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Piero Boitani

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Piero Boitani (1947 – vivente), filologo, critico letterario e traduttore italiano.

Citazioni di Piero Boitani

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Citazioni in ordine temporale.

Dall'introduzione de I racconti di Canterbury

Leonardo Editore s.r.l., Milano, 1991, ISBN 88-355-0169-5

  • I Racconti di Canterbury [...] non hanno [...] una perfetta coerenza architettonica: li leggiamo, oggi, in dieci frammenti di varia lunghezza, preceduti da un Prologo generale, e tra di loro slegati. Un pellegrino, il Cuoco, non termina il suo racconto; la narrazione di alcuni è interrotta da altri o dall'Oste; mentre alla compagnia itinerante s'aggiungono ad un certo punto un Canonico e il suo Famiglio, che racconterà poi non solo una storia ma anche le proprie esperienze di apprendista in alchimia. [...] La filologia e la critica hanno tentato in ogni modo di dar ragione di queste smagliature, ma conviene invece accettarle per quel che sono, leggendo i Racconti a partire proprio dalle finzioni che in essi agiscono e che li rendono così complessi.
  • I Racconti di Canterbury sono [...] un libro. Epperò sono anche racconti che probabilmente venivano letti volta per volta in pubblico ad alta voce: e questo ne spiega alcune caratteristiche, anche tecniche, come la ripetizione, l'uso di formule, la domanda diretta all'uditorio, i richiami all'attenzione e alle transizioni narrative.
  • Quel che colpisce di più il lettore moderno è certamente la finzione "drammatica" dei Racconti di Canterbury. Essa è presente, ad esempio, nel Decameron del Boccaccio e nelle Mille e una notte. Ma Chaucer ne sviluppa lo spessore e la gratuità con un impulso vigorosissimo.
  • [...] Chaucer crea un universo, provvisorio e instabile forse, ma sterminato e travolgente, mescolando, sovrapponendo e superando "alto" e "basso", pietà religiosa e umanità laica, tragedia pathos e commedia, cortesia e filosofia. Questa, che Dryden, alla fine del Seicento, chiamava la God's plenty, l'abbondanza divina, è la qualità che ancora oggi più colpisce il lettore dei Racconti di Canterbury: essa compare qui, come fosse un miracolo, per la prima volta nella letteratura inglese – e nei successivi sei secoli una volta soltanto, con Shakespeare, riapparirà all'interno dell'opera di un solo scrittore.

Intervista di Doriano Fasoli, L'Unità, 18 agosto 2000

[Su I racconti di Canterbury]

  • Chaucer riconosce i suoi debiti nei confronti dei modelli classici, di quelli francesi e di quelli italiani, ma è sempre ambiguo verso di loro, e mentre proclama la sua ammirazione, si discosta anche molto da quei modelli.
  • [...] Chaucer gioca quasi a rimpiattino con i suoi modelli: è grato per quello che gli suggeriscono, prova forse un po' di "angoscia dell'influenza", e poi va per la sua strada. Qualche volta, gioca persino in contropiede, come i calciatori della Nazionale italiana. Dichiara, "adesso vi racconto la storia di Enea", e poi mette assieme Virgilio, che considera Enea un eroe, e Ovidio, il quale presenta Enea solo come traditore di Didone.
  • Chaucer non è mai riuscito a completare il disegno originale, forse perché ne era costituzionalmente incapace. I "Racconti di Canterbury" non hanno l'architettura perfetta della Divina Commedia, del Decameron, del Canzoniere. Ma anche in questo Chaucer è "moderno". L’unica sua cattedrale perfetta è il "Troilo e Criseida".
  • [Su I racconti di Canterbury] Quella di Pasolini non era solo una trasposizione: era una ri-scrittura bella e buona, un vero capolavoro di ri-scrittura, come del resto il suo Decameron e il suo Vangelo. Non so se colga lo spirito originale dell’opera, ma questo mi interessa fino a un certo punto: è come il Satyricon di Fellini, o anche le riscritture classiche dello stesso Pasolini, come Medea. Pasolini fa a Chaucer quel che Chaucer aveva fatto ai classici, a Dante, a Boccaccio.

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