Ernesto Buonaiuti: differenze tra le versioni

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===Citazioni===
*L'esperienza personale di [[Martin Lutero|Lutero]], che considera le opere buone come il risultato automatico dello spirito umano trasfigurato dai meriti del Cristo, rappresenta in pratica un annullamento della morale associata, che è tutta per definizione basata sul codice positivo del bene e sul presupposto della capacità responsabile umana di tradurlo in atto. (cap. III, p. 192)
*Il [[pietismo]] in realtà non era altro che la espressione esasperata del dissidio, acuto ed implacabile, che la Chiesa evangelica portava nel proprio grembo, fra l'extraeticità del suo dogma soteriologico e le esigenze concrete della sua organizzazione disciplinare. Esso proclamava di non voler intaccare o depauperare in alcun modo la costruzione dell'edificio teologico. Ma di fatto il bisogno irrefrenabile di rivalorizzare tutte quelle forme esteriori della pietà che l'insurrezione antiromana di Lutero aveva logicamente deprezzato e infirmato, lo induceva ad alterare sostanzialmente le norme concrete e la prassi quotidiana della religiosità riformata. (cap. VI, pp. 342-343)
*[...] manca completamente al vecchio spirito [[Germania|teutonico]] un concetto, che è basilare nella nostra tradizione mediterranea, il concetto cioè del peccato, sia esso inteso nel valore biblico di macchia contaminante e ripugnante, che deforma la nostra figura morale, sia esso inteso nel senso ellenico di deviazione dalla {{sic|mèta}} prefissata, di allontanamento dalla retta via, per deficienza di cognizione. (cap. VII, p. 385)
*La forza del tedesco è di mettersi al servizio del suo destino tribale affrontando imperturbabilmente il sacrificio e la morte. (cap. VII, p. 387)
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