Renato Barilli: differenze tra le versioni

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==Citazioni di Renato Barilli==
*Certo è che pure in [[GiacomoLeonetto BallaCappiello|BallaCappiello]] einaugura inanche [[Fortunato Depero|Depero]] le sagome si fannola esattevicenda, plastiche,molto volumetriche,comune conciliatein colquel piacere della decorazione. De resto Depero non è alieno dallo sfruttare anche lui il tema della mascheratempo, seppuredegli sottoartisti lanostri forma, più consonache alemigrano credonella [[FuturismoParigi|futuristaVille Lumière]], delper robot:fare efortuna dunquepiù sirapidamente. trattaEgli divi unagiunge mascheranel 1898, precedendo di un burattinodecennio confacenteun alsuo clima dell'industrialismo; così come il sostanziale realismo magico-incantatoconcittadino di Dottorigrande cerca la legittimazione nell'Aeropittura. Ma sono alibinotorietà, giustolivornese percome non tradire la fede nel progressolui, quando[[Amedeo in realtà essa vacilla ed è scossa dal dubbioModigliani|Modigliani]].<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', Catalogo della mostra, Palazzo della Permanente, Spazio Baj Palazzo Dugnani, Ridotto dei palchi del Teatro della Scala, Milano 12 settembre - 29 ottobre 1989, Edizioni Artificio, Firenze, 1989, p. 6055.</ref>
*Certo è che [[Leonetto Cappiello|Cappiello]] pratica le curve sforbiciate della stagione liberty con piglio più asciutto rispetto ai predecessori (''Musica e musicsti'', Ricordi 1901); si sente che il grande scoppio di linfe vegetali accenna a darsi un freno, a contenere le esuberanze; in fondo, il capo del secolo è già varcato, la festa è finita, bisogna rientrare in abiti da lavoro più contegnosi.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'' p. 55.</ref>
*Se poi lasciamo questo versante "astratto", decisamente coraggioso quando sia sviluppato nell'ambito del [[Manifesto (stampato)|manifesto]], per rientrare in un più accattivante linguaggio figurativo, constatiamo che anche qui i migliori cartellonisti del decennio non rinunciano allo spirito di una sintesi forzata: è l'occasione di elevare un peana al lavoratore, visto appunto come una "macchina" protesa nello sforzo, anche quando si concede al tempo libero dello sport o del turismo, di cui il regime è tenuto a farsi carico, come vuole il modello delle grandi dittature nazional-socialiste di quegli anni. Si veda in tal senso una splendida serie di contributi realizzati da [[Franz Lenhart|F. Lenhart]], che ci dà anche una specie di vocabolario dei piaceri "generosamente" orchestrati allora dal regime dominante: la partita a tennis, la gita sociale, in treno o in autobus, e infine il piacere allo stato puro, alquanto vizioso e dissipatorio, cioè l'elogio delle cartine per sigarette Modiano, affidato alla seduzione di una figura femminile redatta secondo canoni di moda anch'essi condotti con estrema essenzialità.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', Catalogo della mostra, Palazzo della Permanente, Spazio Baj Palazzo Dugnani, Ridotto dei palchi del Teatro della Scala, Milano 12 settembre - 29 ottobre 1989, Edizioni Artificio, Firenze, 1989, p. 62.</ref>
*Certo è che pure in [[Giacomo Balla|Balla]] e in [[Fortunato Depero|Depero]] le sagome si fanno esatte, plastiche, volumetriche, conciliate col piacere della decorazione. De resto Depero non è alieno dallo sfruttare anche lui il tema della maschera, seppure sotto la forma, più consona al credo [[Futurismo|futurista]], del robot: e dunque si tratta di una maschera, di un burattino confacente al clima dell'industrialismo; così come il sostanziale realismo magico-incantato di Dottori cerca la legittimazione nell'Aeropittura. Ma sono alibi, giusto per non tradire la fede nel progresso, quando in realtà essa vacilla ed è scossa dal dubbio.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', p. 60.</ref>
*Come è anche il caso di un protagonista assoluto dell'affiche. [[Leonetto Cappiello]], nato nel '75, e quindi già quasi inserito nella generazione che porrà fine a quella delicata e fragile età «primaverile», riproponendo invece un'alleanza più ferma e robusta col mondo del progresso tecnologico.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'' p. 55.</ref>
*Se poi lasciamo questo versante "astratto", decisamente coraggioso quando sia sviluppato nell'ambito del [[Manifesto (stampato)|manifesto]], per rientrare in un più accattivante linguaggio figurativo, constatiamo che anche qui i migliori cartellonisti del decennio non rinunciano allo spirito di una sintesi forzata: è l'occasione di elevare un peana al lavoratore, visto appunto come una "macchina" protesa nello sforzo, anche quando si concede al tempo libero dello sport o del turismo, di cui il regime è tenuto a farsi carico, come vuole il modello delle grandi dittature nazional-socialiste di quegli anni. Si veda in tal senso una splendida serie di contributi realizzati da [[Franz Lenhart|F. Lenhart]], che ci dà anche una specie di vocabolario dei piaceri "generosamente" orchestrati allora dal regime dominante: la partita a tennis, la gita sociale, in treno o in autobus, e infine il piacere allo stato puro, alquanto vizioso e dissipatorio, cioè l'elogio delle cartine per sigarette Modiano, affidato alla seduzione di una figura femminile redatta secondo canoni di moda anch'essi condotti con estrema essenzialità.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', Catalogo della mostra, Palazzo della Permanente, Spazio Baj Palazzo Dugnani, Ridotto dei palchi del Teatro della Scala, Milano 12 settembre - 29 ottobre 1989, Edizioni Artificio, Firenze, 1989, p. 62.</ref>
 
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