Differenze tra le versioni di "Vintilă Horia"

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*Ammiro i [[Vagabondo|vagabondi]]. Sono loro forse gli ultimi eroi laici del nostro tempo, antitesi vivente e satirica degli anticonformismi intellettuali, avidi di premi letterari, di lodi, di comodità e di schiavitù. (da ''Nota di diario di sabato, 31 luglio 1965'', p. 199)
*V'è una prospettiva della [[Bugia|menzogna]] che fa vivere i suoi fedeli, come l'ombra fa spuntare i funghi e gl'incubi. (da ''Nota di diario di Mercoledì 11 agosto 1965'', p. 214)
*[...] i [[Romania|Romeni]], col loro combattimento permanente agli estremi di una situazione-limite biologica e spirituale, resero possibile l'arte gotica, Il Rinascimento, il tomismo e tutto quanto in Occidente è costruito sulla roccia, tutta la continuità e la calma ''intra muros''. ''Extra muros'' vi fu una zona incerta situata fra la cattedrale e il deserto dei tartari; qui, nel suo seno nacque la filosofia del contadino del [[Danubio]] [...]. (da ''Nota di diario di giovedì 12 agosto 1965'', p. 215)
*Bisogna essere fanatici per volere imporre ai romanzieri il metodo del ''voyeur''! Isolare un solo senso, il più superficiale e trasformarlo in cannocchiale, eliminare l'udito, il tatto, l'odorato, fare del soggetto, o del personaggio, un essere senza memoria, senza passato, provo di immaginazione, è come tagliarsi quattro dita per prendere meglio le cose col pollice. (da ''Nota di diario di Domenica 15 agosto 1965'', p. 219)
*L'uomo spettatore. Il ''voyeur''. Universo invalido. Anche la messa radiodiffusa. Dio invisibile servito a ora fissa, in capo a un filo, per così dire. Un giorno, scompariremo dietro uno schermo. (da ''Nota di diario di Domenica, 31 ottobre 1965'', p. 283)
*''L'essai sur l'avenir poétique de Dieu'', di [[Manuel de Diéguez|Manuel Diéguez]] demolisce le impalcature della critica occidentale e orientale a un tempo e riporta la letteratura sul suo zoccolo, che domina tutti gli altri. «''... qualsiasi ragione e qualsiasi poesia sacra''», scrive Diéguez, «''porteranno a una frattura con l'organizzazione della storia; infatti in essa si è rifugiato, dopo aver disertato le antiche cosmogonie, il nostro furore di organizzare il tempo attraverso una falsa poesia.''» E in nota, a piè di una pagina di grande densità di pensiero, queste altre righe che completano in qualche modo la risorgente fisionomia del contadino del Danubio: «''Ora, la politica, in quanto escatologia, è una poetica finalista, una cosmogonia razionalizzante che inevitabilmente sfocia nel nichilismo.''» (da ''Nota di diario di Lunedì 1 novembre 1965'', pp. 287-288)
* Noi abitiamo un tempo di profondità, zenit e nadir, il tempo dell'anima messa di nuovo in croce nel senso che meglio le si addice ed è questa la ''felicità'', voglio dire la gioia di conoscere la verità, una sofferenza sottile che rasenta la coscienza dell'eternità. (da ''Nota di diario di Lunedì 1 novembre 1965'', p. 288)
 

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