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Saettone

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Un saettone

Citazioni sul saettone o colubro di Esculapio.

Citazioni

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  • D'ordinario questo colubro cerca di salire su quei tronchi d'albero attorno cui esso possa avvolgersi, e quando è giunto ai rami cammina su fra di essi. Nelle fitte foreste passa così da albero ad albero e può fare in tal modo gran tratto di cammino. Sopra i muri esso può arrampicarsi con inconcepibile agilità, facendo punto d'appoggio da qualunque anche piccola sporgenza, e quindi sa con vera maestria trar partito di ogni scabrosità delle rocce.
  • Esculapio, dio della medicina, porta, siccome è noto, in mano qual distintivo della sua potenza, un bastone attorno cui sta avvolto un serpente che si ritiene generalmente fosse una specie di questa sezione, sebbene non si conosca per l'appunto quale specie intendessero gli antichi Greci e Romani; questa specie i Romani avrebbero diffuso ampiamente. Infierendo in Roma, sotto i consoli di Fabio e Bruto, una pestilenza, questo serpente deve essere stato portato da Epidauro a Roma ed adorato su di un'isola del Tevere, per far cessare quel flagello, ed ancora attualmente se ne vedrebbe il simulacro nel giardino di un convento dedicato a San Bartolomeo.
  • In principio della sua schiavitù il colubro di Esculapio è molto maligno e morde rabbiosamente la mano di chi lo coglie oppure i topi che gli si collocano nella gabbia. [...] La malignità di questo colubro dura talvolta a lungo, oppure ricompare improvvisamente quando la biscia già apparentemente addomesticata viene disturbata nella sua voluttuosa quiete, oppure quando, dopo una lunga escursione al di fuori, vien ricollocata nella gabbia. Dopo alcune settimane specialmente quando uno se ne prenda molta cura, il prigioniero può divenire tanto mansueto e bonario che si amica veramente col suo custode, e non morde più né spontaneamente né quando trovasi aizzato; anzi, come sostiene Erber, posto in libertà, cercherebbe nuovamente la gabbia.
  • Non v'ha alcun serpente in Germania che venga colto così sovente quanto questo, di cui la caccia a Schlangenbad costituisce una sorgente di guadagno per la povera gente che lo cerca colà quando si sveglia dal letargo invernale, lo addomestica e ne diverte così gli ospiti dei bagni, oppure ne vende anche questo o quell'individuo a qualche dilettante. Quando la stagione dei bagni è terminata, si restituisce la libertà agli individui fatti prigionieri, perché ben di rado essi accettano il cibo nella gabbia, o almeno a Schlangenbad si crede generalmente che non ne prendano mai.
  • Da alcuni è stato creduto che questo fosse il serpe simbolico d'Esculapio, oggetto di venerazione presso gli antichi. Ma i simulacri della divinità d'Epidauro presentano un serpente di gran mole avvolto ad una clava, il quale non si fa distinguere per alcun segno particolare. E poi io credo, e creder credo il vero, come Dante diceva, che il primo scultore o il primo pittore che si avvisò di mettere intorno al bastone di quel figlio d'Apollo il serpente, non avesse già in mira una specie piuttosto che un'altra, sibbene un serpente qualunque, perché a tutti i serpenti attribuivano gli antichi la virtù della prudenza.
  • È assai timido e ad ogni agitarsi di foglie, prende la fuga. Non si difende e non minaccia a meno che non sia stato irritato o ridotto agli estremi. Allora si rizza, soffia, sferza con la coda, si slancia e morde. Il suo sibilo è forte. Non frequenta i luoghi pantanosi, ma teme anche più quelli che sono eccessivamente bruciati, e sempre si vede uscire in campagna dopo le pioggie. Tenuto in domesticità, è uno dei più mansueti.
  • Non so neppure con qual nome lo distinguano i Piemontesi; i Lombardi lo chiamano Angiò o Bastoniere; e i Romani Saettone, que' di Napoli Biscia di prato.

Voci correlate

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