Sjarhej Cichanoŭskij
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Sjarhej Leanidavič Cichanoŭskij (1978 – vivente), attivista, blogger e politico bielorusso.
Dall'intervista di Rosalba Castelletti, repubblica.it, 5 luglio 2025.
- È stata una vera e propria tortura, una tortura psicologica. Anche per Svetlana che si chiedeva costantemente se fossi vivo o morto. Non potevo ricevere o spedire lettere, vedere i miei avvocati o un prete, fare telefonate, comprare beni di prima necessità: spazzolino, dentifricio, sapone... Alla mia condanna politica a 18 anni hanno aggiunto 18 mesi e i carcerieri continuavano a dirmi che mi avrebbero inflitto pene all'infinito. "Non uscirai mai. Creperai qui". Non mi pestavano perché capivano che, se mi fosse successo qualcosa, le sanzioni non sarebbero mai state revocate. Ma altri detenuti politici, ad esempio Viktor Babariko, non solo sono maltrattati o umiliati, ma anche picchiati. Va poi detto che le carceri bielorusse sono residui dell'Urss: i detenuti sono rinchiusi come bestiame, in cento in una baracca. Nella mia cella l'acqua del rubinetto era nera come il fondo del caffè.
- Le guardie carcerarie ci hanno prelevato, ammanettato, messo dei sacchi neri in testa e fatti salire a bordo di un bus. Non avevamo idea di dove ci stessero portando finché non ci hanno buttato fuori dal confine e detto che eravamo liberi sotto la protezione degli Usa. Di fatto è stata una deportazione. Nessuno ci ha detto o chiesto nulla. La maggior parte di noi pensava che ci stessero per giustiziare. Anche perché, in passato, Lukashenko i suoi avversari politici li eliminava così: l'ex ministro Zakharenko, il presidente della Commissione elettorale Gonchar, l'imprenditore Krasovskij, il giornalista Zavadskij. Li sequestravano per strada, sparavano loro alla nuca e ne seppellivano i corpi. Sparivano senza lasciare tracce. Nessuno indagava. Ora il regime non ammazza più, non così. Ammazza nelle carceri: se muore qualcuno è perché era "debole di salute". In prigione muoiono in tanti.
- Non bisogna illudersi. Il regime continua a tappare le bocche con intimidazioni e galera. È così dal 1996. Anche se il terrore non era ma stato a questi livelli. Non bisogna allentare la presa finché la repressione non cesserà.
- Le aziende bielorusse alimentano la macchina bellica di Putin. Persino i detenuti sono costretti a cucire le uniformi dei soldati russi.
Voci correlate
[modifica]- Svjatlana Cichanoŭskaja, moglie
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