Giuseppe Rovani: differenze tra le versioni

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*Casa Salomon. Allorché la gondola si fermò davanti allo scaglione di quella casa, Galantino diede al gondoliere un breve portafoglio si seta legato con nastri, fuor del quale spuntava una cartolina. Allora, come ognuno sa, non c'erano [[biglietto da visita|biglietti di visita]] propriamente fatti, ma c'eran i loro precursori; e giacché era il secolo delle eleganze più profumate e delle caricature, chi voleva farsi annunziare a qualcuno per una visita, faceva presentare al guardaportone, perché lo facesse avere al padrone della casa, un bigliettino su cui scriveva il proprio nome, il qual bigliettino veniva sempre collocato in un portafoglio, in un astuccio, in un vezzo qualunque; e tali vezzi qualche volta avevano un gran valore, essendo d'argento, d'oro e persino ornati di pietre preziose; a seconda della ricchezza del visitatore, e del bisogno che aveva di rendersi gradito e d'imprimersi bene nella memoria di chi voleva visitare; perché era di prammatica che il padrone di casa, tolto il foglietto, e letto il nome si tenesse il vezzo per sé, come pegno e come dono. (da ''Vol. I, Libro secondo'', p. 226)
*Donna Clelia taceva, ma nella sua testa era penetrata la convinzione che quel che aveva sospettato era vero. Nella bilancia della giustizia legale, il rossore, il pallore e lo smarrimento sono imponderabili morali; ma nella bilancia dell'uomo valgono più della stessa colpa confessata. (da ''Vol. I, Libro secondo'', p. 232)
*Amorevoli aveva avuto dalla natura una dose d'ira, come suol dirsi, ''normale'', ma gli era stata accresciuta dalle suscettibilità teatrali e dalle diverse liti cogli impresari, e dalle controversie coi vestiaristi, sempre incapaci ad accontentare un cantante; per di più, essendo romano di [[Trastevere|Transtevere]], dov'era nato, aveva portato seco ne' suoi viaggi tutti que' modi risoluti e troppo espressivi onde quella frazione di popolo sa imprecare più di tutti i popoli del mondo. (da ''Vol. I, Libro quarto'', p. 325)
*Nel tempo che Tartini faceva correr l'arco sulle corde e regolava i bischeri, l'[[Francesco Algarotti|Algarotti]] ebbe campo di sfoggiare la sua dottrina archeologica sulla genesi del [[violino]], confutando [[Aristofane]] e Ateneo che fecero il violino coevo ad [[Orfeo]], e confutando quelli che lo vollero inventato dagli Indiani e donato all'Italia dalle crociate; e piantandosi nell'opinione che vuole il violino figliuolo d'Occidente, e probabilmente dal principato di Galles, e trascorrendo sui vari trattamenti della sua forma, dalla viola primitiva alla viola da braccio, a quella da gamba; i quali a lungo andare generarono poi in Francia il piccolo violino. (da ''Vol. I, Libro quarto'', p. 356)
 
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