Piedicastello
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Citazioni sul quartiere di Trento Piedicastello e i piedicastellani.
- Durante il ventennio fascista Piedicastello fu un covo di «rossi»: vi aveva un forno Fortunato Pedrolli, comunista, una delle figure più emblematiche dell'antifascismo trentino, un uomo che faceva il «pendolare» con il Tribunale Speciale, il confino e le galere. La cellula «rossa» era frequentata da uomini come il muratore Ferruccio Sandri, il barbiere Omero Righetto; nel '26 furono beccati assieme a molti compagni in una retata. Entravano e uscivano dalle galere, ma non mollarono mai. Finivano col ritrovarsi nel grembo materno di Piedicastello, protetti finché era possibile dalla solidarietà della gente, che sentiva, sapeva che quei «sovversivi» erano dei loro.
- I «pedecastelòti» sono dei trentini a parte: congiunti alla città dal ponte di San Lorenzo che da tempi immemorabili sotto altri nomi ha sempre congiunto le due sponde dell'Adige, quel ponte che da una parte finiva nei pressi della Torre Vanga, dal Medioevo fino all'Ottocento carcere della città, dall'altra parte allo sbocco della valle dei Laghi e delle Giudicarie, luogo quindi di passaggio obbligato ma allo stesso tempo rione tagliato fuori periodicamente dalla città da alluvioni e invasioni, hanno sempre un volto, una coesione del tutto particolari.
- Nella loro umanità così formicolante di zatterieri e contrabbandieri, di traghettatori e lavandaie, di carrettieri e osti, di selciatori e «rodari» dovevano esserci anche dei gran bestemmiatori. C'è un documento contenuto negli Statuti di Trento che ce lo conferma, risalendo al 1527. Per i bestemmiatori erano previste forti pene pecuniarie e per chi non poteva pagare era addirittura prevista la «tonca» nell'Adige, dal ponte di San Lorenzo, come per le «streghe».
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