Leonardo Fioravanti (medico): differenze tra le versioni

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==Citazioni su Leonardo Fioravanti (medico)==
===[[Piero Camporesi]]===
*A Venezia, «centro d'Italia», aveva infatti intrecciato una serie di relazioni con noti personaggi del ''milieu'' culturale lagunare: da [[Ludovico Dolce]] versatile compositore di tragedie, commedie, rime, al poliedrico e irrequieto [[Girolamo Ruscelli]], «lume e splendore di molte scienze e gran professore delle lettere ebraiche, greche, latine e tsocanetoscane», che fu, fra mille altre cose, «segretista» di successo nonché esperto di fuochi artificiali e d'artiglieria nei ''Precetti della militia moderna, tanto per mare quanto per terra''; al suo fraterno compare Dionigi Atanagi, revisore dell'''Amadigi'' di [[Bernardo Tasso]], poligrafo occupato in una miriade di attività, correttore anche delle opere di Fioravanti.
*Anche [[Francesco I di Guisa|Francesco di Lorena, duca di Guisa]], il grande capitano detto ''le Balafré'' (lo Sfregiato), sceso in Italia alla guida di un esercito francese a difesa dello Stato della Chiesa invaso dagli spagnoli di Filippo II, subiva il fascino dei «secreti». Feritosi accidentalmente mentre scendeva da cavallo e curato da Fioravanti, incuriosito dai suoi medicamenti, non solo volle per sé le ricette seguendone personalmente la preparazione, ma molto liberalmente gli passò anche certi segreti medicinali patrimonio geloso della sua casata. Dal racconto che ne diede Fioravanti viene fuori un aspetto discutibile e piuttosto ciarlatanesco di questo medico che sfrutta con molta disinvoltura le nuove acquisizioni del suo patrimonio terapeutico, vantandone la nobilissima origine, l'aristocratico valore aggiunto. Venivano da una famiglia d'altissimo lignaggio imparentata per di più con gli unti del Signore, coi discendenti di quei re taumaturghi, famosi guaritori di scrofole.
*Anche quando scrive rivolgendosi ai colleghi (o fingendo che siano loro i destinatari dei suoi pungenti avvertimenti) non resiste alla tentazione d'abbandonarsi a graffianti considerazioni tali da mandare in bestia i destinatari delle sue frecciate. I dottori togati e i medici collegiati – c'era da aspettarselo – lo fecero tribolare tutta la vita, a Roma, a Venezia, a Milano dove nel 1573 riuscirono perfino a buttarlo in carcere sotto la falsa accusa d'esercizio abusivo della professione. Per il "cavaliere aurato" Fioravanti la rabbia e l'umiliazione dovettero essere smisurate.
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