Differenze tra le versioni di "Papa Leone XIII"

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===Citazioni===
*[...] non può né esistere né concepirsi [[società]], in cui alcuno non temperi le [[volontà]] dei singoli in guisa da formare di tutte una cosa sola e rettamente non le diriga al [[bene]] comune. [...] Ed è inoltre assai importante che coloro dalla cui autorità la cosa pubblica è amministrata possano obbligare i cittadini ad obbedire, e che il non obbedire sia peccato per questi. [...] In tal modo i diversi generi di potestà hanno tra loro mirabili somiglianze, in quanto qualsivoglia forma di comando e di autorità trae origine dall'unico e stesso autore e signore che è Dio. (p. 69)
* Importa però notare qui che coloro i quali saranno preposti alla pubblica cosa, in talune circostanze possono venire eletti per volontà e deliberazione della moltitudine, senza che a ciò sia contraria o ripugni la dottrina cattolica. Con tale scelta tuttavia si designa il principe, ma non si conferiscono i diritti del principato: non si dà l'imperio, ma si stabilisce da chi deve essere amministrato. Né qui si fa questione dei modi del pubblico reggimento, poiché non vi è alcuna ragione perché la Chiesa non approvi il principato d'uno o di molti, purché esso sia giusto e rivolto al comune vantaggio. Pertanto, salva la giustizia, non s'impedisce ai popoli di procurarsi quel genere di reggimento che meglio convenga alla loro indole, o alle istituzioni ed ai costumi dei loro maggiori.<ref>{{citaCitato web | url =in [http://w2.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_29061881_diuturnum.html | titolo = ''Lettera Enciclica ''Diuturnum Illud'' sulle origini del potere civile | data =''], 29 Giugno 1881 | sito = vatican.va}}, su ''vatican.va''. URL archiviato il [http://web.archive.org/web/20150228214356/http://w2.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_29061881_diuturnum.html/ 28 Febbraio 2015]</ref>
* Coloro i quali pretendono che la società civile sia nata dal libero consenso degli uomini, derivando dallo stesso fonte l’origine della stessa potestà, dicono che ciascun uomo cedette una parte del suo diritto, e volontariamente tutti si diedero in potere di colui nel quale fosse accumulata la somma dei loro diritti. [...] il patto di cui si parla è manifestamente fantastico e fittizio e non vale a dare alla potestà politica tanta forza, dignità e stabilità quanta ne richiedono la tutela della pubblica cosa e i comuni vantaggi dei cittadini. Il principato avrà tutte queste qualità e tutti questi presidi soltanto se si comprenderà che esso deriva dall'augusto e santissimo fonte che è Dio.
 
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