Differenze tra le versioni di "Carlo Dossi"

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*Poi – una volta – ei si svegliò atterrito fra abbracci che lo strozzàvano quasi, baci furiosi, morsicature e graffiate; da quella volta non vide la pallìdissima donna che da lontano e rado, quando scendeva in giardino. Un [[giardino all'italiana|giardino]], notate, alla italiana, cioè, tutto geometrìa salvo il buon senso, a soli pini e mortella, perciò sempre di un verde senza speranza. Quanto ai viali... ghiaja; i fiori, portulàca ed ortiche... Già, per fomento, non ci avea sotterra che frate. (p. 89)
*E poi! quante làgrime gli èran gocciate alla partenza di nonna? Nessuna. [...] E il bello è, che invece avea pianto a salatìssime goccie la stiratora. Bene, che signìfica ciò? Che noi ci lasciamo pigliare, spesso dall'apparenza, rado dalla sostanza; che un brodo in tazza di porcellana ci par migliore di uno in [[scodella|iscudella]] di terra. (p. 110)
*Già dissi; il nocco della difficoltà è ''[[Incipit|il principio]]'': che altro brama Arlecchino, quando vuol porre assieme una lèttera? Così, fatta una volta la prima, si va, ch'è un piacere, fino all'ùltima maglia; quel perioduccio, in cui abbiamo potuto, senza guastarla, accalappiare un'idea, ne invoglia a ripètere il gioco; le pàgine chìaman le pagine; la stessa oltrepassata fatica, perchè non vada perduta, spìngene a nuova; e, a poco a poco, prendiamo la piega del fare; ancora un colpetto, eccoci artisti a màchina. (p. 158)
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
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