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Shepard B. Clough

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Shepard Bancroft Clough (1901 – 1990), storico dell'economia e docente universitario statunitense.

Storia dell'economia italiana dal 1861 ad oggi

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  • Al momento delle invasioni francesi in Italia, durante la grande rivoluzione e nel periodo napoleonico, il sistema feudale di agricoltura, nel Settentrione, volgeva rapidamente alla fine. Ciò non avveniva allo stesso modo negli Stati Pontifici e quasi affatto nel Mezzogiorno, dove ancora nel 1786 una forte percentuale della popolazione si trovava sottoposta alla giurisdizione feudale, anziché a quella dello Stato. (cap. I, p. 20)
  • Durante tutto il processo dell'unificazione italiana, nessun risultato fu ottenuto senza ricorso alla guerra. La guerra era un mezzo per dar vita ai nuovi stati nazionali, per creare lo spirito patriottico nel popolo e, cosa più importante per il nostro studio, per divulgare l'idea che la prosperità nazionale si poteva ottenere più rapidamente mediante l'acquisto di nuovi territori piuttosto che con lo sviluppo dell'economia entro i confini esistenti. (cap. II, p. 51)
  • Quintino Sella, nel 1862, aveva proposto una tassa sulla farina, in modo da avere un tributo che facesse entrare nella categoria dei contribuenti anche gli elementi più poveri della società, ma decadde dalla sua carica prima che questo suggerimento impopolare venisse preso in seria considerazione. Quando egli ritornò al ministero delle Finanze, nel 1865, cercò nuovamente di far accettare la sua idea basilare, ma con una variante – una tassa sulla macinazione del grano. Questa fu discussa a fondo, e dopo un lungo dibattito, dato anche l'aumento del disavanzo, la legge venne promulgata nel 1868, quando era ministro delle Finanze Luigi Cambray-Digny. (cap. II, p. 60)
  • La costruzione delle ferrovie durante il diciannovesimo secolo fu una cosa importantissima per tutta la civiltà occidentale ed ebbe un'enorme influenza sull'attività e sulle istituzioni economiche. Non soltanto rese possibile una concentrazione di materie prime diverse che fino allora era stata spesso impossibile a causa delle difficoltà di trasporto, nonché la penetrazione in mercati che erano rimasti lontani dalle zone di produzione, ma stimolò l'attività industriale e la formazione di una società per azioni, gli investimenti bancari, il sistema della mano d'opera salariata e le oscillazioni nel ciclo degli affari in seguito al ritmo di espansione connesso alle nuove costruzioni. (cap. III, p. 89)
  • Depretis cercò [...] di accattivarsi sostenitori mediante combinazioni elettorali, usando l'influenza governativa per procurarsi voti e cercando di «addomesticare» coloro che erano riusciti eletti – un insieme di manipolazioni che venne chiamato trasformismo. (cap. IV, p. 163)
  • Il capo delle formazioni sindacali fasciste, Edmondo Rossoni, era un giovane ambizioso, che sperava di creare ciò che egli chiamava un «sindacalismo integrale». Secondo il suo piano, datori di lavoro, tecnici e mano d'opera avrebbero dovuto organizzarsi in sindacati separati secondo il sistema tradizionale, ma attraverso i loro rappresentanti avrebbero pure creato un unico corpo più elevato, cioè un organo nel quale i lavoratori ed i proprietari e i dirigenti si sarebbero incontrati su di un piede di eguaglianza. In questo corpo più elevato, le inevitabili difficoltà tra capitale e lavoro sarebbero state appianate, in una maniera più giusta e più facile di quanto fosse mai stato possibile dopo la rivoluzione industriale, mediante contatti diretti. Rossoni cominciò così a riferirsi ai suoi sindacati come «corporazioni» (il nome medioevale italiano delle associazioni di arti e mestieri) ed al loro organo centrale come Confederazione Generale delle Corporazioni sindacali fasciste. (cap. VII, p. 304)

Bibliografia

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  • Shepard B. Clough, Storia dell'economia italiana dal 1861 ad oggi (The economic history of modern Italy), traduzione di Carina Calvi, Cappelli Editore, Bologna, 1965.

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