Pier Bergonzi
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Pierbattista Bergonzi (1963 – vivente), giornalista sportivo italiano.
Citazioni di Pier Bergonzi
[modifica]- Fabio ha chiuso gli occhi. Per sempre. È lì disteso sotto un drappo nero, ha il volto raccolto dentro un rigido bendaggio, appena reclinato verso sinistra. Fuori c'è il caldo afoso dei Pirenei, dentro la "chapelle ardente", c'è il gelo. Non è l'aria condizionata: è che vengono i brividi solo a pensarci. Le piastrelle in ceramica giallo e nocciola sembrano una lastra di ghiaccio, sopra di lui c'è un Cristo color oro più triste di un crocefisso. Guardi il volto di Fabio e pensi: no, non è vero, non può essere vero. Come si può morire in bici a 25 anni, in un tranquillo pomeriggio d'estate? Sono parole vuote, perché Fabio è morto davvero [...][1]
- [...] Gianni Bugno, straordinario campione di modestia, atleta dal talento più grande delle sue ambizioni.[2]
- [Sulla Milano-Sanremo] [...] la corsa apparentemente più facile eppure difficilissima. La corsa davvero aperta a campioni con caratteristiche completamente diverse. Ma campioni![3]
- Si, Van der Poel è il decatleta del ciclismo moderno [...]. Nelle gare senza salite lunghe, può vincere tutto perché corre bene, azzecca i tempi e, al momento giusto, fa valere il suo grande motore. A noi piace che sia rimasto anche innamorato del ciclocross, disciplina che si è rilanciata grazie a lui [...]. Ci piace che si sia lanciato con entusiasmo nel mondo Gravel e della mountain bike. È quello che si dice un corridore eclettico, l'esempio più classico che la multidisciplinarietà funziona e arricchisce. E ci piace perché sul volto leggi la passione di un ciclismo antico eppure così moderno.[3]
Intervista di Marco Mancini, La Freccia, maggio 2021; ripubblicato in fsnews.it, 4 maggio 2021.
- [Sul ciclismo] [...] è lo sport popolare per eccellenza, che va in mezzo alle strade e alla gente, che puoi guardare dalla finestra... [...] non chiede il pagamento di un biglietto. Si muove da una città all'altra, ma anche quando la tappa è la stessa è sempre diversa. [...] perché lo scenario cambia, cambiano le strade, le bici, l'alimentazione e la preparazione. Il ciclismo è lo sport che si presta a essere diverso ogni giorno a ogni chilometro.
- L'idea di un periodico che accompagni il quotidiano è antichissima, ripresa alla fine degli anni '70, prima La Gazzetta dello Sport Illustrata, poi Gazzetta Magazine, e dal 2000 Sportweek. Ed è una rivista unica nel panorama dell'editoria italiana: un maschile che parla anche alle donne e racconta lo sport come stile di vita. Figlio, fratello, compagno di viaggio della Gazzetta, che vuole raccontare la bellezza dello sport.
- Nel primo lockdown, quando lo sport era azzerato e non accadeva nulla, ci siamo letteralmente inventati alcuni numeri che raccontassero lo stesso il bello di questo mondo. [...] In quei giorni, abbiamo capito quanti lettori affezionati avesse la Gazzetta, ma anche il reale peso di Sportweek, che il sabato, quando usciva, faceva e fa ancora oggi crescere le vendite del quotidiano. [«Perché, secondo te?»] Perché siamo un unicum: non c'è nessun settimanale maschile di cultura sportiva letto anche da donne e giovani. Siamo un giornale premium, aspirazionale, che ti porta dentro la Coppa America di vela, l'Augusta Masters di golf, la squadra St. Ambroeus di Milano fatta principalmente di rifugiati o ti porta a scoprire le ragazze del canottaggio [...]
- Quando ho iniziato alla Prealpina di Varese, Antonio Porro, il bravissimo caporedattore, diceva che per imparare questo mestiere avrei dovuto iniziare dalla cronaca bianca, dalla giudiziaria o dalla sportiva. Nelle prime due redazioni occorre consumare le scarpe per cercare le notizie, bussare alla porta di tutti, scavare e sentire cento persone per ricostruire quella che pensi sia una verità plausibile. Nello sport è un po' la stessa cosa e hai la possibilità di raccontare un evento, un personaggio, fare un'inchiesta e scoprire storie del passato. È forse uno dei giornalismi che consente di avere una base buona per tutto. [...] Perché, avendo forse maggiore libertà, il giornalista sportivo sperimenta. La Gazzetta di Gino Palumbo ha inventato lo spogliatoio, le interviste umane, spiegando cosa c'è dietro al campione. Tutto questo è poi diventato pane quotidiano per i giornali e i settimanali italiani di qualsiasi livello, ossia l'intervista che umanizza i personaggi. Come del resto l'infografica, esportata nel giornalismo politico e d'informazione, ma nata in quello sportivo per raccontare un episodio attraverso foto e immagini. E poi, quella stessa maggiore libertà [...] ti spinge sempre a cercare di regalare un sorriso ai tuoi lettori. La Gazzetta dello Sport è il giornale più letto perché, dalle storie dei campioni al calciomercato, si spera di trovarci un motivo per sorridere ed emozionarsi.
- La Gazzetta è il giornale che va nei bar, che fa discutere, socializzare [...]
- Mai come in questo momento l'informazione è al centro delle nostre vite e mai c'è stata nella storia dell'uomo così tanta informazione. Talmente tanta che diventa fondamentale il nostro ruolo nel cercare, selezionare e gerarchizzare cosa sia importante per i lettori, trovare una chiave di lettura e andare oltre la notizia. Perché, sebbene quella esclusiva sia ancora il pane più ricercato, siccome le notizie sono messe a disposizione di tutti conta la selezione, l'interpretazione, il commento, la loro evoluzione.
Note
[modifica]- ↑ Da La Gazzetta dello Sport, 19 luglio 1995; ripubblicato in La cronaca della tragica giornata, gazzetta.it.
- ↑ Da Giro d'Italia, -14: Bugno in rosa lancia Italia '90, gazzetta.it, 20 aprile 2017.
- ↑ a b Fenomeno Van del Poel, il declatleta del ciclismo, dall'editoriale Chilometro zero; SportWeek nº 13 (1243), 29 marzo 2025, p. 3.
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