Differenze tra le versioni di "Luigi Meneghello"

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==Citazioni di Luigi Meneghello==
 
*Che cos’è una patria se non è un ambiente culturale? cioè conoscere e capire le cose.<ref>Da ''I piccoli maestri'', Rizzoli, Milano, 1976, (I ed. 1964), p. 46.</ref>
*Il suo rapporto {{NDR|parlando di [[Antonio Giuriolo]]}} con noi era certamente di tipo evangelico, benché mancassero del tutto i lati espliciti, esagitati, della predicazione. C'era proselitismo, ma in un'aura di sobrietà, di riserbo, di pudore. Forse nel Veneto è impossibile essere spudorati in modo serio.<ref name=":0">Da ''Fiori italiani'', 1976, cap. 7; in ''Opere scelte'', Mondadori.</ref>
*L'influenza di Antonio {{NDR|Giuriolo}}, pur avendo per oggetto la mente dei suoi discepoli, investiva tutta la loro personalità e la cambiava.<ref name=":0" />
*La Compagnia non ha fini pratici, è un modo di essere: ma naturalmente i soci tendono anche a fare insieme molte cose specifiche, lo sport, gli svaghi, e soprattutto la'' pursuit'' del sesso. In pratica quest'ultima diventa a un certo punto l'attività più importante della Compagnia, e la sua principale funzione. [...]<br />La pursuit collettiva del sesso fornisce una scala di valori che in teoria consentirebbero di ridimensionare radicalmente la personalità dei soci. Raramente però il risultato differisce molto dal precedente ordinamento di membri perfetti, membri associati e iloti. Chi è preso sufficientemente sul serio prima di incominciare a andare a donne, non è probabile che si riveli poi inetto con le donne, perché l'impresa ha un carattere cooperativo e associato che riduce i rischi della timidezza e della goffaggine. D'altro canto i membri imperfetti e gli iloti tendono a incappare in vari infortuni proprio perché partecipano meno pienamente dei vantaggi dell'azione collettiva. (cap. 20, p. 151)
*Ma tra quelli che in paese restano tagliati fuori da una Compagnia, i brutti, gli introversi, gli scarsi, i più si accorgono poi nella prima maturità di non possedere un altro sistema di valori da opporre a quello delle Compagnie, e se non vogliono arrendersi, restando forse per sempre povera gente (scapoli imbelli, comici mariti), devono tentare alla disperata una marcia di avvicinamento.<br />Se ne vedono, di questi sbandati e ritardatari, mettersi a marciare sui diciotto, sui venti, anche sui venticinque anni, e in certi casi estremi anche più tardi. La verità e la vita sono laggiù, dove la Compagnia si scapriccia pigramente, senza sforzi, come oziando. Qui c'è la polvere e l'ansia: gli sbandati col volto sudato s'allenano pazientemente a bestemmiare, a bere, a dirompere pollastre, a sedurre; e marciano, marciano, di giorno e di notte. (cap. 20, p. 156)
 
== ''I piccoli maestri'' ==
 
=== [[Incipit]] ===
Io entrai nella malga e la Simonetta mi venne dietro; dava sempre l’impressione di venir dietro, come una cucciola. Aveva i capelli un po’ arruffati, era senza rossetto, ma bella e fresca. La guerra era finita da qualche settimana. Il malgaro ci diede latte nella ciotola di legno, e lo bevemmo a turno. Poi lui disse:
 
«Ho sentito sparare».
 
«Sono venuto a ripigliarmi questo qui» dissi. Portavo il parabello in spalla, e l’avevo provatoosco. Funzionava perfettamente.
 
=== Citazioni ===
 
* Che cos’è una patria se non è un ambiente culturale? cioè conoscere e capire le cose.<ref>Da ''I piccoli maestri'', Rizzoli, Milano, 1976, (I ed. 1964), p. 46.</ref>)
 
==''Le Carte''==
==Bibliografia==
*Luigi Meneghello, ''Libera nos a Malo'' (1963), BUR, 2006. ISBN 9788817009652
*Luigi Meneghello, ''I piccoli Maestri'' (I ed. 1964), Rizzoli, Milano, 1976.
*Luigi Meneghello, ''Le Carte. Volume I: Anni sessanta'', Rizzoli, Milano, 1999.
 
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