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Rosanna Marani

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Rosanna Marani

Rosanna Marani (1946 – vivente), giornalista e conduttrice televisiva italiana.

Citazioni di Rosanna Marani

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Citazioni in ordine temporale.

  • Rifiuta la qualifica anche se si è conquistata la effervescente fama di ras. In campo quando c'era il sole, fuori campo ora che l'orizzonte è una striscia sfumata di passioni. La trafila l'ha svolta tutta, e sempre come è parso a lui. Giampiero Boniperti è un esempio da manuale [...]. Da calciatore a presidente di una squadra che fa gola a molti, una Juventus sempre sulla breccia come una vecchia signora che si ostina a non voler ricorrere al bisturi di un compiacente chirurgo di estetica. Si accontenta di make-up scoloriti, appena appena trasparenti. Tanto che la tradizione diventa, a favoleggiarci sopra, una classe nuova di zecca, seppur con niente di tipico, niente di improvvisato. Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali.[1]
  • Il web è una grande sfida per il giornalismo: da una parte permette di arrivare al cuore di migliaia di persone, dall'altra però è anche una grossa minaccia all'informazione. La rete, e i social in particolare, sono – si passi il termine – "il regno degli imbecilli". La gente oggi scrive senza avere più il senso di responsabilità della parola: va bene la libertà d'espressione, ma concedere indistintamente la possibilità di scrittura online è come mettere un fucile tra le mani di un bambino.[2]
  • Il senso di giustizia mi ha motivato moltissimo: tutte le cose che non erano permesse alle donne, io le facevo.[3]
  • [...] arrivai al Resto del Carlino con Italo Cucci. Facevo la pagina di Imola, c'era dentro cronaca, moda, sport [...]. Per essere assunta mi attivavo scrivendo dei concorsi: parrucchiere della settimana, [...] boutique del giorno, il ristorante del mese e ognuno di loro mi prenotava delle copie. [...] Quando andai dal direttore, Girolamo Modesti, sicura che mi avrebbe fatto fare il praticantato, mi disse "lei è molto polivalente [...] e le consiglio di andare in America, avrà successo". Io lo guardai e dissi "per pudicizia non le dico in quale paese può andare lei".[3]

Vittorio Lussana, funweek.it, 15 novembre 2019.

  • Oggi, più che altro siamo assediati da un muro di parole "vagolanti" nel disordine, sia di grammatica, sia di contenuto: altro che sintesi! Parole ignoranti e martellanti, che dicono nulla e che diventano slogan di facile apprendimento. Pochi, pochissimi ormai, si occupano della curanza della parola stessa. Nella società della fretta, della superficie, l'aforisma, come una freccia, colpisce e svela il cuore del pensiero per coloro che sono golosi di sapere. Credo che la parola sia un amo, il pensiero la lenza e l'emozione la preda. E sono convinta che la parola esprima il nostro pensiero; che il nostro pensiero esprima il nostro essere; che il nostro essere esprima la nostra sensibilità; che la nostra sensibilità esprima il nostro sentimento; che il nostro sentimento esprima il nostro stile. Dunque, il nostro stile esprime la nostra parola.
  • I confini del nostro mondo sono i limiti del nostro linguaggio. E parlare senza assumersi la responsabilità del significato della parola che si pronuncia, è mera esibizione di sterile vaniloquio, che inficia ogni nostro rapporto civile e sociale. La conseguenza è il diffondere e far radicare un pensiero ignobile, povero di contenuti, che si manifesta con il linguaggio ignobile, scarno di vocaboli, che conduce all'azione ignobile, priva di morale.
  • [...] le etichette si mettono ai barattoli non alle persone.
  • [...] è la cultura il "diaframma" che separa il bene dal male. Il bene, ovvero la bontà, nasce dalla bellezza. E la bellezza è, di per se stessa, etica. La vita come opera di bene, capolavoro dell'uomo, sacra nel suo significato, dovrebbe essere il risultato della sensibilità acquisita dalla cultura, che è bontà, che è bellezza, che è etica. Ma la vita, oggi, vale solo per chi ha quattrini, al fine di acquistarla. Già: la vita, oggi, noi l'abbiamo messa in saldo.
  • La "rete" permette anche al "cretino" di fare carriera. Quando si esprime abborracciando l'aborto di pensiero con senso sgrammaticato e incompiuto, egli è ai ceppi di partenza. Ascende a un gradino, quello dell'imbecille, quando tenta di spiegarsi. E assurge alla vetta, quella dell'idiozia, quando si azzarda a rispondere. Il cretino non si accontenta mai: vuole la conferma della sua oscurità intellettiva esibendosi in un triplo salto mortale, poiché inconsapevole di non poter far di conto sulla rete del pudore e sul paracadute dell'intelligenza.

Intervista di Paolo Tomaselli, corriere.it, 21 maggio 2024.

  • Per lavorare in Gazzetta mi ero rifatta il guardaroba, con capi extralarge. Poi ho cominciato a fregarmene: mi sembrava di sottomettermi a un pregiudizio, nemmeno fossi una strega all'epoca dell'Inquisizione. [«Se otteneva un'intervista si facevano insinuazioni?»] Sempre. Lodovico Maradei, uno dei pochi che mi ha protetto, mi diceva che l'osso lo portavo sempre a casa.
  • Avevo la presunzione e la vanità di fare la giornalista sportiva: perché non potevo? Ci ho messo studio, ricerca, patrimonio linguistico ed espressivo.
  • [Su Gigi Riva] Di una bellezza assoluta, non soltanto esteriore, ma anche interiore: lo dicevano i suoi occhi.
  • [«Un pregiudizio sul posto di lavoro che la feriva?»] Essere considerata la segretaria da chi entrava in Gazzetta. Ma rispondevo a modo mio: "Non la scuso, si informi prima" dissi a Franco Carraro. Ci si dimentica delle conquiste, ma il bagno delle donne in tribuna a San Siro l'hanno introdotto grazie a me.
  • Non mi portavo mai il lavoro a casa, ma qualcuno ci sperava: un calciatore della Nazionale mi offrì un passaggio in aeroporto, ma mi portò in un motel, chiuse la porta e disse "Adesso consumiamo!". "Ti consumo io!", gli risposi, dandogli un ceffone. Lui si sedette e mi chiese di restare in stanza un'ora, perché aveva già pagato per tutto il pomeriggio: temeva di fare brutta figura.

Note

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  1. Da Il signor snob, Guerin Sportivo nº 39, 24-30 settembre 1975, pp. 21-23.
  2. Dall'intervista di Ilaria Mauri, Dalla Gazzetta dello Sport a Twitter: il giornalismo secondo Rosanna Marani, magzine.it, 14 dicembre 2015.
  3. a b Dall'intervista di Giuliana Lorenzo, Rosanna Marani: «Odiavo le ingiustizie, ho iniziato così in Gazzetta. Rivera l’intervista più bella e sofferta», 361magazine.com, 13 gennaio 2025.

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