Pietro Napoli Signorelli
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Pietro Napoli Signorelli (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano.
Storia critica de' teatri antichi e moderni
[modifica]- [Plauto] mostra in diversi tratti vigorosi sparsi nelle sue commedie che era dotato d'ingegno al pari di Aristofane, ma non passò oltre i confini di una prudente moderazione. (tomo III, cap. II, p. 49)
- [Plauto] Osservatore non sempre esatto delle regole dell'illusione teatrale, è non per tanto sempre vago, semplice, ingegnoso, piacevole e faceto, versando a piena mano ad ogni passo sali e lepidezze capaci di fecondar largamente l'immaginazione di chi voglia coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile. (tomo III, cap. II, p. 126)
- Seneca spessissime volte per troppa voglia di farsi ammirare cade in una manifesta affettazione, ma Seneca ha molte bellezze degne di notarsi e se non vince o non uguaglia sempre i Greci, talora ai medesimi soggetti di Euripide presta maestà e vigore. (tomo III, cap. IV, p. 276-277)
- Antonio Hudard La-Motte [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del Palissot, egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, La-Fontaine e Quinault, come la scimia contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al dilicato e al grazioso, l'arte ed il bello-spirito, ed il parlar gergone. Nelle quattro sue tragedie i Macabei, Romolo, Edipo, Inès de Castro poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9)
- Il signor di Crebillon [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo Pietro Corneille e Racine. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. Crebillon non eleva gli animi quanto Corneille, non gli intenerisce quanto Racine, ma gli spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16)
- [Crebillon] La sua immaginazione piena di forza, di calore e di energia, ma talora troppo nera, lo scorge non di rado nell'aspro e nell'inelegante ed in certe costruzioni oscure, per non dirle barbare col Voltaire. Imita spesso i Greci, e se ne appropria molte bellezze; ma le sue favole assai più complicate delle più ravviluppate delle greche, rendono talora difficile il rinvenirvi l'unità di azione; potrebbero ancora notarvisi varie allegorie, apostrofi, perifrasi poco proprie della scena e della passione. In compenso i suoi caratteri mi sembrano pennelleggiati con molta vivacità. (tomo VIII, cap. I, p. 16)
- L'altro insigne tragico [oltre al La Motte] di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre Francesco Maria Arouet di Voltaire, la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del Cinna[1], dell'Atalia[2] e del Radamisto[3], ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere moltiplici e nell'edizione che fece del teatro del Corneille. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20)
- Vaudeville chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al Palais-Royal di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215)
- Un tempo l'Opera Comica ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il Vaudeville vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo Vaudeville forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215)
- L'onore di primo ristauratore d'essa [la tragedia italiana] nel Secolo XVIII debbesi senza dubbio al bolognese Pier Jacopo Martelli [...]. Martelli chiaro in Arcadia col nome di Mirtillo, munito di dottrina, d'ingegno e di gusto, emulo del Maffei e del Gravina, avea cominciato a comporre qualche dramma musicale, e si rivolse indi alle tragedie, che s'impressero in più volumi. Niuno può negargli né la regolarità che sempre osserva, né la ricchezza, la sublimità e l'eleganza dello stile, né la copia de' pensieri, né l'arte di colorire acconciamente i caratteri e le passioni. Nocquegli in molte di esse la versificazione che prescelse, ad onta di averla renduta al possibile armoniosa, sì per esser nuova sul teatro (ma non inventata dal Martelli, come sognando asserì il Barretti) sì per la rima e la monotonia che l'accompagna; e le di lui tragedie dopo alcuni anni cessarono di rappresentarsi. (tomo X, cap. parte I, cap. I, pp. 4-5)
Note
[modifica]Bibliografia
[modifica]- Pietro Napoli-Signorelli, Storia critica de' teatri antichi e moderni, tomo III, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813.
- Pietro Napoli-Signorelli, Storia critica de' teatri antichi e moderni, tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813.
- Pietro Napoli-Signorelli, Storia critica de' teatri antichi e moderni, tomo X, parte I, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813.
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