Differenze tra le versioni di "Fernanda Pivano"

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===[[Ottavio Rosati]]===
*Con Fernanda a Trastevere avevamo due appartamenti confinanti e avevo aperto un passaggio segreto sul terrazzo. Un mio coniglio d'angora correva sempre da lei per rosicchiare i suoi cartoni. [...] C'erano confezioni di cioccolata di due, tre cinque anni prima. Un'archeologia del cacao. Per fortuna ci pensava il coniglio a dare una rinfrescata. Lei si infuriava e urlava: ''Portati via questo animale schifoso!'' Io glielo mettevo in braccio e lei scoppiava a ridere: ''Certo però che è un bel bestiolino... Che buffo che è! Che bel codino!'' Tutto questo con la voce più musicale che ho mai sentito: un pianoforte. Lei era diplomata al conservatorio e insegnava al conservatorio. Andava alla Scala con [[Eugenio Montale|Montale]]. Non ho mai osato dirglielo ma forse lei avrebbe voluto vivere non per la letteratura ma per la musica.
*Conosco Nanda dal 1973 e da allora non è passato giorno senza che l'abbia vista, abbia litigato con lei o le abbia telefonato. Forse per questo c'è voluto più d'un anno per ridurre a 50 minuti un'intervista di 30 ore girata {{NDR|per il film ''Generazioni d'amore''}} nell'estate del 2000, dentro e fuori il palazzo di Trastevere descritto da Fernanda Pivano nel romanzo ''La mia kasbah''.
*Dal punto di vista analitico è stata una volpe in pelliccia di agnello. Ha nascosto la mostra storia alla Kasbah, perché la narrassi io, per appalto. Mi ha caricato come si caricano i giocattoli a molla. Poi è scomparsa. E poi mi ha fatto arrivare sette chiavi in otto buste.
*Fernanda dice sempre che la letteratura italiana era ed è "tutta una fanfaronata" di sogni e pensieri rispetto a quella pragmatista americana che invece parla della RE-AL-TÀ QUO-TI-DIA-NA!. Oggi, mentre la portavo in auto all'aeroporto, abbiamo litigato. Lei non tiene conto che in Italia non c'è solo la prosa lirica di [[Gabriele D'Annunzio|D'annunzio]] ma anche il realismo di [[Pirandello]], [[Giovanni Verga|Verga]], [[Giuseppe Tomasi di Lampedusa|Tomasi di Lampedusa]], [[Rigoni Stern]], [[Leonardo Sciascia|Sciascia]], per non parlare di [[Giuseppe Gioachino Belli|Belli]], [[Trilussa]] e [[Salvatore Di Giacomo|Salvatore Di Giacomo]]. Nanda citava [[Scott Fitzgerald|Fitzgerald]]: l'azione è personaggio e il personaggio è azione e ha detto: "L'azione! Capisci? L'azione! Non è per questo che tu preferisci lo psicodramma alla psicoanalisi?" Lì per lì sono rimasto senza parole. Poi le ho detto: "Però adesso hai vinto con un pensiero!" Lei è scoppiata a ridere. Ha battuto le mani e mi ha dato un bacio. Ha detto che ero ''un furbacchione''. Quando sono tornato da solo a casa, ho dovuto fermare la macchina perché piangevo. Ma perché piangevo? Perché non sono mai stato così felice o perché un giorno lei morirà prima di me e mi lascerà solo?
*Da quasi trenta anni Plays porta avanti il progetto del Teatro di Psicodramma ben attrezzato: luci, suono, mini-camere, regia. Fernanda Pivano, che ha contribuito allo sviluppo dello psicodramma in Italia, mi aveva promesso di collaborare con un lascito di "cento milioni di lire... o la maggior somma" [...] Su questa base ho scritto e messo in rete un ipertesto intitolato "Quattro decenni di Plays per il Teatro del Tempo tra la Pivano e [[Marie-Louise von Franz]]".
*Fernanda qualche volta era triste ma non sopportava che lo fossi io. Quando {{NDR|nel 1987}} arrivò la notizia che A.M. aveva bloccato l'evento al Carignano mandai un telegramma: PERCHE' INSCENARE UNO SCANDALO FALSO QUANDO SE NE PUO' RAPPRESENTARE UNO VERO. E lei disse: 'Senti. Conosco queste ''brave signore'' con le perle al collo. Firmalo: OTTAVIO ROSATI E FERNANDA PIVANO. Ti servirà'.
*Fernanda Pivano, come americanista, e Alessandro Fersen consegnarono a Zerka Moreno, da parte della città di Roma, una targa celebrativa, sottolineando l'influenza che lo psicodramma, nato in Europa e sviluppatosi in America, va esercitando da anni in Italia nel vasto settore di ricerca e lavoro che spazia dalla psicoanalisi di gruppo, all'intervento nelle istituzioni, alle scuole di arte drammatica. La Pivano però rimase fedele al suo stile e ai suoi ragazzi poeti e musicisti: organizzò una festa chic ma pure beat e mise sottosopra non solo le nostre case ma tutta la kasbah, come lei chiamava il palazzo di via lungara a Trastevere.
*Fernanda Pivano non è un tipo di pensiero astratto ma è stata la prima a darmi retta: considerandolo all’interno della trilogia del Teatro nel Teatro di Pirandello, ''Questa sera si recita a soggetto'' è il dramma dedicato al difficile rapporto tra attore e regista, interprete e autore. ''Sei personaggi in cerca d’autore'' (1921) parla dell’autonomia del personaggio rispetto all’autore e alla lotta tra personaggio e attore e ''Ciascuno a suo modo'' (1924) gioca (con vertiginosa intelligenza) sulla tensione tra spettatore e personaggio, modello della vita e doppio teatrale. La Pivano è stata testimonial, attrice, complice della serata {{NDR|del 1983}} al teatro Flaiano. Il primo psicodramma fatto in un teatro italiano deve molto a lei. A un certo punto mi serviva una diva degli anni Trenta. E Nanda ha tirato fuori Elsa de Giorgi da Roma come io da piccolo tiravo fuori un papavero dal suo pallino verde.
*Ieri è stato il capodanno del 1973 e Fernanda mi ha regalato una foto bellissima del 1958 dove sorride sullo sfondo di una scala con la ringhiera identica a quella di via lungara. Mi ha chiesto: ''Secondo te, quanti anni ho in questa foto?'' Quando ho risposto: ''Sei un po' più grande di me, oggi. Diciamo una trentina?'' lei è scoppiata a ridere: ''Giusto, Trombolino: se me ne calo sette, siamo coetanei. E qualche volta sei più grande di me!'' Non ho mai conosciuto una donna così intelligente e spiritosa. Nemmeno nei romanzi e nei film. Non ho la minima idea di quanti anni ha. Non me ne frega niente. È proprio forte.
*Il 27 febbraio 1986 , dopo un incontro organizzato da Ubaldini e dal Teatro di Roma al Flaiano, Fernanda alla Kasbah ha l'idea di festeggiare il libro di [[Jacob Levi Moreno|Moreno]] invitando gli amici dello psicodramma intorno a una Torta Morena con creme ispirate al pensiero di [[Freud]], [[Jung]], [[Melanie Klein|Klein]], [[Jacques Lacan|Lacan]] e [[Donald Winnicott|Winnicott]]. ''Hai rivalutato il genio di Moreno, dice lei. Gli altri autori sono solo il contorno. Adesso rilassati per l'amor di Dio che sennò ti viene un infarto. La vuoi una fetta di torta, tesoro?'' Osservando la Torta Morena con l’alternanza di due colori, mi arrivò l'intuizione di una nuova tecnica psicodrammatica senza gruppo che avrei messo a punto nel corso di 30 anni [...] La Pivano negli anni Ottanta contribuisce alla nascita della Scacchiera portando a Roma decine di statuine acquistate durante i suoi viaggi. La prima però è semplicemente quella di un fantasma trovato in un negozio di Milano. Il classico fantasma fatto di un lenzuolone bianco con due buchi all’altezza degli occhi. ''Ghostbusters''. Anche per questo, nel 2001, quando realizzai con Cinecittà Holding il DVD ''Fantasmi'' su Moreno e Pirandello con [[Leo Gullotta]], lo aprii con la dedica: ''A Fernanda per i fantasmi che abbiamo visto insieme''.
*La sua ombra, Fernanda non ha avuto il coraggio di rivelarla. Forse temeva che sfigurasse in confronto a quella di [[Allen Ginsberg|Ginsberg]] o persino di [[Erica Jong|Erica Jong]]. In questo Fernanda è stata il contrario della [[Alda Merini|Merini]]. Era troppo attaccata all’eleganza per narrare la sua pallida ombra. Come romanziere si vergognava del peggio di sé. Cioè del meglio.
*Lei aveva un padre banchiere nel quale si era identificata: la Pivano ha creato il suo successo investendo il suo talento in personaggi di successo.
*Nanda mi aiutava a un livello e io la aiutavo a un altro. Aiutante e aiutabile! È il massimo perché quello che tutti noi vorremmo dai nostri genitori non è solo ricevere ma anche dare qualcosa che li faccia felici. Se hai una madre ferita la cosa che più desideri al mondo è di restituirle il sorriso. Tutto questo era un sintomo o una terapia? Forse entrambe le cose
*{{NDR|Nel 1975 a Roma}} Lei scoppia a ridere e dice ''Sei l'unico che mi fa giocare.''
*Molti passaggi dei suoi Diari raccontano quello che ha fatto e dove, e come e quando, nei minimi dettagli. Ma non dicono con chi. Scrive: ''Qualcuno mi portava al Parco Nazionale… Qualcuno mi faceva un film...'' Questi racconti alla [[Eugène Ionesco|Ionesco]] sono la sua fiction. Una fiction che crea ''desaparecidos'', direbbe la [[Oriana Fallaci|Fallaci]]. Eppure in questa fiction Fernanda è sincera. La sua integrità (il valore di cui andava fiera) coesisteva con la dissociazione. Come figlia di Riccardo Pivano, lei non era integrale. Ogni tanto disintegrava ma era integra.
*Nanda mi aiutava a un livello e io la aiutavo a un altro. Aiutante e aiutabile! È il massimo perché quello che tutti noi vorremmo dai nostri genitori non è solo ricevere ma anche dare qualcosa che li faccia felici. Se hai una madre ferita la cosa che più desideri al mondo è di restituirle il sorriso. Tutto questo era un sintomo o una terapia? Forse entrambe le cose
*Nei Diari pubblicati da Bompani l’anno della sua morte, a novanta anni, scrive ''La farsa Roma-Barcellon''a per dire che lei veniva a Roma giusto come risposta a Sottsass che andava dalla ragazza in Spagna. Solo che la storia di Sottsass durò pochi mesi mentre la nostra durò 30 anni. Quindi, più che un vaudeville di Feydeau, fu una serie di Netflix. In tre decenni, anzi quattro perché mi arrivarono lettere di Fernanda anche dopo la ''damnatio memoriae'' che fece di noi due, nei Diari. La sua, fu una vera scomparsa. ''La mia Nanda si negò''. Lo so che sembra il titolo di una romanza di Verdi ma il mio trauma è durato tre anni. Uno per decennio
*Nei tre giorni in onore del gemellaggio [[Luigi Pirandello]]-[[Jacob Levi Moreno]] che ebbero luogo al teatro Flaiano di Roma nel marzo del 1983 [...] Fernanda Pivano, come americanista, e Alessandro Fersen consegnarono a Zerka Moreno, da parte della città di Roma, una targa celebrativa, sottolineando l'influenza che lo psicodramma, nato in Europa e sviluppatosi in America, va esercitando da anni in Italia nel vasto settore di ricerca e lavoro che spazia dalla psicoanalisi di gruppo, all'intervento nelle istituzioni, alle scuole di arte drammatica. La Pivano però rimase fedele al suo stile e ai suoi ragazzi poeti e musicisti: organizzò una festa chic ma pure beat e mise sottosopra non solo le nostre case ma tutta la kasbah, come lei chiamava il palazzo di via lungara a Trastevere.
*Ostentava una pseudo fedeltà eterna a Sottsass che l’aveva lasciata. Anche e soprattutto al Maurizio Costanzo show e simili. Si poneva come la vedova del rogo sulle rive del Gange, non come un ex moglie che, tra una lacrima e l’altra, era spesso felice. Anche molto felice. In privato era diverso. Ricordo che una volta a Cinecittà disse a [[Federico Fellini|Fellini]]: ''Federico, a Milano non si vive, si lavora. A Roma non faccio la dolce vita ma una vita dolce sì''.
*Quando parla dell'amante spagnola di [[Ettore Sottsass|Sottsass,]] Fernanda dice ''La puttana Barcellona di mio marito''. Una delle frasi che Pivano ripete di continuo come un mantra è ''Giuro che, se rinasco, rinasco puttana!'' Lo chiamo il Mantrananda. Lei è una donna elegante con un solo difetto di origine complessuale.
*Pivano amava Sottsass immensamente. Forse perché, da architetto, designer e creatore di gioielli, Sottsass sapeva creare forme meravigliose nella materia. Forme che, a differenza di un testo, apparivano in un attimo come Apollo mentre la Pivano apparteneva a Minerva che ha tempi lunghi. Con Ettore, Fernanda era riuscita a creare qualcosa di più di un matrimonio: la fusione di due ideali creativi in uno. Era un nuovo archetipo sorprendente e dava gioia a chi lo vedeva.
*Una donna unica per humor e generosità, infaticabile anche nel caldo torrido, nonostante abbia superato gli ottant'anni.
*[[Ettore Sottsass|Sottsass]] e Pivano erano un tipo di coppia mai visto prima, un esempio per il nostro paese e le nuove generazioni. Lontano dal matrimonio democristiano o comunista e agli antipodi di quello fascista che doveva generare soldati per la patria: ''Donna al fornello, uomo al bordello.'' Loro due generavano bellezza e cercavano formule nuove. Non per la guerra ma per la pace. Non per la patria ma per uscire dall’Italia. Non per i figli ma per i giovani. Con [[Allen Ginsberg|Ginsberg]] misero al mondo due numeri di una rivista che era un capolavoro. Si chiamava ''Pianeta Fresco''. Freud direbbe che quei due numeri erano la sublimazione di due amanti giovani. Jung direbbe che erano il simbolo dei figli che non avevano messo al mondo. Comunque due opere d'arte.
*Uno psicodramma nel quale Nanda non è solo protagonista, ma anche trama. Basta starle accanto e le cose succedono. Come quando siamo andati a girare {{NDR|Generazioni d'amore}} a piazza Navona e alcuni ragazzi, dopo averla riconosciuta, le hanno coperto le spalle con una bandiera a stelle e strisce [...] Una donna unica per humor e generosità, infaticabile anche nel caldo torrido, nonostante abbia superato gli ottant'anni.
 
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