Severino Ferrari
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Severino Ferrari (1856 – 1905), poeta e critico letterario italiano.
Citazioni su Severino Ferrari
[modifica]- Chi parla degli scolari di Carducci, incontra questo nome. Intorno sorge un bisbiglio lontano di gente che ricorda, quasi con compiacenza e secreto di iniziati. Ma per i più il nome suona invano.
È come una lieve risonanza dietro due iniziali, S. F., iscritte alle meravigliose quartine del poeta ; dove tuttavia è bisogno di una noticina, che chiarisca; S. F., amico del Carducci...
Ponendo mente più intenta, si avverte qualche cosa nel passato: il suono vago di una nominanza, come una speranza nata intorno al capo di un poeta giovine.
Ma dove si è perduta quella speranza? (Renato Serra)
- Chi vuole seguire con qualche interesse le vicende della letteratura contemporanea si meraviglierà quasi nel vedere associato il nome di Severino Ferrari a quello di Giovanni Pascoli. Questo senso di meraviglia sorge spontaneo alla mente dello studioso perché nessuno può pensare a Severino Ferrari senza che d'improvviso gli si presenti dinanzi la figura – quasi paterna – di Giosuè Carducci. Questa spontanea associazione ha fatto sorgere il dubbio se la fama di Severino Ferrari sia una fama riflessa. Il Ferrari verrebbe ad essere il satellite che riceve luce e calore dall'astro maggiore (il Carducci) e che solo per virtù e potenza di questi esiste e si muove. Alcuni stimatori ed ammiratori del povero Severino (purtroppo rari ed isolati esempi!) sono tosto scesi in campo per sfatare questa leggenda che intaccava il valore della personalità letteraria del Ferrari e gli negava qualsiasi spontanea e nativa potenza d'ingegno. (Emilio Pasquini)
- Nella fattura del verso egli ha posto sempre grandissimo studio; e a me il vederlo lavorare richiama a mente la ostinata battaglia di Lodovico Ariosto coi versi suoi ribelli. Anche il Ferrari, mi si conceda il raffronto, è bello esempio del come la tenacia e la diligenza valgano in arte quanto la facile natura e più. Dal primo abbozzo all'ultima correzione i suoi versi. passano per tante e tante forme che è stupore sentirli a mano a mano recitare da lui. I primi canti del Mago, stampato nell'84, io li sapevo a mente da molti anni; non perché ne avessi mai veduto il manoscritto, ma per le tante volte che m'erano stati ripetuti dall'autore, sempre diversi, e sempre mutati in meglio. (Guido Mazzoni)
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