Differenze tra le versioni di "Fernanda Pivano"

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*Si capisce che il mio grande guru del misticismo orientale è stato [[Allen Ginsberg]]. Ma il guru che per primo mi ha mostrato piccoli riti propiziatori, per esempio quando salvava la vita a un insetto o compiva un gesto gentile verso un ramo o una foglia alla vigilia di qualche avvenimento emozionante, è stato [[Cesare Pavese|Pavese]]. A consacrare l’amore, ma proprio come un guru in levitazione, è stato un vero grande mago, che infatti resta nascosto. E a darmi da leggere Il Ramo d’Oro di Frazer è stato Hemingway. Mi dispiace, sono monotona, i miei nomi sono sempre gli stessi. Forse il mio nuovo guru uscirà dalla tua generazione, che dici?<ref>''Dalla Pivano a Fernanda attraverso la Nanda'', intervista di Ottavio Rosati per "Cia Cook Book", Arcana ed., Roma, 1972 [http://www.plays.it/ipod/scritti/ottavio-rosati/590-dalla-pivano-a-fernanda-attraverso-la-nanda-intervista-di-ottavio-rosati-per-cia-cook-book-1973 riportata in Plays]</ref>
*Si dice che [[Fabrizio De André|Fabrizio]] sia il [[Bob Dylan|Dylan]] italiano, perché non dire che Dylan è il Fabrizio americano?<ref>Citato in Giuseppina Manin, ''[http://www.corriere.it/spettacoli/08_ottobre_19/andre_film_f98b87b0-9dac-11dd-b589-00144f02aabc.shtml De André, il film]'', ''Corriere.it'', 19 ottobre 2008.</ref>
*{{NDR|Su Ottavio Rosati}} Stava finendo il servizio militare e si presentò con la divisa da tenente in aeronautica, spavaldo e presuntuosetto, all'albergo Hassler dove vivevo i miei primi giorni di auto-esilio romano, sofisticata e ''femme fleur'', ancora con gli abiti di New York, Parigi e Londra, ancora bella come si vedeva nelle fotografie più o meno di repertorio, ancora abituata alla gentilezza di lettori sconosciuti che per strada mi chiedevano l'autografo. Aveva vent'anni, grandi occhi pieni di stupore, un’intensa consuetudine col grande poeta-saggista [[Juan Rodolfo Wilcock]] che gli aveva insegnato l'uso di metafore e di associazioni imprevedibili. Collaborava a ''Ciao2001'' e a ''II Mondo''. Soprattutto aveva un fanatico amore per la psicoanalisi e un altrettanto fanatico amore per lo spettacolo. A volte diceva: ''Voglio diventare uno psicoanalista'', a volte: ''Voglio fare il regista'', col fervore dei poeti, degli artisti, degli ideologi; un fervore col quale avevo convissuto da quando a nove anni avevo scritto il mio primo romanzo. Voleva intervistarmi sul mio libro ''Beat Hippie Yippie'', senza essere mai stato nessuna delle tre cose e senza sapere nulla del loro significato. Come se non bastasse, mi disse subito che quel pomeriggio si era appena ribellato a non so che pretesa di sua madre e di sua nonna: ''Sono stato duro con loro. Molto duro''. Il suo registratore naturalmente non funzionava (un classico per me). Sul mio piccolino giapponese ancora insolito in Italia mi fece domande sempre meno teoriche via via che le schivavo ridendo.<ref>'Rai3 tra Pirandelli e pazzarielli' ([http://www.plays.it/ipod/scritti/fernanda-pivano/76-ottavio-tra-pirandelli-e-pazzarielli Conferenza al Teatro Stabile di Torino])</ref>
*{{NDR|Sulla crisi del suo matrimonio nel 1976}} [[Ettore Sottsass|Sottsass]] mi aveva annientata entrando in casa con una scena di brutalità inconcepibile in un artista raffinato e dolce come lui. La scena era culminata con una mia umiliazione finale conclusa da una cena alla quale mi aveva costretta a partecipare con la sua amante che lo aveva salutato baciandolo ostentatamente sulle labbra.<ref>Dai Diari/1974.2009, Bompiani, Milano, p.136</ref>
*Sottsass si era semitrasferito da una sua amante: io avevo passato la sera a farmi intervistare da Radio Lugano. Il 29 ottobre cadeva l'anniversario del mio matrimonio che era stato nel 1949: ventisette anni di devozione e di amore che non riuscivo a non rimpiangere anche se mi avevano distrutto la vita.<ref>Dai Diari/1974.2009, Bompiani, Milano, p.137</ref>
*{{NDR|Sui gioielli ceduti}} Volevo far credere di aver avuto da [[Ettore Sottsass|Sottsass]] il pegno tradizionale del fidanzamento, una delle mie tante stupidaggini fatte in quel dopoguerra; avrei poi regalato la splendida collezione di gioielli di Sottsass esposta alla Galleria del Sestante negli anni Cinquanta al Museo Beaubourg [...] Il 21 dicembre eravamo andati ad Amsterdam a salutare per l’ultima volta Kho Liang Ie morente. Ero straziata. Mi aveva detto con quel suo dolce viso che non sorrideva più: ''Is’nt it stupid?''. Gli avevo dato, nell’illusione che gli portasse fortuna, un cuoricino d’argento che Sottsass mi aveva regalato lungo la strada, convinta che prima di partire ne avrei comprato un altro uguale ma Sottsass, forse con ragione, si era offeso e non aveva voluto comperarmi il secondo e così non avevo portato fortuna a Kho Liang Ie e invece avevo portato un’irrimediabile sfortuna a me.<ref>Dai Diari/1974.2009, Bompiani, Milano, p.29 e p.33</ref>
*{{NDR|Sui gioielli conservati}} Voltò pagina quando comiciòcominciò a lavorare bene. Un vero trickster. Ottavio mi commosse con regali sempre più raffinati, il primo nel 1978 un ciondolo di radice di agata che resta tra i miei ricordi più cari, una collana di murrine antiche che mi portò da Venezia nel 1980, una collana d'oro che comprò al museo di Bogotà, quando andò a tenere un seminario in Bolivia negli anni Novanta. In una conferenza che fece gratis (di nascosto) in un'altra città, Medellin, lo compensarono con una scheggia di smeraldo. Che mi accompagna sempre nella scatoletta di cinghiale dove conservo le mie mitiche spille di [[Gertrude Stein]].<ref>'Rai3 tra Pirandelli e pazzarielli' ([http://www.plays.it/ipod/scritti/fernanda-pivano/76-ottavio-tra-pirandelli-e-pazzarielli Conferenza al Teatro Stabile di Torino])</ref>
{{Int|Da ''Generazioni d'amore: le quattro Americhe di Fernanda Pivano''|Dal booklet del DVD del film di Ottavio Rosati, Istituto Luce Cinecittà, Italia, 2020. Disponibile parzialmente in [https://www.plays.it/plays/produzioni/generazioni-d-amore ''Plays.it''].}}
*Improvvisamente il mio vicino di casa che è anche un mio carissimo amico da trent'anni, quello tra l'altro che mi ha fatto conoscere questo caseggiato, come lo chiamo io, lì in Via Lungara 3, ha cominciato con un pappagallo, poi due pappagalli, poi tre pappagalli, poi quattro pappagalli. Adesso ne ha sette, otto, non so. Praticamente è come se ci parlasse, insomma... Sono molto carini. Io non ho tempo di occuparmene. Mi piacerebbe, ma non ho tempo.
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