medio Oriente, soprattutto dall'Iran. In questo scenario drammatico che include Israele e Palestina rischia di cadere in oblio la sofferenza quotidiana della popolazione, specialmente a Gaza e negli altri territori dove l'urgenza di un adeguato sostengo umanitario si fa sempre più pressante. Oggi più che mai l'umanità grida e invoca la pace: è un grido che chiede responsabilità e ragione e non deve essere soffocato dal fragore delle armi e da parole retoriche che incitano al conflitto. Ogni membro della comunità internazionale ha una responsabilità morale a fermare la tragedia della guerra prima che essa diventi una voragine irreparabile. Non esistono conflitti lontani quando la dignità umana è in gioco. La guerra non risolve i problemi, anzi li amplifica e produce ferite profonde nella storia dei popoli che impiegano generazioni per rimarginarsi. Nessuna vittoria armata potrà compensare il dolore delle madri, la paura dei bambini, il futuro rubato. Che la diplomazia faccia tacere le armi, che le nazioni traccino il loro futuro con opere di pace non con la violenza e conflitti sanguinosi.[2]
- Carissimi, dobbiamo sognare e costruire una Chiesa umile. Una Chiesa che non sta dritta in piedi come il fariseo, trionfante e gonfia di sé stessa, ma si abbassa per lavare i piedi dell'umanità; una Chiesa che non giudica come fa il fariseo col pubblicano, ma si fa luogo ospitale per tutti e per ciascuno; una Chiesa che non si chiude in sé stessa, ma resta in ascolto di Dio per poter allo stesso modo ascoltare tutti. Impegniamoci a costruire una Chiesa tutta sinodale, tutta ministeriale, tutta attratta da Cristo e perciò protesa al servizio del mondo.[3]
Intervista di Andrea Tornielli, vaticannews.va, 4 maggio 2023.
- Mi considero ancora missionario. La mia vocazione come quella di ogni cristiano è l'essere missionario, annunciare il Vangelo là dove uno si trova.
- Bisogna innanzitutto essere "cattolico": a volte il vescovo rischia di concentrarsi solo sulla dimensione locale. Ma un vescovo è bene che abbia una visione molto più ampia della Chiesa e della realtà, e che faccia esperienza di questa universalità della Chiesa.
- Non bisogna cedere alla tentazione di vivere isolati, separati in un palazzo, appagati da un certo livello sociale o da un certo livello dentro la Chiesa. E non bisogna nascondersi dietro un'idea di autorità che oggi non ha più senso. L'autorità che abbiamo è per servire, accompagnare i sacerdoti, per essere pastori e maestri.
- Quella della mancanza di unità è una ferita che la Chiesa soffre, molto dolorosa. Divisioni e polemiche nella Chiesa non aiutano a nulla. Specialmente noi vescovi dobbiamo accelerare questo movimento verso l'unità, verso la comunione nella Chiesa.
- Ci sono luoghi in cui si è fatto un buon lavoro già da anni e le norme vengono messe in pratica. Allo stesso tempo, credo che ci sia ancora molto da imparare. Parlo dell'urgenza e della responsabilità di accompagnare le vittime [di abuso sessuale]. Una delle difficoltà che molte volte si presenta è che il vescovo deve essere vicino ai suoi preti, come ho già detto, e deve essere vicino alle vittime. Alcuni raccomandano che non sia direttamente il vescovo a ricevere le vittime, però non possiamo chiudere il cuore, la porta della Chiesa alle persone che hanno sofferto per abusi.
- In alcuni Paesi già si è rotto un po' il tabù di parlare dell'argomento, mentre ci sono altri luoghi dove le vittime, o le famiglie delle vittime, non vorrebbero mai parlare degli abusi subiti. In ogni caso il silenzio non è una risposta. Il silenzio non è la soluzione.
- Dobbiamo essere capaci di ascoltarci gli uni gli altri, di riconoscere che non si tratta di discutere un'agenda politica o semplicemente cercare di promuovere i temi che interessano a me o ad altri. A volte sembra che si voglia ridurre tutto a voler votare per poi fare ciò che è stato votato. Invece si tratta di qualcosa di molto più profondo e molto diverso: bisogna imparare ad ascoltare davvero lo Spirito Santo e lo spirito di ricerca della verità che vive nella Chiesa.
- Il Papa ci ha detto di volere una Chiesa povera e per i poveri. Ci sono casi in cui le strutture e infrastrutture di un tempo non servono più e si fa fatica a mantenerle. Allo stesso tempo, anche nei luoghi dove ho lavorato, la Chiesa è responsabile di istituzioni educative e sanitarie che offrono servizi fondamentali al popolo, perché molte volte lo Stato non riesce a garantirli. Personalmente non sono dell'opinione che la Chiesa debba vendere tutto e "solo" predicare il Vangelo nelle strade. Si tratta comunque di una responsabilità molto grande, non ci sono risposte univoche. C'è da promuovere maggiormente l'aiuto fraterno fra le Chiese locali.
- I social media possono essere uno strumento importante per comunicare il messaggio del Vangelo arrivando a migliaia di persone. Dobbiamo prepararci per usarli bene. Temo che qualche volta sia mancata questa preparazione.
- C'è una grande responsabilità nell'usare correttamente le reti sociali, la comunicazione, perché è un'opportunità, ma è anche un rischio. E può fare danno alla comunione della Chiesa. Per questo bisogna avere molta prudenza nell'uso di questi mezzi.
Ricardo Morales Jiménez, augustinianorder.org, 2024.
- Essere un buon pastore significa essere in grado di accompagnare il popolo di Dio e di vivere vicino a lui, non essere isolato. Papa Francesco lo ha detto chiaramente molte volte. Non vuole vescovi che vivono nei palazzi. Vuole vescovi che vivano in relazione con Dio, con il resto dell'episcopato, con i sacerdoti e soprattutto con il popolo di Dio in un modo che rifletta la compassione e l'amore di Cristo, creando comunità, imparando a vivere ciò che significa essere parte della Chiesa in un modo integrale che include molto ascolto e dialogo.
- [...] il vescovo deve avere molte competenze. Deve sapere come governare, come amministrare, come organizzare e come essere in contatto con le persone. Ma se dovessi individuare una caratteristica al di sopra di tutte le altre, è quella che deve annunciare Gesù Cristo e vivere la fede in modo che i fedeli vedano nella sua testimonianza un incentivo a voler essere parte sempre più attiva della Chiesa che Gesù Cristo stesso ha fondato. In breve, aiutare le persone a conoscere Cristo attraverso il dono della fede.
- Le priorità del lavoro pastorale saranno sempre diverse in un luogo o in un altro, ma riconoscere la grande ricchezza della diversità del Popolo di Dio è tremendamente utile perché ci rende più sensibili a raggiungere e rispondere meglio a ciò che ci si aspetta da noi.
- Le ideologie sono diventate più potenti dell'esperienza reale dell'umanità, della fede, dei diversi valori che viviamo. Alcuni fraintenderanno l'unità come uniformità: "Dovete essere uguali a noi". No, non può essere così. Come neanche la diversità può essere intesa come un modo di vivere senza criteri né ordine. Questi ultimi perdono di vista il fatto che dalla creazione stessa del mondo, il dono della natura, il dono della vita umana, il dono di tante cose diverse che viviamo e celebriamo, non può essere sostenuto inventando le mie regole e facendo le cose a modo mio. Queste sono posizioni ideologiche. Quando un'ideologia diventa, per così dire, il padrone della mia vita, allora non posso più dialogare con un'altra persona perché ho già deciso come andranno le cose. Pertanto, sono chiuso all'incontro e la trasformazione non può avvenire. E ciò può accadere in qualsiasi parte del mondo, su qualsiasi argomento. Questo ovviamente rende molto difficile essere Chiesa, essere comunità, essere fratelli e sorelle.
- Una delle cose che mi vengono in mente quando penso a Sant'Agostino, alla sua visione e alla sua comprensione di ciò che significa appartenere alla Chiesa, è quello che dice che non si può dire di essere un seguace di Cristo senza essere parte della Chiesa. Cristo fa parte della Chiesa. Egli è il capo. Quindi, chi pensa di poter seguire Cristo "a modo suo" senza far parte del corpo è, purtroppo, una distorsione di quella che è un'esperienza autentica. Sant'Agostino ha una saggezza onnipresente che ci aiuta a vivere in comunione. L'unità e la comunione sono carismi essenziali della vita dell'Ordine e una parte fondamentale della comprensione di ciò che è la Chiesa e di ciò che significa essere nella Chiesa.
- La perseveranza è un grande dono che il Signore è pronto ad offrirci. Ma dobbiamo imparare ad accoglierlo e a farlo diventare vita, ad essere forti. È uno di quei doni che si costruiscono nel tempo, nelle piccole prove dell'inizio che ci aiutano a essere più forti, a poter portare la Croce quando diventa più pesante. È ciò che ci abilita e ci rende capaci di andare avanti.
- Mi considero un tennista dilettante. [...] Mi piace molto leggere, fare lunghe passeggiate, viaggiare, vedere posti nuovi e godermi la campagna in un ambiente diverso. Mi piace rilassarmi con gli amici e conoscere delle persone così diverse dai cui doni imparo e apprezzo molto.
limesonline.com, 8 maggio 2025.
- La pace sia con tutti voi. Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anche io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone ovunque siano, tutti i popoli, tutta la Terra. La pace sia con voi. Questa è la pace di Cristo risorto, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio ci ama tutti incondizionatamente.
- Ringrazio anche tutti i confratelli cardinali che mi hanno scelto per essere successore Pietro, per camminare insieme a voi, cercando sempre la pace e la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo e per essere missionari.
- Dobbiamo cercare insieme di essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce ponti del dialogo, sempre aperta a ricevere con le braccia aperte, come questa piazza. A tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, di dialogo, amore.
- A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d'Italia, di tutto il mondo, vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, cerca sempre la carità, cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono.
Piazza della Libertà (Castel Gandolfo), domenica, 20 luglio 2025; vatican.va, 20 luglio 2025.
- Bisogna che viviamo un po' di riposo, col desiderio di imparare di più l'arte dell'ospitalità. L'industria delle vacanze vuole venderci ogni genere di esperienza, ma forse non quello che cerchiamo. È gratuito, infatti, e non si può comprare ogni vero incontro: sia quello con Dio, sia quello con gli altri, sia quello con la natura. Occorre solo farsi ospiti: fare posto e anche chiederlo; accogliere e farsi accogliere. Abbiamo tanto da ricevere e non solo da dare.
- Esprimo il mio profondo dolore per l'attacco dell'esercito israeliano contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City [...]. Tale atto, purtroppo, si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza.
- Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto.
Alla comunità internazionale rivolgo l'appello a osservare il diritto umanitario e a rispettare l'obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione.
Note
[modifica]- ↑ Da un'intervista di Semanario Expresion, 2022; citato in Papa Leone XIV in un'intervista del 2022: «La guerra in Ucraina è un'invasione imperialista della Russia per questioni di potere», corriere.it, 11 maggio 2025.
- ↑ Citato in Leone XIV: "Fermare la guerra prima che diventi una voragine irreparabile", repubblica.it, 22 giugno 2025.
- ↑ Da Omelia del Santo Padre Leone XIV, vatican.va, 26 ottobre 2025.
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