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Sindbad il marinaio

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Sindbad, interpretato da Kerwin Matthews ne Il 7º viaggio di Sinbad (1958)

Sindbad il marinaio, personaggio letterario e cinematografico apparso per la prima volta ne Le mille e una notte.

  • Io ho raggiunto questa prosperità, dopo gravi perdite, grandi fatiche e infiniti tormenti.
    Quanto non ho dovuto soffrire prima! Io ho fatto sette viaggi e ciascun forma un racconto meraviglioso, che dovrebbe essere scritto a lettere d'oro, per servire di esempio ad ognuno!
  • Mi vennero in mente le parole che avevo udito dire da fanciullo di mio padre, come una sentenza del Signore Suleimann, pace sia a lui: «Tre cose sono da preferirsi a tre altre: il giorno della morte a quello della nascita; un cane vivo a un leone morto, e una tomba al più sicuro palazzo».
  • Un alto grado si raggiunge solo a seconda degli sforzi. Chi vuol salire in alto, deve vegliare parecchio la notte. Chi desidera perle, deve immergersi nel profondo del mare. Solo così egli può acquistarsi considerazione e ricchezze. Ma chi desidera salire e onori, senza tendersi con ogni forza, perde la sua vita in vani desiderii
  • Una volta andai dal re, e lo salutai e avendo trovato con lui dei mercanti indiani, ci salutammo a vicenda, ed essi mi chiesero del mio paese e in iscambio mi raccontarono dell'India e come i suoi abitanti fossero divisi in diverse stirpi, e fra questi i Shakirijeh fossero i migliori, perché non commettono mai un'ingiustizia, né invidiano mai alcuno, poi il piccolo popolo dei Brahmani, che non beve mai vino, ma vive sempre sereno in scherzo e gioia. Nel loro paese vi sono cavalli, cammelli e bestiame bovino. Essi mi dissero inoltre che gli Indiani si dividono in 42 sètte.
  • Quando il sole si avvicinò al tramonto, il cielo improvvisamente si oscurò come se fosse stato coperto da una densa nube. Grande meraviglia mi prese a questo fenomeno, perché eravamo in estate, ma scopersi che esso proveniva da un uccello di straordinaria grandezza. Mi ricordai allora che i marinai mi avevano raccontato di un uccello, che essi chiamavano Roch, e la grossa palla che mi aveva fatto tanta meraviglia, doveva essere un uovo di questo uccello.
  • Nella valle v'era poi un gran numero di serpenti, lunghi e grossi come alte palme, con che ciascuno di essi avrebbe potuto avvincere un elefante. Durante il giorno essi si ritiravano nelle loro caverne per timore dell'uccello Roch e alla notte comparivano di nuovo.
  • Il rinoceronte, come mi ha raccontato un viaggiatore, si batte coll'elefante, gli fora il corpo col suo corno e lo porta in giro sulla sua testa, senza sentirne il peso, finché è morto; ma subito dopo, in estate, per il calore, il grasso dell'elefante scorre sui suoi occhi e lo rende cieco. Viene allora l'uccello Roch, li prende tutti e due coi suoi artigli per portarli al suo nido e nutrire i suoi piccini.
  • Mentre eravamo in questa terribile condizione di disperazione, la terra tremò con noi e col frastuono, pari ad un muggito della tempesta, entrò una nera figura d'uomo, grande come una palma. Egli aveva gli occhi rossi, il viso nero, le narici larghe e una gran bocca.
    Si sedette su una panca e riposò un poco, poi fissò i suoi occhi su di noi e ci si fece più vicino. Alla vista di questo gigante noi trasalimmo e tremammo di angoscia. Egli mi afferrò, mi pose sulla sua mano come un passero, mi fece girare, mi palpò come un macellaio una bestia da macello, poi mi mise da parte, lontano dai miei compagni di viaggio. Fece allo stesso modo con questi, sinché giunse al capitano, che era di noi il più grasso, lo afferrò per il collo, lo gettò faccia all'ingiù, pose il ginocchio sulla nuca e la spezzò. Poi prese molta legna e accese il fuoco, e quando la legna divenne carbone, prese un grande spiedo, infilzò con esso il capitano, e lo pose sui carboni e lo fece girare a destra e a sinistra su di essi finché fu arrostito, pose il cadavere davanti a sé, e lo lasciò raffreddare, poi lo dilaniò con le unghie e ne mangiò sinché fu sazio e gettò via le ossa spolpate.
  • Un buon consiglio è ancor meglio che un colpo mortale.
  • Quando io tornai dal re, gli dissi: «Oh, Signor mio, come potete voi seppellire vivi gli uomini?». Mi rispose: «Tale è l'usanza presso di noi. Se un uomo muore, sua moglie è sepolta con lui. Se muore una donna, il marito la segue nella tomba. Questa era l'usanza dei padri, degli avi e dei re prima di noi». Io dissi: «È una pessima usanza, vale essa anche per gli stranieri?». «Certo — egli mi rispose. — Essi non sono eccettuati». [...] Io gridai: «È dunque permesso da Dio seppellire vivo uno straniero? Io non sono dei vostri, non conoscevo la vostra usanza. Se l'avessi conosciuta, non avrei mai sposato una delle vostre donne».
  • Per Dio, appena sfuggo a un malanno incappo in un altro, e in fine devo finire così miseramente ed essere sepolto vivo! Dio maledica l'amore delle cose mondane! Solo la mia avidità mi ha posto in una situazione così disperata.
  • Poi essendomi avanzato sull'isola un poco tra gli alberi e i ruscelli osservai un uomo che sedeva presso una ruota d'acqua in movimento. Egli era del tutto nudo e portava solo un grembiule di fibra di palma e una cintura di foglie intrecciate.
    Pensai: «È forse uno straniero come me», e mi avvicinai, salutandolo; rispose al mio saluto con cortesia e gentilezza e mi diede il benvenuto. Gli chiesi chi fosse, donde venisse e in qual luogo io mi trovassi. Egli mi fece capire, a segni, che lo portassi sino al pozzo della ruota d'acqua.
    Sulle prime mi parve che la sua condizione avesse realmente bisogno di questo aiuto. Lo presi dunque sulle spalle e lo portai sino al luogo indicatomi, poi gli dissi di scendere e volevo deporlo, ma non potei calarlo dalle spalle, perché egli mi stringeva intorno al collo, con le gambe la cui pelle assomigliava a quella di un bufalo e che erano pesanti, quanto una montagna.
    Quando vidi in qual nuovo pericolo ero caduto gridai: «Non c'è altra protezione né potenza fuori dell'Altissimo Iddio! Appena mi libero da un malanno, incappo in un altro».
  • Quando il vecchio osservò l'effetto che la bevanda aveva fatto su di me, mi fece intendere che ne voleva bere anch'egli, io gli porsi la zucca, che egli afferrò a vuoto sino all'ultima goccia. Divenne subito molto allegro, batté le mani, saltò sulle mie spalle, ma le sue gambe cominciarono ad allentarsi, egli tremava in tutte le membra, e ben presto fu del tutto istupidito. Allora io sciolsi il mio collo dalle sue gambe, deposi l'uomo a terra e mi rallegrai molto di vederlo sempre senza conoscenza.
    Levai quindi tra gli alberi una grossa pietra e la gettai con tutta la forza sulla sua testa, così che gli stritolai il cranio, e il suo sangue si mescolò alla sua carne. Dio si affrettò con la sua anima nell'inferno. Possa egli non avere nessuna compassione di lui!
  • Dopo che ebbi raccontato la mia storia, il capitano disse: «Il vecchio, che tu hai ucciso, era chiamato lo sceicco del mare. Nessuno sinora gli era sfuggito vivo, e quelli che sono morti sotto di lui, egli li ha mangiati».
  • Piansi a lungo, invocai la grazia di Dio, e lo chiamai a testimonio, che se questa volta mi fossi salvato non avrei più abbandonato la patria né parlato più di viaggi; andai, dunque, coll'animo straziato sulla riva del mare e mi richiamai alla memoria i versi del poeta:
    «Quando le cose si arruffano e formano un nodo, allora viene una decisione dal cielo e le sbroglia. Abbi pazienza, quello che era oscuro divien chiaro, e chi ha stretto il nodo, forse lo scioglierà».
  • Scopersi però che ad ogni luna nuova alle genti spuntavano le ali e cambiavano del tutto la loro forma e prendevano quella di uccelli. Essi volavano al cielo e a casa rimanevano solo i piccini.
    Quando, dunque, venne di nuovo la luna nuova e la gente cambiò la sua forma, io mi attaccai fortemente a uno e gli dissi: «Per Dio, tu mi devi portare con te». Egli si volse e mi disse: «Questo è impossibile». Con molta fatica lo indussi a prendermi sulle sue spalle, e volò con me tanto alto, che io potevo sentire come gli Angeli lodano Dio. Allora gridai: «Lodato e celebrato sia Dio».

Film

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  • Per un altro bacio così, inventerei un continente intero.
  • I tuoi occhi sono più potenti di tutti gli eserciti di tuo padre.
  • Anche un diamante è minuscolo, eppure è una cosa preziosa e magnifica.
  • Allah ha tanti modi per alleviare gli affamati.
  • La fame non conosce gerarchia.
  • Non è forse scritto che il saggio cerca di realizzare il suo sogno per poi seguirlo?
  • C'è un antico proverbio al quale io credo: confida pure in Allah, ma lega il cammello.
  • Voi non potete prendere due angurie con una mano e io non posso fare miracoli.
  • Ogni viaggio è una nuova avventura.
  • Colui che teme l'ignoto un giorno avrà paura anche della propria ombra.
  • Cammini sul ponte come un leone in gabbia. Visto che sei dedito all'hashish, dovresti essere più calmo.
  • Nessun essere umano può possederne un altro.
  • Su questa nave, tu non sei a disposizione di nessuno.
  • Il nostro destino è nelle nostre mani.
  • Un cane vivo vale più di un leone morto.
  • Voglio essere libero. Un re non è mai libero. Gli dicono anche chi deve sposare.
  • Per lui io rischierei la vita, per te darei la vita.
  • Se io intraprenderò questo viaggio non sarà per le pietre preziose, ma per un tesoro molto più raro.
  • Una nave non può andare più forte del vento che la spinge.
  • Signori, è quello che tutti aspettavamo. L'oggetto più prezioso del mondo è diretto a Siracusa. Peccato che non ci arriverà mai! Dopo oggi ci ritiriamo alle Figi.
  • Farei volentieri due chiacchiere, ma ho delle cose da fare, posti dove andare, roba da rubare.
  • Ho incontrato Eris la dea del caos. Si è presa una bella cotta per me e mi ha invitato a casa sua.
  • La cosa funziona così: prima commetto veramente un reato, e poi mi si accusa di averlo commesso!
  • Vuoi peccare? Si può fare.
  • Ci mancava una lezione di etichetta da un topo di sentina.
  • Ho girato tutto il mondo, visto cose che nessun altro ha visto. Ma nulla, nulla è paragonabile al mare aperto.
  • Fissare tutte le vele, tutti al centro della nave, e preghiamo gli dei! Forse per poco li incontriamo.

Citazioni su Sindbad il marinaio

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