Giovanni Stefano Menochio: differenze tra le versioni

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*{{NDR|Sulla [[Septuaginta]]}} Al tempo di Tolomeo Filadelfo, il quale visse circa 300 anni avanti di Christo furono li settantadue interpreti chiamati in Egitto da questo Rè, accioche voltassero la Sacra Scrittura del Vecchio Testamento dalla lingua Hebrea nella Greca. [...] Quanto poi tocca al modo di quella tradottione, in alcune cose s'accordano gli Autori, in altre differiscono frà di loro. S'accordano, che li vecchi furono settantadue, sei di chiascheduna delle tribù, tutti intelligentissimi delle due lingue Hebraica, e Greca, e che miracolosamente nello spatio di settanta due giorni compirono la loro interpretatione. Non s'accordano, perche alcuni dicono, che ciascheduno fù rinchiuso nella sua celletta, e che per miracolo riusci la interpretatione di ciascheduno del tutto conforme nel senso, e nelle parole con le versioni degli altri, di modo tale, che furono settandue esemplari ne anco in un sol punto differenti di se. (da ''Centuria Prima'', pp. 30 e 31)
*Ne' tempi antichi prima, che fossero in uso li alloggiamenti pubblici, dove sono li forastieri alloggiati per danari, era molto in uso l'[[ospitalità|hospitalità]], e li palagi de' gran personaggi non erano mai chiusi à quelli, che veggiando capitavano à casa loro. Si potrebbero in confermatione di questo apportare molte prove, ma io voglio restringermi solamente à quello, che ritrovo in [[Omero|Homero]], con toccare alcune usanze di quel tempo, delle quali esso fa mentione. E principalmente mi sovviene un certo [[Assilo]], del quale parla quel Poeta nel lib. 6. dell'Iliade al verso 12. e dice, che egli habitava ad Arisbe, luogo molto bene fabbricato, e che essendo ricco di facoltà, era benigno con tutti, e tutti albergava in casa sua, la quale era situata sopra della publica strada. Nota Eustachio famoso espositore di Homero, che à punto s'era Assilo eletto l'habitatione vicina alla strada per potere più commodamente invitare à se, e dar ricetto ad ogni sorte di passaggieri. Non mancano di quelli, che stimano, che Homero non approvasse quella tanto profusa, indistinta, e liberale hospitalità, perche nel verso 16. soggiunge, che fù ammazzato da Diomede, e quasi che volesse mostrare, che era soverchia quella sua liberalità. (da ''Centuria Prima'', p. 50)
*Per conclusione di questo capitolo soggiungerò una bellissima consuetudine, che mi è stata riferita da persona degna di fede, pratticata già nella Città di [[Bertinoro]], che è situata nella Romagna in questa materia, che trattiamo dell'[[ospitalità|hospitalità]]. Mi diceva quell'amico, che nella piazza della città, & in altri luoghi publici erano fitti nel muro certi uncini, ò anelli di ferro, disposti sparsamente in quei luoghi, per commodità de' passaggeri, che con le loro cavalcature arrivavano à quella Città, e che li cittadini più commodi de' beni di fortuna si havevano frà di loro distribuiti quelli anelli in modo, che ogn'uno sapeva quale fosse il suo, e che quando alcun forastiero attaccava il cavallo ad alcuno di essi, quello di cui era quel tale anello invitava il forastiero, ancorche da lui non fosse conosciuto, ad albergare in casa sua, e gli usava, come se fosse amico, e conoscente di molto tempo, molta cortesia. (da ''Centuria Prima'', pp. 52-53)
*Il secondo luogo è pigliato dagli Atti degli Apostoli cap. 19. 12. dove si racconta, che ''Pauli semicinstia'' facevano miracoli, e che con il tatto loro si curavano le infermità. Rispondo, che ''semicinstium'' non era altro, che quello, che in italiano chiamiamo [[grembiule|grembiale]], che à punto, secondo l'etimologia della voce, e un drapo, che cinge per la metà il corpo, e s'adoperava da S. Paolo mentre s'esercitava nella sua arte di far padiglioni, come fanno anco gli altri artefici, che per non imbrattare le vesti si mettono il grembiale, mentre s'affaticano nelle loro opere manuali, e mecaniche. (da ''Centuria Prima'', p. 92)
*Così quella veste che noi dimandiamo [[Piviale]], & in latino ''Pluviale'', era propriamente ordinata à difendersi dalla pioggia, ma anco serviva, come serve hoggidì, nel ministerio dell'altare. (da ''Centuria Prima'', p. 93)
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