Prede o ragni

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Immagine frattale (costruita con un "sistema Lindenmayer". L'analogia con un albero reale è impressionante e sottolinea la natura "frattale" delle forme degli organismi viventi e della natura in generale

Prede o ragni, di Alberto F. de Toni e Luca Comello.

Incipit[modifica]

Per quanto ci riguarda, lo studio della complessità prende l'avvio da una sensazione, da una presa di coscienza della scarsa conoscenza – o ignoranza – dei fenomeni che avvengono attorno a noi. È proprio questa la molla che fa scattare il desiderio di una conoscenza sempre maggiore e accurata della realtà.

Si tratta di una sensazione che ha da sempre permeato l'esistenza delle persone. Dante Alighieri esprime questo senso di smarrimento in modo sublime nelle prime righe della Divina Commedia:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai in una selva oscura,
che la diritta via era smarrita.

Citazioni[modifica]

  • Quello che abbiamo fatto noi rappresenta a prima vista un esempio lampante di riduzionismo. Abbiamo preso un ambito vasto e difficile da considerare – la teoria della complessità – e lo abbiamo suddiviso in parti – i sette principi – per studiarlo più agevolmente. In realtà, a una più attenta lettura, appare in modo chiaro che i principi non sono compartimenti a struttura stagna, ma entità che si sovrappongono, si intersecano e si richiamano continuamente. La nostra suddivisione schematica in sette principi risponde pertanto a una esigenza di chiarezza e rappresenta in tal senso una provocazione più formale che sostanziale.
  • Le due caratteristiche fondamentali per descrivere un sistema sono gli elementi e le connessioni. In un sistema complesso gli elementi sono numerosi ... Gli elementi sono tra loro diversi... Tra gli elementi individuali di questi sistemi esistono inoltre numerose connessioni... Le connessioni, come già visto, sono non lineari.
  • La natura si evolve in questo modo. Vi sono periodi – prima del punto di biforcazione – di stabilità e equilibrio. Quando poi il sistema raggiunge il punto di biforcazione (all'aumentare di un parametro l fino al valore critico lc), vi è discontinuità. A questo punto il comportamento del sistema (descritto dalla variabile X) segue un andamento non lineare. Il fenomeno è efficacemente spiegato da Prigogine e Stengers (1981, p. 145). I sistemi termodinamici, anche se sottoposti a fluttuazioni, vengono comunque attirati verso la stabilità, cioè verso la produzione di entropia, che rappresenta pertanto un attrattore per tali sistemi. I sistemi termodinamici sono perciò solitamente immunizzati dalle fluttuazioni, dal ribollire dell'attività elementare, e dalle deviazioni rispetto alle leggi medie della produzione di entropia che questo ribollire genera senza posa. Tuttavia, quando la forza termodinamica che agisce sul sistema raggiunge valori abbastanza elevati da farlo fuoriuscire dalla regione lineare, l'indipendenza dalle fluttuazioni non può più essere garantita. Al contrario, il sistema è instabile se certe fluttuazioni possono amplificarsi fino a invadere l'intero sistema, spingendolo ad evolversi verso un nuovo regime che può essere qualitativamente assai diverso dagli stati stazionari di produzione di entropia. Il sistema a questo punto può tendere ancora all'equilibrio, oppure può tendere al non-equilibrio. In definitiva, dunque, quando un sistema termodinamico è sottoposto a una forza esterna elevata, esso subisce delle fluttuazioni che lo rendono instabile. In tali condizioni di instabilità, il sistema raggiunge il punto di biforcazione e in questo punto si evolve verso un nuovo regime, impossibile da prevedere a priori. Si può dire che nel punto della biforcazione la predizione ha carattere probabilistico, mentre tra punti di biforcazione possiamo parlare di leggi deterministiche. Si tratta dunque di un'alternanza tra caso e necessità. Essendo dunque l'evoluzione un continuo alternarsi di equilibrio e non equilibrio, si può chiaramente notare come la scienza classica non debba essere considerata sbagliata. È solamente da considerarsi insufficiente. Infatti nei periodi di equilibrio è valida e da utilizzarsi, mentre nei periodi di non-equilibrio non lo è. È il punto di biforcazione che segna la necessità del passaggio tra scienza classica e teoria della complessità.
  • Perché, nonostante il secondo principio della termodinamica e la tendenza all'aumento del disordine, vediamo dovunque strutture ordinate? Perché isistemi reali non sono sistemi chiusi, ma sistemi termodinamicamente aperti e organizzativamente chiusi.
  • I sistemi complessi si situano in uno stato vitale al limite tra ordine e disordine, né troppo statico né troppo caotico, altamente rischioso, sempre in delicato equilibrio tra creazione e distruzione
  • I sistemi complessi all'orlo del caos sono sottoposti ad un gran numero di piccole perturbazioni e a un piccolo numero di grandi perturbazioni, che, mediante distruzione, generano discontinuità, creazione, innovazione (legge di elevamento a potenza).
  • In un ologramma fisico il più piccolo punto dell'immagine dell'ologramma contiene quasi la totalità dell'informazione dell'oggetto rappresentato. Il principio ologrammatico si rifà proprio a questo concetto fondamentale dell'ologramma fisico e afferma che nei sistemi complessi la parte è nel tutto e il tutto è nella parte.
  • Il concetto fondamentale è dunque che il sistema è nell'ambiente – e questo non ci stupisce – e l'ambiente è nel sistema.
  • Il principio ologrammatico ha un ruolo importante nei sistemi complessi. Su di esso si basano il modo in cui conosciamo la realtà esterna (ologramma della conoscenza) e le forme naturali presenti in natura (ologramma della forma).
  • I sistemi complessi si trovano in uno stato al limite tra prevedibilità e non prevedibilità, dove tutto è possibile ma non tutto si realizza.
  • È impossibile prevedere con certezza quale sarà lo stato fututo di un sistema complesso, per quanto si possa invece prevedere in linea generale quali saranni i suoi possibili stati (strutture).
  • Ogni cosa è connessa ad un'altra e sovente con una grande "sensibilità". In circostanze appropriate la minima indeterminazione può crescere fino a rendere del tutto imprevedibile il futuro del sistema. Le connessioni sono numerose e potenti.
  • Tutte le cose e gli individui del mondo sono parte di una vasta rete non lineare di incentivi, costrizioni e connessioni (la rete della vita). Recentemente il processo è stato amplificato dalle tecnloogie informatiche per la comunicazione.
  • All'interno di una concezione di un legame non deterministico fra causa e effetto, comincia a farsi strada, grazie alla cibernetica, in opposizione alla causalità rettilinea l'idea della causalità circolare, poi fatta propria dalla teoria della complessità.
  • Nei sistemi complessi, la causa genera l'effetto, che a sua volta retroagisce sulla causa in una relazione circolare che si auto-alimenta.
  • La realtà è caratterizzata da elementi interconnessi in una serie di circoli autorinforzanti (virtuosi o viziosi), che si allontanano dall'equilibrio, e circoli autobilancianti, che tendono a ritornare all'equilibrio.
  • In condizioni di elevata complessità, dominate dall'intreccio tra necessità e caos, l'unico modo di apprendere è quello che procede per tentativi (try&learn).
  • L'apprendimento non deriva (solo) dallo studio di casi noti, ma dall'azione pratica in prima persona all'interno della complessità.
  • Anche le imprese, sistemi complessi autoadattativi, necessitano di auto-organizzazione per gestire la complessità ed evolversi.
  • Le imprese, mediante meccanismi di cooperazione e competizione interna ed esterna, si evolvono in ambiente complesso ricercando la crescita, la flessibilità, l'innovazione e le economie di scala (efficienza dinamica).
  • Il primo principio è quello dell'auto-organizzazione. Le organizzazioni si auto-organizzano sostenendo la nascita di reti interne ed esterne, allo scopo di favorire l'emergenza dell'intelligenza distribuita. Il cambiamento non è da poco: si tratta di passare dalla tradizionale logica top-down ad una logica anche bottom-up. Auto-organizzazione significa una rete interna all'organizzazione, dove i nodi sono costituiti dall'intelligenza delle singole persone, e le connessioni sono rappresentate dalle interazioni anche informali tra le stesse. Significa anche una rete esterna all'organizzazione, che coinvolga tutti gli attori potenzialmente rilevanti.
  • La disorganizzazione creativa consente alle imprese d raggiungere l'orlo del caos, unico luogo che garantisce loro la possibilità di successo attraverso l'innovazione. È una zona di ordine e disordine, continuità e discontinuità. Le organizzazioni devono effettuare una vera e propria disorganizzazione creativa tendente alla compresenza di miglioramento continuo e innovazione radicale.
  • La disorganizzazione creativa è raggiunta mediante il circolo della creazione, ovvero un circolo virtuoso orientato alla discontinuità, o per meglio dire a una discontinuità percorribile, sostenibile. La creazione richiede il contemporaneo utilizzo di pensiero divergente (verso la discontinuità) e convergente (verso la sostenibilità).
  • Il terzo principio è la condivisione. Se il secondo principio – la disorganizzazione creativa – rappresenta la fondamentale tendenza alla discontinuità, il terzo principio – la condivisione – rappresenta l'altrettanto fondamentale tendenza alla continuità per il miglioramento continuo verso l'eccellenza operativa. Condividere valori e obiettivi è presupposto necessario per procedere in tale percorso con l'obiettivo dell'efficienza, della routine, del fare sempre le stesse cose sempre meglio.
  • Il quarto principio è la flessibilità strategica. I sistemi complessi sono in continuo mutamento per adattarsi all'ambiente esterno e talvolta per crearlo. In natura vi è davvero poco spazio per ciò che è rigido ed immutabile. Le organizzazioni dovrebbero pertanto ricercare la flessibilità recependo i segnali deboli provenienti dal mercato, dai fornitori e da tutte le fonti potenziali e adottando strategie aperte al loro stesso cambiamento. Flessibilità strategica significa accettare che la direzione verso cui andare si definisce solo nel momento in cui se ne presentano le condizioni. Il cammino si fa andando, come sostiene il poeta Machado. Non si può predefinire dove si vuole arrivare, e dopo si realizzare il piano definito. Ci si deve invece mettere nelle condizioni di cogliere l'attimo creativo.
  • Il potere crescente delle connessioni in ambiente complesso richiede alle imprese la formazione della network organization.
  • Si tratta del passaggio dalla struttura organizzativa verticale del castello alla struttura a rete, interconnessa con tutti gli attori potenzialmente rilevanti. E quindi è la cultura della relazione, con fornitori, clienti, altre aziende, università, centri di ricerca, istituzioni, associazioni socio-culturali, ecc. Le organizzazioni, proprio come i sistemi complessi studiati inizialmente da Prigogine, sono sistemi aperti, che sopravvivono solo grazie al continuo scambio di materia ed energia con l'esterno.
  • In una realtà dominata dalle interconnessioni e all'effetto butterfly, è fondamentale che le organizzazioni ricerchino i circoli virtuosi che si autoalimentano.
  • È importante che le organizzazioni conoscano i principali circoli per poter agire su di loro e innescarli.
  • Le imprese sono in grado di generare il cambiamento in ambienti complessi solo nella misura in cui da organizzazioni tradizionali diventano learning organizations.

Bibliografia[modifica]

Alberto F. de Toni e Luca Comello, Prede o ragni, Utet Libreria Torino, 2005.