Differenze tra le versioni di "Sergio Givone"

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*{{NDR|Sul dibattito sull'[[eutanasia]]}} Siamo di fronte a una strana alleanza tra cultura tecnocratica e cultura religiosa cattolica, entrambe cercano la sopravvivenza a tutti i costi. Ma la cultura cattolica possiede almeno un senso della sofferenza del morente, che è estraneo alla tecnica, interessata soltanto al buon funzionamento dell'apparato. (citato in ''Quel peccato è un nostro diritto'', a cura di Nicola Nosengo, Cinzia Sciuto, Tiziana Moriconi e Roberta Pizzolante, ''L'espresso'', n. 39, anno LII, 5 ottobre 2006)
 
{{intestazioneint|1= ''Il Sessantotto ha perso il pensiero'', in |2=''Avvenire'', 30 marzo 2011.}}
*Della filosofia sessantottesca non è rimasto niente. Semplicemente perché tale filosofia non è mai esistita.
*Siccome l'ideologia prevaleva di gran lunga sulla critica, a uscirne massacrati furono proprio gli autori che il movimento aveva scelto per maestri, anzi (visto che i maestri erano respinti), per guide.
*O la religione è viva e necessaria, o non è. Viva in quanto necessaria. Nel senso che ci parla di cose di cui non possiamo fare a meno, ma soprattutto cose di cui solo la religione è in grado di parlare
 
{{intestazione|=== ''I sentieri della filosofia''}} ===
*Ma che cosa significa togliere di mezzo la [[verità]]? Significa per esempio che non sarà più il diritto ad aver dalla sua la forza (la forza della verità, che lo legittima), ma la forza (la forza senza verità) ad aver dalla sua il diritto e a farne ciò che vuole: magari legittimando un sopruso sulla base di prove false, inventate, create per fini ideologici e per obiettivi di potere. L'idea che, tolta la verità, si apra finalmente lo spazio di una conversazione civile in cui spontaneamente fiorisce ciò che è degno di essere creduto o ciò che, non creduto, merita di far parte del patrimonio umano, è una bella idea, ma forse l'ermeneutica dovrebbe esercitare su di essa un po' di quell'arte del sospetto che le appartiene.<ref>Citato nel libro di {{cita web | autore =Da Sergio Givone | autore2=, Ugo Perone (prefazione a cura di), | url = [https://books.openedition.org/res/1049 | titolo = ''I sentieri della filosofia''}}], capitolo 5-"Ermeneutica ed estetica" (pp. 91-101, capoverso 19), Rosenberg & Sellier editore, 2015, OCLC 1089437280, ISBN 9788878854475. Testo disponibile in modalità Open Access nel sito ''[[w:it:Books.openedition.org|Books.openedition.org]]''. URL archiviato il [http://archive.is/WZQTf/ 21 settembre 2019].</ref>
*A un suo personaggio, Versilov, [[Fëdor Dostoevskij|Dostoevskij]] mette in bocca un'idea simile: che basti rinunciare agli assoluti, disfarsi di qualsiasi pretesa all'[[immortalità]], perché gli uomini imparino a riconciliarsi con la terra, cioè con la loro finitezza e la loro fragilità, finalmente amandosi gli uni gli altri, perché non c'è amore se non là dove c'è condivisione d'un destino comune e sentimento di [[pietà]] per chi muore, cioè per tutti. Quest'idea nel romanzo dostoevskiano non viene confutata, ma semplicemente messa sulla bocca del [[diavolo]], e smontata col più amaro dei sorrisi. (cap. 5)
 
== Note ==
<references />
 
== Bibliografia ==
* Sergio Givone, Ugo Perone (prefazione a cura di), [https://books.openedition.org/res/1049 ''I sentieri della filosofia''], ''Rosenberg & Sellier'' editore, 2015, pp. 91-101. ISBN 9788878854475, OCLC 1089437280.
 
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